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Il dubbio

di Ambrogio Giordano

Il concetto di sistema luhmaniano è incentrato sulle azioni messe in atto dallo stesso per opporsi alle perturbazioni destabilizzanti che l’ambiente crea, erigendo tale analisi su due elementi fondamentali: Ambiente e Mondo

Foggia, 31.03.2018 - I paradossi che oggi tutti noi ci troviamo ad affrontare nella vita quotidiana hanno una ragione di sussistere, una ragione così forte per cui dinnanzi allo specchio ci chiediamo se siamo diventati folli o il mondo che ci circonda si è rivoltato al contrario. Il problema risiede nella desoggettivizzazione creata dall’ambiente in cui viviamo; l’intero sistema sociale deborda dal proprio equilibrio omeostatico e si comporta come entità autonoma non necessariamente legata all’individuo e pertanto le azioni perpetrate dal sistema diventano latenti e avulse dell’autoconsapevolezza cosciente della singolarità umana.
La teoria dei sistemi sociali di Niklas Luhman diventa così una possibile chiave di lettura delle dinamiche di scambio sussistenti tra il sistema sociale e l’ambiente ad esso associato che lo plasma con adattamenti interrelazionali guidati dai moderni sistemi di comunicazione di massa.
Questa teoria, apparentemente molto complessa, nella quale, ad esempio, possiamo trovare elementi propri dello struttural-funzionalismo di Parson, della cibernetica, della teoria dei sistemi globali, dell’antropologia filosofica, della teoria dell’organizzazione, contestualizza i vari apporti teoretici in chiave fenomenologica di stampo husserliano. Il concetto di sistema luhmaniano è incentrato sulle azioni messe in atto dallo stesso per opporsi alle perturbazioni destabilizzanti che l’ambiente crea, erigendo tale analisi su due elementi fondamentali: Ambiente e Mondo.
Il Mondo si identifica con la molteplice complessità del reale, mentre l’Ambiente rappresenta i vari scenari ipotizzabili legati al contesto di riferimento. Il sistema pertanto è l’effettiva sussistenza di specifici eventi possibili tra la moltitudine di quelli proposti dall’ambiente, ad esempio, se riconduciamo il sistema all’individuo il relativo ambiente è rappresentato dal contesto sociale, diversamente se si individua come sistema la società gli uomini ne costituiscono il relativo ambiente e ciò in base all’ottica di analisi adottata, individuale o globale.
Riferendoci al Mondo la cui infinita complessità rappresenta la sua peculiarità saliente diviene impossibile, per il singolo, fare scelte e conseguenti azioni senza operare una preventiva, necessaria, riduzione di complessità.
Complessità e sua riduzione sono gli elementi basilari della teoria di Luhman, concetti riconducibili alla concezione weberiana di una entità astratta: la cultura.
Max Weber partendo dal presupposto che il mondo è una infinità priva di senso assurge la cultura a ruolo di ambito finito e limitato, ontologicamente irriducibile e comunque è in esso contenuto.
Ridurre la complessità non è solo uno stupido esercizio teorico ma una cogente necessità poiché l’uomo, nello spazio e nel tempo, deve orientare continuamente il suo agire, cosa necessaria alla sua stessa sopravvivenza, perseguendo comunque lo scopo di sopire il pressante disagio del senso di incertezza generata dalla perenne contingenza dei fatti e delle cose che gli accadono e che lo circondano.
In una società anomica, quella in cui oggi viviamo, l’illogicità impera sovrana, il sistema sociale presenta disfunzionalità evidenti e in assenza di forte capacità di autoanalisi, al singolo, sembra di vivere in un mondo di pazzi e ogni cosa, anche la più banale, diventa difficile… Ma per chi guadagna da questo stato di cose, queste sono solo benemerite chiacchiere mentre i guru della sedicente società della comunicazione ti vendono l’ignoranza come chiave della felicità.

Ambrogio Giordano

http://alfredodecclesia.blogspot.it/2018/01/il-dubbio.html
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