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Alla scoperta di un luogo sacro poco raccontato: il Santuario di Madre Speranza
Abbiamo voluto parlare di questa stupenda realtà affinché gli orizzonti del nostro scibile locale e umano si arricchissero di nuove emozioni

Lucera, 15.05.2018 - Ci sono luoghi bellissimi nelle nostre vicinanze che purtroppo in molti non conoscono; sono di una meraviglia più sensoriale che estetica, carichi di storia, di fede e di preghiera. Fanno bene all’anima insomma. Non lontano da Perugia, in una frazione di Todi, giace un bel posticino tranquillo dai contorni fiabeschi medievali il cui nome è Collevalenza. Qui si erge, nella sua semplice austerità, il Santuario dell’Amore Misericordioso in cui è sepolta una donna straordinaria, Madre Speranza. Vi stiamo per raccontare una storia di amore e di miracoli, una storia probabilmente tenuta in ombra rispetto ai luoghi e ai personaggi ben più noti, eppure stiamo parlando dell’esistenza di una vita santa e sacra come quella vissuta da San Pio, da Santa Rita da Cascia, da Santa Chiara, da San Francesco, da Madre Teresa di Calcutta e da tanti altri Santi e Beati con la differenza che questi personaggi sono conosciuti in tutto il mondo, invece Suor Speranza non gode al momento di tutta questa notorietà se non nell’ambito del territorio umbro e zone limitrofe. Il suo vero nome è Alhama Valera, spagnola di nascita. Venne alla luce nel lontano 30 settembre 1893. Nel 1930 fondò la Congregazione delle Ancelle dell’Amore Misericordioso a Madrid e venti anni dopo a Roma istituì la Congregazione dei Figli dell’Amore Misericordioso. Alla venerabile età di novanta anni morì in Italia, a Collevalenza appunto, e qui il suo corpo ancora giace dal 2 febbraio 1983. La Chiesa la riconobbe venerabile nel 2002 e ancora oggi è in corso il processo della sua canonizzazione. Nel 2014 fu beatificata dal Cardinale Angelo Amato. A questa donna, serva di Dio e dei bisognosi, sono stati attribuiti miracoli e soprattutto guarigioni da malattie mortali: paralisi, cancro, leucemia, ecc. Molti giovani e bambini, irrimediabilmente compromessi nel fisico da patologie che non lasciavano scampo, sono semplicemente guariti, senza alcuna spiegazione scientifica, tramite la preghiera e dopo essere stati bagnati con l’acqua benedetta, tanto cara a questa mistica donna. Oggigiorno il turismo religioso al santuario si è sicuramente intensificato ma non è ancora abbastanza; molti pullman raggiungono la località, su prenotazione, trasportando gruppi di preghiera e pellegrini che fanno il “bagno” nell’acqua benefica; essa è contenuta in un pozzo, la cui perforazione fu eseguita nel 1960 e confluisce in alcune vasche presenti in loco in cui, in tre giorni settimanali, si effettuano immersioni precedute da alcuni rituali di fede come la cerimonia in chiesa della “Liturgìa delle acque” o la recitazione della “Novena dell’Amore Misericordioso”.

Scavare un pozzo sopra una collina (in un punto preciso indicatole da un segno divino, da Gesù) significava essere presi per matti, perché tutti sapevano che in quel luogo non poteva esserci acqua. Ma Madre Speranza era certa che scavando in quel punto da lei suggerito il risultato sarebbe stato – così com’è stato – una fonte copiosa. La gente del posto che fu testimone di quell’episodio racconta delle grandi difficoltà incontrate dalle trivelle per circa un anno: se ne ruppero una dietro l’altra perché ad un certo punto incontravano una resistenza elevata e talmente dura da associarla a forze malefiche e demoniache contrarie a quell’opera.

Ci sarebbe davvero tanto da apprezzare in quel di Todi ma l’Italia e il mondo intero devono ancora imparare a conoscere vicende e prodezze di questa nobile creatura. Lo scrittore spagnolo José Maria Zavala nel suo libro “Madre Esperanza. Los milagros desconocidos del alma gemela del Padre Pío”, ci presenta più da vicino e secondo vari aspetti la fondatrice del santuario di Collevalenza, parlando dei suoi numerosi miracoli in vita e degli incontri con Papa Giovanni Paolo II e Padre Pio. Ciò che più colpisce noi, fervidi credenti in San Pio, è il fatto che in quest’opera, Madre Speranza venga considerata, per tante buone ragioni, la gemella di Padre Pio; di spirito e d’animo erano identici, puri e pii come due gocce d’acqua. Entrambi ebbero le mani, i piedi e il costato “segnati” dalle stimmate per la maggior parte della loro esistenza a testimonianza della presenza di Cristo sui loro corpi così come nei loro cuori. A quanto pare a entrambi fu riconosciuto il dono della bilocazione e del “poter guarire” gli altri. Circa la bilocazione, si dice che durante la dittatura fascista, Madre Speranza, pur trovandosi fisicamente a Madrid, apparve a Roma a Benito Mussolini predicendogli che se si fosse alleato con Hitler avrebbe perso la guerra. Ovviamente il Duce non tenne in minima considerazione le sue parole. E sempre in bilocazione o apparizione con viaggio a distanza, fu lo stesso Padre Pio a visitare più volte “la sua gemella”. Inoltre, sia il Santo di Pietrelcina che la beata spagnola soffrirono tanto all’interno della chiesa per atti persecutori e per quel continuo dubitare di fatti “veri” attribuibili al loro intervento anche se inspiegabili. Scavando ancora più a fondo nella vita di Madre Speranza, veniamo a sapere che durante il secondo conflitto mondiale, quando tanta era la fame che attanagliava la gente, ella riuscì a sfamare a Roma tantissime persone moltiplicando il cibo, distribuendolo equamente tra i bisognosi che poi dissetava tramutando l’acqua in vino. Stiamo parlando di “materia eccelsa”, di fatti misteriosi e comprensibili solo a chi “vede” con gli occhi della fede.
Abbiamo voluto parlare di questa stupenda realtà affinché gli orizzonti del nostro scibile locale e umano si arricchissero di nuove emozioni e magari della curiosità di fare un “tuffo”, in tutti i sensi, in un “mondo” diverso dove si respira l’aria pura dell’amore, dove il corpo si placa e si rifocilla e dove fede e devozione fanno da padrone. In un mondo così ne varrebbe davvero la pena.

Deborah Testa



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