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Il terreno

Un ramo particolare della scienza agraria, la pedologia, studia il terreno nella fascia interessata dalle radici che affondano nel terreno fino a 8 metri.
E' chiaro, quindi, che il terreno ha un ruolo importantissimo nel ciclo biologico della vite. Per la sua costituzione i terreni si suddividono in:
- umidi e ricchi che favoriscono uno sviluppo rigoglioso della vite, ma producono uve e vini poco pregiati;
- terreni asciutti, costituiti di sabbia, ciotoli, rocce calcaree decomposte, che consentono l'assorbimento degli umori che servono alla vite e che trova lontano dall'umidità che abbonda in superficie. Questi terreni sono definiti sciolti perché sono “più aerati e secchi dei terreni compatti”, cioè più caldi. Questa condizione, che per la vite ha una importanza preponderante, consente di stabilire quanto segue:
a - un terreno ricco ed umido non si presta alla produzione di grandi vini;
b - un terremo permeabile, invece, è il più idoneo a produrre grandi vini, ed è riscontrabile nelle colline che risultano essere le zone maggiormente vocate a produrre vini di grossa personalità.
Per maggiore chiarezza è doveroso precisare che:
- da terreni ghiaiosi si ottengono vini leggeri e delicati;
- da quelli sciolti, vini generosi;
- da quelli calcarei vini bianchi profumati e di personalità;
- quelli silicei e sabbiosi vini fini, molto profumati, poco colorati;
- da terreni vulcanici vini di ampio aroma e profumo;
- da quelli argillosi, vini eleganti e robusti.

Il clima

Fra i molteplici fattori che concorrono a determinare la qualità di un vino non si può non ricordare il clima.
Mentre sul terreno si può intervenire ricorrendo ad alcune pratiche correttive, per il clima la tecnica viticola riesce solo a mitigare gli effetti negativi delle gelate o delle grandinate. Pertanto osservando le situazioni climatiche ed i particolari microclimi del territorio nazionale, si è convenuto di ripartire l’Italia in 4 zone:
1) le zone caldo-aride, caratterizzate da eccesso di calore e scarsità di acqua, producono uve di alto tenore zuccherino e scarsa acidità da cui derivano vini molto alcolici e poco fruttati.
2) le zone fredde, caratterizzate da inverni rigidi e, sovente, con insufficienza termica, risultano inadatte alla maturazione dell’uva. In queste zone si ottengono uve di scarso contenuto zuccherino, leggere, ma intensamente profumati.
3) le zone umide, per le piogge frequenti ed eccessive soprattutto in autunno, forniscono vini freschi, ma con scarsa struttura, classe, perciò poco longevi.
4) le zone intermedie sono quelle dove l’eccessivo calore e la scarsità di acqua vengono attenuate dalle fresche temperature primaverili e dai miti autunni per cui si ottengono uve di medio tenore zuccherino e giusta acidità. Con queste caratteristiche si ottengono vini di media alcolicità, giustamente acidi, fruttati e delicati.
Sono queste le zone che producono i vini italiani più rinomati ed eccellenti per classe e struttura. Concludendo i fattori climatici che condizionano la “vitis Vinifera » sono i rigori invernali, l’elevata calura estiva e la conseguente siccità. Tenendo presente componenti l’Europa viticola e l’Italia vengono distinte in: - zona mediterranea e zona temperata.

Michele Tolve



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