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Religione
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Benedetto XVI
Le priorità della Chiesa del terzo millennio
Lucera, 23.04.2005 - Allo smarrimento attonito, alla profonda tristezza ed alla dolente mestizia che hanno accompagnato la esposizione della salma di Giovanni Paolo II il Grande in San Pietro e la successiva sepoltura nella nuda terra delle grotte vaticane, è seguita un’esplosione spontanea e commossa di gioia per la repentina elezione del suo successore. Di Giovanni Paolo II si è sperimentato quotidianamente il suo carisma, che si alimentava e si rigenerava costantemente alla fonte di Cristo, fondatore della Chiesa universale. Il suo entusiasmo irrefrenabile e contaminante gli derivava dalla fonte di ogni Bene.
Nel tessere le lodi di Giovanni Paolo gli aggettivi profusisi sono stati numerosi ed unanimemente condivisi. La popolazione mondiale, non solo cristiana quindi, attendeva l’elezione del nuovo Papa con malcelata perplessità, nonostante aleggiasse nei più la speranza e la consapevolezza che egli avrebbe certamente continuato a percorrere la strada tracciata da Wojtyla. È fuor di dubbio che egli ha lasciato al suo successore una grossa eredità sintetizzabile essenzialmente in tre elementi: dialogo ecumenico, evangelizzazione, lotta alla povertà dilagante ed il valore della vita. Gli interrogativi su come il nuovo Papa saprà proporli all’attenzione dell’umanità e dei potenti, per tentare la loro risoluzione e creare condizioni condivisibili, verranno certamente sciolti in nome della continuità del magistero di Cristo. Ed in effetti, quando la fumata bianca ed il rintocco delle campane di San Pietro hanno annunciato al mondo intero, quasi incredulo per la tempestività della scelta, l’avvenuta elezione del Papa, la titubante attesa si affievoliva - quasi per incanto - all’imbrunire del 19 aprile 2005.
Da quel preciso momento la cristianità aveva nuovamente ritrovato il suo esperto e sicuro timoniere nella personalità più spiccata del collegio cardinalizio per indiscussa formazione culturale, rigore teologico-disciplinare e per coerenza alla parola di Cristo. Allorché il cardinale Ratzinger - nominatosi Benedetto XVI - è apparso per la prima volta sulla loggia vaticana nella sua austera ieraticità, il suo volto sprizzante serenità, tranquillità e soavità hanno fugato quell’aura di circospetta freddezza che era seguita all’annuncio del prescelto. Le parole proferite nel suo primo saluto ai presenti ed al mondo “sono un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore” erano una conferma delle motivazioni della scelta del nome “Benedetto”. La stampa, soprattutto estera, ha dovuto rivedere qualche iniziale e frettoloso giudizio espresso sul nuovo Pontefice, perché la via individuata dal nuovo Papa è quella indicata da San Benedetto da Norcia. La Chiesa ha urgente bisogno di “uomini che attraverso una fede illuminata e vissuta rendono Dio credibile in questo mondo”. Durante l’ultima Via Crucis Benedetto XVI, allora Prefetto della Fede, aveva manifestato con struggente dolore che “la Chiesa fa acqua, è corrotta” e con essa “il mondo laico attanagliato dagli egoisti sempre più sfrenati e dall’edonismo incontrollato”.
La ragione della debolezza del pensiero laico contemporaneo è stata facilitata dalla scomparsa progressiva dei punti di riferimento etico-religiosi da sempre riconosciuti di valenza universale. Il Vangelo e Cristo devono ritornare ad essere la forza e la sicurezza necessarie per spazzare via la sporcizia e l’autosufficienza imperanti nella nostra società. Nessuna cosa sarà mai buona o cattiva nella sua composizione embrionale, sarà l’una e l’altra cosa nel momento in cui diverrà operativa. La stessa libertà si autodistruggerà allorché diviene libertinaggio. La morale cristiana esige dal cristiano, con il suo comportamento amorevole ed altruistico, un habitus esemplare affinché possa accattivare i non credenti spronandoli all’imitazione.
Benedetto XVI non vuole essere né il Grande Inquisitore né tanto meno una Cassandra. Egli vuole essere il custode della Fede ed il propugnatore della morale cristiana; egli intende contribuire alla costruzione di una Europa che riconosca la memoria cristiana e ad essa si uniformi; certamente egli saprà battersi per la costituzione di un mondo che sia animato da sentimenti di pace e di verità per garantire a tutti una serena e decente convivenza. Ai giovani ha chiesto di essergli a fianco per essere “piccoli fuochi” alimentati dalla vivida potenza del Redentore. Tutto questo si è potuto carpire da quel sorriso aperto, bonario e paterno che si irradiava sul volto di Benedetto XVI affacciato sulla loggia di San Pietro quella sera del 19 aprile 2005. La serenità e l’incoraggiamento a non avere paura gli venivano garantiti da quel Cristo che lo ha insediato sul trono di Pietro. Queste certezze gliele ha trasmesse Giovanni Paolo II, che lo aveva voluto al suo fianco come Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nel momento in cui ha accettato di lavorare nella vigna del Signore.
M. T.
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