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Ecosistemi, Tecnosistemi e Teoria dell’Artificiale
La tradizione occidentale attribuisce alla tecnologia il ruolo di poter “costruire” nuove realtà rispetto alla natura. La tecnologia convenzionale è vista come mezzo per il controllo del mondo naturale in senso utilitaristico

Foggia, 05.07.2018 - I rapporti tra diversi ecosistemi e le reciproche influenze sulla biosfera sono strutturati e definiti dagli assetti socio-economici e tecnologici finalizzati a modelli di produzione e consumo che rappresentano in ultima istanza le finalità governanti l’agire umano da cui gli effetti dell’azione antropica sull’ambiente.
Definiamo tecnosistema una strutturazione teorica interrelativa multidimensionale: “Ecosistema fortemente mediato e trasformato da azione umana, in cui le categorie che definiscono il loro funzionamento sonno più complesse di ecosistemi in genere”. (vai al sito)
Questa definizione esprime mediante il suo contenuto semantico, una discrasia funzionale sussistente tra il tecno sistema umano rispetto all’ecosistema globale.
Dal punto di vista pratico, una obiettiva e corretta conoscenza scientifica degli ecosistemi deve essere alla base delle scelte che guidano i decisori politici nelle direttive, finalità ed obiettivi strategici per la progettazione di sistemi pianificatori territoriali, i quali nella loro diversità, rappresentano i tecnosistemi.
Essi sono identificabili come sottoinsiemi dell’ecosistema terrestre, definibile come macro sistema globale, connotato da input di flussi energetici in ingresso e relativi output di uscita.
Quanto detto definisce, nell’ottica sistemica, il dualismo ambiente-tecnosistemi dal punto di vista teoretico, un’immagine statica che non descrive una particolarità dinamica che caratterizza l’aspetto evolutivo di ogni singola parte del sottosistema.
Ogni tecnosistema tende ad evolversi in regime autopoietico, (nota 1 a fondo pagina) con il risultato di incidere fortemente sull’intero ecosistema, distorcendo e plasmando il contesto ambientale in cui è inserito in un’identità simile a se stesso, con l’obiettivo di identificarsi con l’intero ecosistema. Si tratta di uno sviluppo anomalo per cui una parte si sviluppa con la finalità di rappresentare il tutto.
Questo comportamento produce quella che è definita “la sfida ambientale della società industrializzata”, un’interpretazione in chiave agonistica di quella che dovrebbe essere invece una dimensionalità adattativa di ogni singola entità produttiva antropica.
I rapporti tra tecnosistemi non rappresentano un’unità da interpretare in senso deterministico, poiché il tecnosistema economico a sua volta si evolve, in una dimensione temporale sfasata rispetto al geosistema.
Da ciò ne consegue che gli squilibri ambientali, che caratterizzano la biosfera, tendono a manifestarsi sotto forma di inquinamenti.
Se ci riferiamo però all’ecosistema come unità funzionale ai fini dello studio dell’ambiente, per analogia studiando i sistemi tecnologici, avremo come unità funzionale i tecnosistemi.
Riferendoci pertanto alle due strutture atomiche, tecnosistemi ed ecosistemi, esse esprimono le stesse finalità funzionali: produzione, consumo e degrado. Pertanto, contenendo squilibri topologicamente rilevanti in aree geograficamente determinate, i due sistemi gestiscono l’entropia antagonista, cercando di raggiungere uno stato terminale di equilibrio, definito climax per l’ambiente naturale e tecnosistema maturo per il sistema tecnologico: “ambiente dove l’energia fluendo in un insieme di componenti tecnologici interdipendenti, trasforma e ricicla la materia”. (vai al sito)
Dall’analisi della dinamica comparata, un approccio corretto sarebbe quello in cui i sistemi tecnologici ed i sistemi ambientali naturali siano pensati come entità integrate, strutturalmente e funzionalmente alla natura.
La tradizione occidentale attribuisce alla tecnologia il ruolo di poter “costruire” nuove realtà rispetto alla natura: “…tener conto più armonicamente e in senso adattativo delle forme naturali già esistenti ed anche integrare altri tipi di influenze che nella mentalità razionalistica sono viste come molto strane.” (nota 2 a fondo pagina)
Sono pertanto definibili diverse classi di tecnologia, finalizzate a riprodurre artefatti materiali o immateriali.
La tecnologia convenzionale è vista come mezzo per il controllo del mondo naturale in senso utilitaristico, d’altro canto è oggi auspicabile una tecnologia che si relazioni all’ambiente in modo adattativo, cercando di riprodurre realtà esistenti di origine naturale.
La Teoria dell’Artificiale (nota 3 a fondo pagina) potrebbe rappresentare un modello di approccio olistico alle tematiche ambientali, ai sistemi economici, ai sistemi socioeconomici ed all’intero apparato delle interpretazioni di sistemi complessi e delle loro relazioni.
La teoria può essere sintetizzata in tredici “regolarità dell’artificiale” (nota 4 a fondo pagina) che rappresentano gli assunti base per la postulazione della teoria.
Mediante essa mondo naturale e mondo teconologico si avvicinano, l’uomo, la sua scienza e le scelte tecnologiche si uniformano a modelli che “imitano” la natura mediante tecniche e manufatti ad essi assimilabili.
Artificiali di struttura e artificiali di processo uniformano su un unico piano, modelli e scelte di produzione, consumo e degrado.
Ad esempio, la produzione di energia nucleare mediante fissione nucleare rappresenta una scelta dell’uomo, il cui impatto sull’ambiente in caso di incidenti, si sa genera inquinamenti e distruzioni irreversibili e durature spesso nei secoli.
Al processo “produrre energia atomica mediante fissione” si contrappone il processo artificialista di “produrre energia atomica mediante fusione” esattamente come fa il Sole.
Il sogno della fusione fredda di Pons e Fleischmann fu così parafrasato da Carlo Rubbia: “Certo se fosse vero Dio è stato molto buono con noi”. (nota 5 a fondo pagina)
Giuliano Preparata non la pensava nello stesso modo, anche lui dopo aver contribuito alla teorizzazione del modello standard, e ad un modello markoviano di evoluzione molecolare ha continuato con Fleischmann gli studi sulla fusione fredda dandone una interpretazione coerente con l’elettrodinamica quantistica della materia condensata.
Certamente terreno fertile per nuove ricerche per alimentare la speranza di una fonte di energia rinnovabile, pulita e praticamente inesauribile. Nell’interno del Sole, però, avviene la fusione di quattro nuclei di Idrogeno (protoni) in un nucleo di Elio, secondo una reazione protone-protone a temperature elevatissime.
Sciocchezze o nuovo rivoluzionario paradigma perso?
Tutto dipende dal punto e dal livello dell’osservazione, per indirizzare la scienza in un cammino parallelo a quello della natura, fuori da paradigmi che indirizzano l’agire umano contro la sua fonte di vita: il pianeta su cui viviamo.
La potenza della teoria dell’artificiale è data dalla versatilità e dall’ampiezza degli orizzonti epistemologici in essa inclusi, compresa la sua strutturazione logico-formale.
Utilizzando la definizione di mondo possibile, della logica modale, si afferma che: “…un elemento α è artificiale se esiste almeno un mondo possibile LO dove β possiede la proprietà PE che α riproduce”. (nota 6 a fondo pagina)
In simboli:
α = Art (β, LOi, PEj) (nota 7 a fondo pagina)
valida per i mondi possibili (nota 8 a fondo pagina) e j proprietà.
È una teoria semplice, completamente formalizzata, analizzabile attraverso gli strumenti standard della logica e basata su una sola regola: il modus ponens, lo strumento fondamentale dell’inferenza logica detta deduzione.
Quanto detto potrebbe indurre in errore, la teoria sarebbe applicabile solo a sistemi deterministici, incompatibili con la complessità che caratterizza tutte le problematiche ambientali, invece l’Artificiale sta ai temi ambientali come la Macchina di Turing sta alla teoria della calcolabilità, la risposta di Alan Turing a Hilbert circa il problema di decisione.

Ambrogio Giordano, nato a Foggia il 5/9/1961, è attualmente Dirigente Tecnico presso AMIU Puglia Spa. È laureato in Ingegneria Civile ed Ambientale, Sociologia, Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale ed ha anche conseguito un Master universitario di II Livello in Scienze Criminologiche.
Da anni si occupa di problemi inerenti l’ambiente, modelli matematici e temi sociali collegati al mondo del lavoro ed ai fenomeni di devianza sociale, collaborando con numerose Organizzazioni, Enti ed Associazioni con finalità sociali e culturali. Attualmente è presidente del comitato tecnico scientifico dell’Associazione Rinascita e Rose. Ha collaborato alla stesura di numerosi testi organizzando e presiedendo convegni inerenti tematiche legate alla filosofia, alla logica matematica e tematiche socio-economiche. Tra i suoi interessi: la filosofia, la logica e le scienze sociali. Molti dei suoi scritti sono rintracciabili su numerosi blog e sui social network.

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Nota 1 – Il termine autopoiesi è stato coniato nel 1972 da Humberto Maturana a partire dalla parola greca auto, ovvero se stesso, e poiesis, ovverosia creazione. Un sistema autopoietico può quindi essere rappresentato come una rete di processi di creazione, trasformazione e distruzione di componenti che, interagendo fra loro, sostengono e rigenerano in continuazione lo stesso sistema.
Nota 2 – John L. Casti, Anders Karlqvist, “Complexity, Language, and Life: Mathematical Approaches” – Editore: Springer-Verlag Berlin and Heidelberg GmbH & Co. K, Luglio 2012.
Nota 3 – La Teoria dell’Artificiale trova la sua sistematizzazione teorica grazie agli studi di Massimo Negrotti, ordinario di Metodologia delle Scienze Sociali presso la facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino, rappresentante dei moderni artificialisti. Egli ha istituito il Laboratorio per la Cultura dell’Artificiale “LCA”.
Nota 4 – M. Negrotti, “Artificialia – La dimensione artificiale della natura umana” – Ediz. Club Bologna, pagg. 64-66, 1995.
Nota 5 – Federico Di Trocchio, “Le bugie della scienza”, Mondadori De Agostini, 1994, pag. 134.
Nota 6 – M. Negrotti ,“Artificialia, La dimensione artificiale della natura umana”, Ediz. Cleub Bologna, pagg. 64-66, 1995.
Nota 7 – Ibidem pagg. 132-133.
Nota 8 – In logica modale dal punto di vista formale, l’insieme dei mondi possibili è un insieme W, tale che, in ogni elemento di W, ritroviamo le stesse variabili proposizionali sottoconsiderazione, alle quali, però, viene assegnato un diverso valore di verità a seconda del mondo w appartenente a W.

Dott. Ing. Ambrogio Giordano
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