Riflessione del Vescovo S. E. Mons. Cornacchia al termine della Processione del 16 agosto
«Quante volte imponiamo la volontà e il bene individuale a scapito e a danno di quello della collettività. Lo dico, sia nell’ambito ecclesiale, che civile!»
Lucera, 17.08.2009 - «Carissimi fratelli e sorelle di questa amata Chiesa che è in Lucera, carissime amiche e amici venuti da lontano, voi carissimi forestieri ed emigrati, a tutti il mio abbraccio fraterno e l’augurio di buone festività.
Con gioia e fede grande abbiamo vissuto questo pellegrinaggio cittadino con la Venerata immagine di Santa Maria Patrona.
Abbiamo atteso il suo passaggio, abbiamo fissato i nostri occhi nei suoi e, il nostro sguardo nel suo. È stato un incontro della Mamma con i suoi figli!
Per pochi minuti, rivolgiamo verso di Lei i nostri cuori, certamente bisognosi di consolazione, di fiducia e di comprensione!
Penso che anche la Bella Vergine Maria, voglia rivolgere a noi l’esortazione che l’Apostolo Paolo indirizzava ai cristiani di Corinto: «FATEMI POSTO NEI VOSTRI CUORI» (2Cor 7,2).
Sì, Maria ha un grande e materno desiderio: quello di trovare posto nei nostri cuori. Accogliamola, abbracciamola, stringiamoci al suo collo di madre, lasciamoci educare, istruire, ammonire da Lei.
Dalla mamma si accettano non solo le carezze, ma anche scappellotti e correzioni. Sono per il nostro bene!
Come ogni madre, Maria desidera che tra noi ci sia più fraternità, più amorevolezza, più senso di responsabilità.
Ogni madre vuole che i propri figli crescano, diventino più autonomi e quindi più maturi, non più dei bimbi capricciosi.
L’orgoglio di ogni madre è sapere che i propri figli si facciano onore, si distinguano per la loro vita irreprensibile e per la loro statura morale, dovunque e con chiunque.
Questa sera, vogliamo coralmente chiedere a Maria che siano più presenti in noi la legge del perdono, la forza dell’amore e, un maggiore senso di corresponsabilità.
Benedetto XVI nella sua ultima Enciclica Caritas in Veritate infatti precisa che “siamo vicini, ma non fratelli” (19). Ciò è vero proprio: “Quando”, dice il Papa, “Dio viene eclissato” (18), e così: “La capacità di riconoscere l’ordine naturale, lo scopo e, il «bene» comincia a svanire”.
Continua ancora il Pontefice: “La maggiore vicinanza (tra noi) si deve trasformare in vera comunione” (53). Sì, è vero, tante volte si è vicini, ma come estranei; siamo co-inquilini e ignari, indifferenti, verso quelli della porta accanto. Anche tra di noi spesso regnano il sospetto, l’indifferenza, l’arroganza, ecc.
Dobbiamo aver il coraggio di dare una svolta di qualità al nostro modo di essere uomini e cristiani del nostro tempo.
Continua il Papa: dobbiamo sentirci tutti “non vittime, ma protagonisti” (42). Di che cosa, in che modo?

Il Pontefice ancora afferma: “I doveri delimitano e rafforzano i diritti” (43). Ecco una principale forma di sentirsi adulti, vicini e in comunione con gli altri.
Abbiamo tutti il dovere di essere costruttori di una comunità ecclesiale e civile fondata sulla remissione, sulla pazienza, sulla onestà interiore, sul dare precedenza assoluta al bene comune, che mai deve umiliare quello individuale e personale! Dinanzi a Dio siamo tutti figli, quindi fratelli tra di noi! Basta ad imitare Caino o Giuda il traditore di Gesù!
Quante volte, invece, imponiamo la volontà e il bene individuale a scapito e a danno di quello della collettività. Lo dico, sia nell’ambito ecclesiale, che civile!
Bene, il settimanale cattolico Famiglia Cristiana, di recente ha gridato ad alta voce: «La Chiesa non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica. I cristiani sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale. Non si può far finta che non stia succedendo nulla».
Riflettiamo e, agiamo, senza puntare il dito sugli altri, ma cominciamo da noi stessi! Facciamo verità, ma sempre, sempre, nella carità!
A Maria, sede della Sapienza, chiediamo personalmente e comunitariamente il dono del discernimento, l’umiltà dell’ascolto e la veemenza dei profeti. “Perché”, - dice l’arcivescovo di Milano, il Cardinale Tettamanzi - “uno dei drammi più profondi del nostro tempo è l’assenza di domande vere e profonde”!
La nostra Città fatta di credenti e di cittadini insieme, si apra alla novità e sia capace di porsi interrogativi ai quali dare adeguate e coerenti risposte per il bene di tutti.
Infine, sono qui accanto a me, stasera, quasi per vedere tradotto in realtà un sogno da noi fatto un anno fa: P. Antonio di Foggia e P. Elio De Luca, i due missionari della nostra Diocesi in Brasile.
Sono qui a dirvi grazie delle generose offerte che io ed altri abbiamo portato loro nello scorso mese di luglio. Noi abbiamo dato solo un po’ di acqua all’albero della Parrocchia missionaria, preghiamo che porti generosi e duraturi frutti. Grazie, grazie a tutti.
Ascoltiamo un saluto da parte loro e poi riceveremo la benedizione del Signore. Amen».
S. E. Mons. Domenico Cornacchia
Vescovo della Diocesi Lucera-Troia