Verona: a spasso tra gli stand del Vinitaly
Da quest’anno, per la prima volta, ha fatto capolino la Cina, che ha incuriosito - e non poco -, con i suoi prodotti apprezzabili, ma molto competitivi
Lucera, 17.04.2005 - Pur essendosi spente già da qualche giorno le luci sulla 39ª edizione del Vinitaly non si sono, tuttavia, affievoliti gli echi su quanto verificatosi nel firmamento dell’enologia mondiale in questo ultimo anno, a dimostrazione che Verona continua a raccontare la poesia del vino di qualità. Il Vinitaly rappresenta, senza dubbio, la vetrina enologica internazionale più prestigiosa. Questo riconoscimento se l’è conquistato attraverso un cammino di quarant’anni. Con uno spazio espositivo di 70mila metri quadrati, sulla cui superficie trovano collocazione gli oltre quattromila espositori, il Vinitaly è sinonimo di tempio del vino. In esso avviene l’incontro di grandi e piccoli vignaioli che raccontano la loro storia attraverso una miriade di etichette. Le loro bottiglie racchiudono prodotti che hanno richiesto estenuanti mesi di lavoro, attenzioni pazienti e cure costanti per trasmettere al fortunato consumatore momenti di serenità e gaudio.
Il Vinitaly, oltre ad essere occasione di incontro tra persone che desiderano raccontare le loro esperienze di lavoro, è soprattutto opportunità di confronto su un prodotto, il vino per l’appunto, alquanto capriccioso, inesorabilmente imprevedibile nella sua dinamicità, mai domo. La storia del singolo diviene inconsciamente racconto collettivo per le molteplici problematiche che li accomuna e li responsabilizza. La presenza di vignaioli, imbottigliatori, commercianti, ristoratori, enotecari, enologi ed enotecnici, giornalisti e normali consumatori convengono in questa bomboniera per respirare il vino, la grappa, l’agroalimentare di eccellenza e, da ultimo, il SOL, che identifica lo spazio dedicato all’olio tipico extravergine di oliva italiano.
Per completezza di osservatorio occorre riferire che in questa prestigiosa vetrina hanno fatto il loro ingresso diverse aziende esordienti - parecchie provenienti dalla nostra Puglia - vogliose di proporsi all’attenzione internazionale con prodotti di altissima qualità. E poiché il vino non è solo sinonimo di prestigio professionale, nè tantomeno un semplice trend, ma è rappresentazione di serietà, impegno e credibilità enologica, alla tradizionale imprenditoria, che da oltre trent’anni ha iniziato con coraggio la rinascita dell’enologia italiana, si sono aggregati parecchi nomi illustri provenienti dal mondo dello spettacolo, della moda e dello sport con velleitarie proposte. Alla realtà italiana si contrappone quella dei maggiori produttori esteri: Argentina, Austria, Canada, Cile, Croazia, Francia, Grecia, Libano, Portogallo, Slovenia, Spagna, Ungheria, U.S.A. Da quest’anno, per la prima volta, ha fatto capolino la Cina, che ha incuriosito - e non poco -, con i suoi prodotti apprezzabili, ma molto competitivi.
Il Vinitaly non è solo la “galleria” dei dibattiti e delle conferenze a tema organizzate dalle Associazioni che ruotano intorno al vino, ma è anche un osservatorio privilegiato riservato alle Regioni italiane, che intendono, all’interno delle proprie aree, gestire degli spazi ristorativi per le degustazioni di pietanze tipiche. Il Vinitaly è anche attrazione e spettacolo che le varie Regioni organizzano per attirare i visitatori nei propri padiglioni. Tra gli spettacoli leggeri merita di essere segnalato, per il notevole successo riscosso, quello allestito dalla Puglia in collaborazione con il Consorzio Abiti da Sposa di Putignano, che ha proposto una sfilata di capi ispirati al modo agreste ed al vino avente per tema, appunto, “Il vino e la sposa”.
Tra gli atelier partecipanti - sei in tutto - ha entusiasmato per eleganza e sobrietà il fiore all’occhiello della Capitanata, la ditta“Archè” di San Severo.
M. T.
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