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«Penso alla mia Lucera, divenuta ormai simbolo di depressione…»
Lettera di un trentunenne tristemente deluso

«Gentile Frizzo,
sono lieto di poterLa scrivere per manifestare tutto il mio disappunto su quello che accade a Lucera.
Strade sempre con più buchi, che più li eviti e più li prendi; illuminazione che fa buio; lavoro che viene donato a…, mentre ci sono persone che, come me, per esempio, sono in cerca di un lavoro (per quanto mi riguarda è già da un anno). Ho 31 anni e tante promesse di politici come un certo…, ma ad un certo punto mi son detto se non fosse meglio pensare sul serio alla salute.
Mi scuso se parlo in gergo, ma la rabbia mi è arrivata fino alla cima dei capelli. Pensa, tu fai di tutto per batterti per chi ti promette una mano e poi, quando chiedi un umile incontro è peggio che richiedere una udienza dal Papa. Mi chiedo: ma si può mai meritare, così, il rispetto dei lucerini, da certe persone acclamati e osannati? Penso alla mia Lucera, divenuta ormai simbolo di vergogna e di depressione…
Vorrei capire solo se tutto ciò è giusto e, soprattutto, perchè la gente di Lucera (a meno che non si tratti di una mia banale impressione) sembra in uno stato di ipnosi di fronte a tale situazione.
Grazie Frizzo e complimenti per il sito web.
Spero possa darmi una risposta.
Ciao».

Miky&Lucy – Solidmike@vodafone.it (03.01.2006)

Caro lettore,
capiamo che Il Frizzo sia ritenuta una voce assai critica nel panorama della informazione, così come comprendiamo il tuo stato d'animo dai contenuti della tua lettera, sulla quale siamo dovuti intervenire proprio perché il nostro (e aggiungeremmo anche Vostro) è un portale che non può raccogliere così come giungono tutte le tipologie di contenuti, soprattutto quando si tratta di lettere che mirano a questioni personali. Il mondo e la sua vivibilità sarebbero incontrollabili se ognuno potesse dire veramente tutto ciò che la rabbia (anche se legittima) gli detta. E dalla Sua lettera (nei contenuti che abbiamo dovuto eludere) si sprigiona senz'altro una rabbia che, ci auguriamo, possa trovare al più presto la strada della tranquillità.
I saggi, d'altronde, hanno sempre recitato che il tempo è galantuomo.
Per quanto riguarda, poi, la fiducia che spesso si ripone in questa o quella persona, molti oramai hanno imparato a proprie spese che la fiducia è ben altra cosa che riporre i propri sentimenti nelle mani di chiunque, mentre diverso è credere in qualcuno senza aspettarsi nulla. Non smetteremo mai di sottolineare le parole di un vecchio detto di saggezza popolare: chi di speranza vive, disperato muore. Rifletta per un attimo: può mai essere che si possa accontentare tutti, ma proprio tutti, coloro che non hanno un lavoro? Quei "tutti" sono composti da tanti "appena uno"… Una delle soluzioni potrebbe essere quella di dedicarsi alla "politica": mal che vada, finché c'è l'indennità… Almeno così si aiuterebbe qualche disoccupato che però ha delle doti umane e professionali da mettere a disposizione della città. Solo che bisogna assicurarsi prima i numeri! Contano i voti. Il resto, forse…
In bocca al lupo con tutto il cuore e…, attendiamo, questa volta sì, speranzosi tempi migliori. Il grande Eduardo non aveva affatto torto quando diceva: «Adda passa' a nuttata».

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