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Religione
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Ratzinger celebra Clemente Alessandrino
Il lato più originale dell’opera di Clemente Alessandrino risulterà il suo tentativo di assimilare quanto di vero era nella filosofia greca, aprendo la strada alle dotte riflessioni di S. Agostino e di S. Tommaso d’Aquino
Varese, 20.04.2007 -
Al centro della catechesi odierna di Benedetto XVI, davanti a 50.000 fedeli convenuti a piazza San Pietro, è stato Clemente d’Alessandria, il primo filosofo che nel 200 d.C. si convertì al Cristianesimo. Ma anche il rapporto tra credere e conoscere, di cui sono impregnate le pagine del libro del Papa, appena edito da Rizzoli, “Gesù di Nazaret”.
Argomento delicato ed impegnativo quello della gnosi, intesa come la conoscenza totale ed assoluta delle verità, la conoscenza illuminata dei misteri divini riservata ad una élite. Un argomento talmente importante da spingere Giovanni Paolo II nel 1998, nel ventennale del suo pontificato, a dedicargli una lettera enciclica “Fides et Ratio”, indirizzata ai vescovi della Chiesa Cattolica, circa i rapporti tra fede e ragione.
Con le parole di Karol Woitjwa, Benedetto XVI dice: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso».
In una ricerca del Rev. Giovanni Colella, commissionata allo studioso scomparso oltre 40 anni fa dall’allora Rettore dell’Università di Napoli Guido Della Valle, “Il superamento della gnosi in Clemente d’Alessandria” (recentemente pubblicata nel volume Memorie, a cura del fratello Antonio Colella – Tip. Mauro Editore, Troja 2007), si sottolinea come la gnosi non sia dogmatica né teorica, ma sperimentale poiché solo con l’esercizio si può conoscere veramente. E parallelamente nell’enciclica citata viene indicato che «…sia in Oriente che in Occidente, è possibile ravvisare un cammino che, nel corso dei secoli, ha portato l’umanità a incontrarsi progressivamente con la verità e a confrontarsi con essa. È un cammino che si è svolto, né poteva essere altrimenti, entro l’orizzonte dell’autocoscienza personale».
A questo scopo la gnosi fornisce le chiavi per aprire le porte della conoscenza. Queste chiavi si trovano dentro di noi, e questo concetto fu ben espresso dalla famosa frase in greco gnotis auton, in latino nosce te ipsum, ovvero conosci te stesso, scolpita sull’architrave del tempio di Delfi e che Socrate adottò come proprio motto. «A testimonianza – dice ancora il Pontefice – di una verità basilare che deve essere assunta come regola minima da ogni uomo desideroso di distinguersi in mezzo a tutto il creato, qualificandosi come “uomo” appunto in quanto “conoscitore di se stesso”».
Nel contempo la gnosi nasce dalla non identificazione con le cose di questo mondo, dall’interiore ricerca di un continuo contatto con la propria essenza e dalla totale percezione diretta e istintiva della verità. Non identificarsi con le cose di questo mondo, però, non vuol dire fuggirle per forza. Infatti, è solo vivendo intensamente e saggiamente la vita nella concretezza della realtà sociale in cui ognuno si trova, che si può sperimentare la gnosi, attraverso l’applicazione di quelle chiavi di realizzazione che la gnosi stessa fornisce.
La vita materiale diventa, quindi, una sorta di palestra dove confrontarsi con i diversi tipi di conoscenza: quella tradizionale (i mestieri, i lavori etc.), quella intellettuale (gli studi scolastici) e quella trascendentale (ovvero quella che si ha col risveglio della coscienza). Capire le origini della propria esistenza e della propria situazione nella vita, rispondere agli eterni perché è conoscenza trascendentale ed è proprio di questa che si occupa la gnosi.
L’opera di Tito Flavio Clemente detto l’Alessandrino, i cui scritti principali costituivano una vera e propria Trilogia introduttiva al cristianesimo, è forse il primo vero trattato di teologia cristiana: Propreptico “il libro che esorta e converte”; Pedagogo (Gesù Cristo) un vero trattato di morale; il trattato degli Stromata – voce che significa “tappeti”, quasi un tessuto di dottrine – dove Clemente evidenzia le relazioni tra scienza e fede, tracciando la figura ideale del vero cristiano.
In questo ambito, il lato più originale dell’opera di Clemente Alessandrino risulterà il suo tentativo di assimilare quanto di vero era nella filosofia greca, aprendo la strada alle dotte riflessioni di S. Agostino e di S. Tommaso d’Aquino, e confermando che «…l’uomo è meravigliosamente fatto per la contemplazione del cielo» (Protr., 4).
Antonio V. Gelormini
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