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Scienze
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Carlantino diventa laboratorio scientifico
Il paese diventa un laboratorio per identificare i fattori ambientali e genetici di numerose patologie: parte “Progetto Carlantino 2”
Carlantino, 15.01.2005 - Un intero paese, Carlantino, diventa “laboratorio” di ricerca per identificare i fattori ambientali e genetici di una serie di patologie. È questo l’obiettivo di “Progetto Carlantino”. La prima fase della ricerca prevede lo studio multi disciplinare della popolazione di Carlantino, al fine di identificare sia i fattori responsabili di malattie comuni, quali l’ipertensione arteriosa, le malattie della tiroide, osteoporosi, malattie respiratorie e così via, per poter meglio comprendere i meccanismi biologici alla base di queste patologie ed ipotizzare nuovi protocolli terapeutici medicinali. Il perfezionamento di questi dati, con l’acquisizione di ulteriori informazioni e la loro correlazione con le basi genetiche delle malattie comuni, costituiscono lo scopo della seconda fase della ricerca chiamata “Progetto Carlantino 2”. La II Università degli Studi di Napoli - centro Interdipartimentale di ricerca e management - rappresentata dal professore e ricercatore Paolo Gasparini, ha manifestato la disponibilità ad elaborare e gestire questa seconda parte del progetto. Tra il Comune di Carlantino e la II Università di Napoli, proprio in questi giorni, è stata perfezionata la fase operativa di un protocollo d’intesa sottoscritto dai due enti nel 2004. Le parti hanno concordato di disciplinare la loro collaborazione. Il Comune si è impegnato a mettere a disposizione, gratuitamente, locali idonei per la conduzione della ricerca nonché ad intervenire per la soluzione di problemi logistici. Tutte le attrezzature e il materiale necessario, invece, è stato messo a disposizione dai medici e ricercatori partecipanti al progetto e coordinati dallo stesso Gasparini.Nel 1998 Leopoldo Zelante, presidente dell’AISIG (Associazione italiana studio isolati genetici) di San Giovanni Rotondo ed eminente studioso di genetica, si mise in testa di realizzare a Carlantino una ricerca genetica. La scelta ricadeva sul piccolo comune del Preappennino settentrionale poiché la comunità carlantinese è stata fondata solo da 500 anni e al suo interno vi è stata una forte endogamia, ovvero il costume di contrarre matrimonio esclusivamente all’interno del proprio gruppo sociale locale. Ma, per effettuare tale ricerca, iniziata subito dopo e denominata “Progetto Carlantino”, c’era bisogno degli alberi genealogici di tutta la popolazione. Lavoro, quest’ultimo, svolto dall’instancabile Girolamo Iosa che ha riassunto nel libro “I Cognomi di Carlantino”, pubblicato nel 2002, la ricognizione di 563 famiglie per un albero lungo circa 1 chilometro e 200 metri. La documentazione delle genealogie di Carlantino è stata la base per avviare lo studio genetico. L’adesione alla ricerca da parte dei cittadini carlantinesi è assolutamente libera. Agli stessi saranno consegnati i risultati dello screening clinico effettuato. Gli esami che verranno effettuati riguarderanno la raccolta delle urine e quella del sangue per ricostruire una nuova banca biologica (il DNA della prima banca non è più utilizzabile). Seguirà il test del gusto per conoscere anche le abitudini alimentari della popolazione, la spirometria per controllare le funzioni respiratorie e una completa visita oculistica. Particolare importanza acquisisce quest’ultimo esame poiché molte malattie dell’occhio, come la cataratta, hanno un’origine genetica per le quali non esiste ancora una terapia risolutiva del problema. Capire quantomeno le cause per poi poter immaginare di trovare una terapia è il motivo principale per il quale si vuole approfondire, in questo campo, la ricerca genetica. Dallo studio delle funzioni respiratorie, invece, si potrà capire se il grande invaso artificiale di “Occhito” abbia, in questi anni, influito sulle malattie respiratorie. In futuro sarà coinvolto nel progetto anche l’Asl, così come concordato sia dal sindaco di Carlantino, Vito Guerrera sia da Paolo Gasparini. Il direttore generale dell’Asl Fg 3, Attilio Manfrini, si è mostrato interessato all’iniziativa congratulandosi con la popolazione locale che si è fatta coinvolgere nell’iniziativa. In Italia, oltre al paese dauno, ci sono altri piccoli centri isolati geneticamente. L’obiettivo dei ricercatori è quello di creare, in futuro, una rete di studio fra i “paesi genetici”. La scienza medica si aspetta un grosso contributo da questo lungo e difficile lavoro. L’analisi delle malattie ereditarie servirà a scoprire la causa genetica delle stesse che oggi, purtroppo, ancora si ignora.
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