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LA LETTERA

Giuseppe De Biase ricorda Paolucci: «Grazie, Roberto, per i tuoi 10 anni di affettuosa amicizia»
«Addio è sempre una parola difficile da pronunciare, specie quando in ballo ci sono gli affetti che piovono dalle persone e bagnano gli animi»

Lucera, 28.05.2017 - «È morto Roberto. Roberto chi? Paolucci “u sucialist, l’assessore regionale”. È opportuno che ne parli per il magnifico rapporto che mi univa. La sua morte è per me un trauma enorme, è appena finito il funerale ed è pungente questo vuoto. Tra noi c’era un’armonia perfetta, non ero mai sazio di ascoltarlo, avido della sua presenza, dei suoi interventi, delle sue lezioni di politica, di tutti quei momenti in cui diceva che il vecchio socialista non si era ancora piegato al dolore e alla ipocrisia della gente. Era un uomo eccezionale, con il dono di farsi voler bene e odiare da tutti. Così brillante, generoso e riservato fino al midollo. Parlarne è anche un modo per attenuare un po’ il mio dolore.
A casa sua era un via vai di persone tutte a chiedere consigli, e a capire come si muoveva il futuro politico della nostra nazione. Memorabili le sue cene politiche con tutte le intelligenze partitiche di Capitanata a prescindere dal colore. Politico di razza dedicava moltissime ore alla lettura di tutti i quotidiani riuscendo a fare una sintesi e un’analisi politica fuori dal ventre del popolo. Alla lunga aveva sempre ragione lui perché noi ci fermavamo a vedere il presente, lui ragionava con la testa proiettata al futuro.
Un faro del socialismo di Capitanata si è spento silenziosamente, lasciando attorno a sé soltanto buio e vuoto. Ci ha lasciati, colpito come da folgore improvvisa. Grave perdita e immenso lutto per tutta la città. Persona onesta, corretta e giusta, come lui ce ne sono poche e ce ne saranno sempre meno, un uomo dall’indubbia capacità politica e onestà intellettuale al quale possiamo e dobbiamo tributare tutta la nostra ammirazione e la nostra stima.
Addio, Roberto, la tua eredità non farà più litigare nessuno, perché appartiene a tutti ed è racchiusa in quattro parole, uno stile di vita: garbo, morale, entusiasmo, impegno. Ho fatto parte di quelle poche persone che ti hanno accompagnato nell’ultimo cammino della tua vita godendo dei tuoi insegnamenti, farciti di etica e di altruismo.


Dal minuto 1:35, l'intervento politico di Roberto Paolucci nell'ottobre 2011 all'inaugurazione della Sezione "Bettino Craxi" di Lucera

Addio.
Addio è sempre una parola difficile da pronunciare, specie quando in ballo ci sono gli affetti che piovono dalle persone e bagnano gli animi. E siamo increduli, quasi impigliati in quella parola così definitiva, perché ogni volta che si pronuncia, una persona muore una volta di più. La tua è stata una vita di straordinaria ricchezza politica, culturale, sociale e umana. A chi non ti conosceva, davi l’impressione di una persona burbera e scontrosa. Era questa la scorza sotto cui nascondevi l’estrema sensibilità dell’animo, quasi una timidezza. Ma io so che eri un uomo riservato, abbottonato dalla gentilezza infinita. Eri schivo da ogni atteggiamento teatrale, con la modestia di chi ha coscienza del proprio valore. Il tuo approccio mentale a chi la pensava diversamente da te era fatto di gentilezza e umanità. La tua idea era, sempre, quella della rivoluzione del buon senso e del comportamento, con una mano sempre verso i più deboli a prescindere… con il rischio di diventare impopolare. Era una tua forma mentale. Anche di fronte all’impossibile trovavi sempre le giuste parole: “Non ti preoccupare” era il tuo credo, era uno stile di vita. Tu incarnavi, sempre, l’idea che nelle relazioni umane sia ancora possibile mettersi nei panni degli altri. Hai frequentato il palcoscenico attivo della socialità. Queste peculiarità, unite ad una profonda sensibilità, atte a cogliere il meglio e il bello delle cose. Mecenate di tutto, anche delle cose inutili. Dicevi che dalle cose inutili molte volte nascono grandi idee. Questo tuo pensiero non l’ho mai condiviso.
Grazie, Roberto, di avermi regalato questi 10 anni di amicizia pura e affettuosa. Conoscerti è stato un grande privilegio e una opportunità unica; e pensare che ero tra quelli che ti fischiavano in piazza Duomo quando eri insieme a Craxi.
Penso che tutti ti dobbiamo qualcosa. Guardaci sempre con occhio benigno. A modo nostro, ti abbiamo voluto bene e tanto te ne vogliamo».

Giuseppe De Biase

 

 



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