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Scienze
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Intervento innovativo presso l’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia presso l'Ospedale "Lastaria" di Lucera
Per la prima volta in Italia eseguito il metodo Costa-Martins su due pazienti 74enni
Lucera, 20.11.2006 - È un reparto che è cresciuto non poco quello di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale “F. Lastaria” di Lucera, soprattutto da circa un anno e mezzo, quasi che la conferma dopo il piano di riordino sanitario regionale operato dall’ex Governo Fitto, che ha fatto salvo proprio quella unità intervenendo però con tagli che hanno visto il sacrificio dello storico reparto oftalmico, avesse dato a quel reparto, diretto dal Dott. Federico Iuppa, maggiori responsabilità che lo costringessero ad elevare la propria qualità e a non essere più costretto a deviare molti pazienti verso la vicina San Severo.
Oggi il nucleo di Ortopedia e Traumatologia del nosocomio lucerino conta su una equipe vera e propria. Invero è proprio da diciotto mesi circa che la situazione è cominciata a migliorare, tanto che oggi, come lo stesso Dott. A. Villani ammette, Lucera può vantarsi di essere riuscita degnamente ad intervenire su ben 400 tipologie di traumi verificatisi su soggetti di ogni età. Non si dimentichi, poi, che qui è possibile intervenire già da tempo impiantando protesi artificiali per quanto riguarda l'anca e che lo stesso dicasi, già dai primi di dicembre, quando si interverrà sul primo caso, per il ginocchio. Tra l'altro, bisogna aggiungere che il reparto ha potuto già da tempo mettere finalmente in funzione macchinari nuovi di zecca di cui era già in possesso. Certo, per continuare ad essere sempre al passo coi tempi ed elevarsi fino a dare risposte sempre più pronte ci sarebbe bisogno di altre attrezzature.
Il merito di questa crescita che fa onore al centro federiciano non ha attori protagonisti singoli, com'è giusto che si convenga quando viene riconosciuto un lavoro di squadra senza cui non si andrebbe lontano. Sono traguardi che vanno senza dubbio ascritti al lavoro svolto non solo da chi opera all'interno, non escludendo fra questi la sensibilità del Direttore Sanitario del "Lastaria" Dott. Franco Mezzadri, così come l'esperienza del Direttore Amministrativo dello stesso Ospedale "Lastaria" Dott. Costantino Dell'Osso, ma anche da chi – è il caso del Direttore Generale dell'Asl Fg/3 Dott. Attilio Manfrini – sa rivelarsi guida autentica di certi percorsi.
Ma la notizia che rende merito alla propensione verso standard più elevati da parte del reparto è senza dubbio quella che oseremmo chiamare, come si fa per un lavoro editoriale, “inedito ortopedico-traumatico”, e più precisamente quando ci si riferisce al fatto che Lucera è stata la prima in Italia, nella giornata di giovedì scorso, 16 novembre, a mettere in pratica una tecnica del tutto innovativa per le fratture scomposte del collo dell’omero. Presso l’Unità Operativa diretta, appunto, dal Dott. Federico Iuppa, l’equipe operatoria guidata dal Dott. A. Villani, il quale ha portato a Lucera e in quel reparto circa 25 anni di esperienza, aiutato dagli altrettanto preparati Dott. Enzo Leonizio e Dott. D. Biancardino, oltre che dalle ferriste Curcelli e L’Erario, coadiuvato altresì dall’anestesista Dott. L. Loffredo e contando sulla assistenza infermieristica della Sig.ra L. Pelosi, ha effettuato due interventi su pazienti anziane di anni 74 per frattura scomposta pluriframmentaria della testa omerale utilizzando un TGF (fissatore esterno dinamico) secondo la tecnica del Prof. Costa-Martins, ricercatore portoghese che presso la clinica dove opera ha egli stesso messo in pratica il proprio metodo, già brevettato com’è logico che sia, fin qui su 30 pazienti.
La testa dell’omero, come è risaputo, quando va incontro a fratture di più frammenti c’è sempre l’alto rischio della “necrosi”. Diventa quindi sempre più importante applicare protocolli che portino ad annullare il più possibile tale evenienza. Attualmente l’indicazione sarebbe data dal fatto di intervenire con l’applicazione di una protesi. «Ma ciò comporta – come lo stesso Dott. Villani asserisce –, un intervento piuttosto cruento, poiché bisogna intervenire aprendo la spalla». I risultati derivanti dalla iniezione di una protesi, però, anche se in alcuni casi possono sì rivelarsi brillanti, in taluni altri possono invece addirittura risultare pessimi. Molto conta la tipologia delle fratture. Quello della protesi si rivela quindi essere un intervento chirurgico piuttosto aggressivo.
I protocolli dicono che una frattura pluriframmentaria richiede o la protesi o la fissazione esterna (un’evoluzione, quest’ultima, rispetto al protocollo base). Il sistema del Prof. Costa-Martins altro non è che una tecnica mista tra la fissazione esterna e quella interna dinamica. Costa-Martins, in altri termini, con la sua tecnica che, volendo racchiudere in tre parole potremmo chiamare “ridurre ed infilare”, come si comprende dalla descrizione che il Dott. Villani fornisce, ha avuto l’originale idea di sposare i due sistemi precedenti (fissatori esterni più chiodi dinamici interni o endomidollari). «È una tecnica che va senza dubbio eseguita – ha precisato il Dott. Villani – alla presenza di un anestesista dotato di molta esperienza, soprattutto perché si ha a che fare con soggetti anziani in molti casi. Resta comunque il fatto – ha poi aggiunto – che si tratta di una operazione niente affatto aggressiva rispetto ai metodi conosciuti. E si aggiunga che tale intervento richiede un tempo relativamente breve». Infatti secondo il Prof. Costa-Martins, che sta proponendo il suo modello in tutto il mondo, l’operazione richiede dai 15 ai 30 minuti al massimo.
Ecco come ci viene descritta dal Dott. Villani questo metodo: «Tale tecnica consiste nell’utilizzare due fiches e due chiodi di Kinschner assemblati con un fissatore esterno attraverso una metodica innovativa che permette, con un intervento abbastanza veloce, poco cruento e ben sopportato dai pazienti, di avere dei risultati sovrapponibili all’utilizzo di un protesi di spalla, comunemente utilizzata per tali fratture. Tecnica semplice, poco impegnativa per il paziente, con il costo di un tutore e risultati di una protesi, questa metodica evita qualsiasi immobilizzazione con gesso o altri ausili, permettendo una mobilizzazione già dai primi giorni».
Un altro aspetto non certo trascurabile è quello dettato dal fatto che «…le pazienti su cui si è intervenuti – come ha detto lo stesso Dott. Villani – ben sopportano la fase post-operatoria e, già 24 ore dopo l’intervento sono già in piedi, possono tenere per le prime settimane il braccio al collo, adempiere alla loro igiene quotidiana e muoversi liberamente».
Notarangelo
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