Racconto di Natale
Mi svegliai all’alba, e mi diressi subito in salotto, per controllare che fosse tutto apposto ma… il bimbo non c’era più! Gironzolai alla sua ricerca per tutta la casa… Pensavo che, forse, curioso, si fosse avventurato alla visita di questo edificio tutto nuovo per lui
Lucera, 21.12.2009 - I preparativi per la cena della vigilia erano quasi terminati… Ci apprestavamo a comperare qualche altro dono di Natale… L’albero era lì, troneggiante, austero, che imperava al centro della casa… lì dove avremmo cenato, attendendo la venuta di Gesù Bambino. Anche il cielo attendeva… aspettava, purgante, l’arrivo del Salvatore… e indossava la veste bianca, candida, pura, per celebrarlo, per celebrare la venuta al mondo di questa potente creatura… Le nuvole erano pronte, in sordina, al grande evento che durante la notte sarebbe accaduto… Le loro tasche erano piene di fiocchi di neve… lo avrebbero accolto in questo modo… facendo “piovere” dal cielo una marea di coriandoli di neve bianca, soffice, la dolce mousse che sapeva un po’ di divino!!!
Le luminarie ornavano le vie della città… si stendevano da una parte all’altra della strada, quasi a formare un reticolo, una ragnatela di lucciole… Tutto quanto dava l’impressione che il cielo fosse meno distante del solito… al suo posto, un altro suo strato, invalicabile con lo sguardo… e che le luci fossero tante stelle cadenti, cartelli direzionali indicanti il luogo ove Lui sarebbe nato… E viene quasi voglia di stendersi su di un prato, supini, ammirandone la bellezza delle cose create dal Padre!
Accadde proprio al ritorno dalla messa di mezzanotte… Il rintocco festoso delle campane risuonava ancora in tutto il vicinato… Dinanzi al portone di casa, raggomitolato e tremante per il freddo gelido, preannuncio che al mattino ci saremmo svegliati con la neve che ricopriva tutto quanto, giaceva un mendicante… Era con la testa tra le braccia, tanto da non riuscire a riconoscere la sua identità, ma qualcosa mi diceva che si trattava di un povero bimbo, forse un orfanello, come tanti che in quel periodo se ne vedevano in giro…con la speranza che qualcuno aggiungesse per loro un posto a tavola, quella tavola imbandita di cui, alla vigilia del Natale, ogni famiglia disponeva… Forse si era assopito, perché neanche il rumore dei nostri passi lo avevano fatto sussultare… Non volevo svegliarlo… Se stesse facendo un bel sogno, di quelli che, se lo avessi riportato alla sua triste realtà, sarebbe rimasto turbato?

Mentre fantasticavo su quale dovesse essere il modo giusto per chiedergli se avesse bisogno di qualcosa, si svegliò di soprassalto… le gote erano rosse di natura ma il gelo le aveva accentuate ancora di più, evidenziandone il pallore… Un cappellino, forse di cotone, riusciva a malapena a coprirgli le orecchie, assieme alla sciarpa che lo avvolgeva, riscaldandolo, più di quanto il giubbettino di jeans potesse fare. Stavo per domandargli se avesse bisogno di aiuto, quando ad un tratto, non so per quale ragione, tolse il disturbo che pensava ci avesse arrecato… Non volevo lasciarlo andare, quindi lo afferrai per un braccio e lo portai verso di me… Gli feci un sacco di domande sul perché si trovasse al freddo e al gelo in mezzo ad una strada, di come si chiamasse, ma il bimbo mostrava timidezza mista a diffidenza, ma anche tanto dispiacere per quella sorte che gli era toccata… Forse pensava che esporsi avrebbe soltanto accresciuto il livello di commiserazione e di compassione che gli avevano riservato…
Tanti lo avevano visto vagabondare in giro quel giorno e nessuno aveva avuto il buon cuore di fermarsi per donargli un abbraccio, un gesto d’amore che lo avrebbe reso felice, facendolo sorridere. Riuscii a guadagnarmi la sua stima e la sua simpatia… Ci “lavorai” assai per farlo parlare un po’…in realtà erano i suoi occhi a parlarmi, brillando di una luce che soltanto la notte di Natale poteva rendere così abbagliante, facendo breccia nel mio cuore. Lo invitai ad entrare in casa… la legna del camino ardeva, emanando un calore che lo assalì, fino a che i suoi muscoli, intirizziti, non si distesero, facendolo quasi cadere su se stesso… Si accomodò sul divano, proprio di fronte al caminetto… Guardava, estasiato, l’albero gigantesco che ergeva in mezzo alla casa, assieme al presepe che ora accoglieva anche il Bambinello appena nato. Andai a preparagli subito una tazza di tè fumante, che gli portai assieme a dei biscottini al burro… gli avrebbero fatto sicuramente bene! Infatti ne mangiò una manciata, bevendo di volta in volta qualche sorso di tè caldo, che lo fece apparire subito più rinsavito che mai. Stavo andando in cucina per versargli nuovamente del tè ma, quando feci per portarglielo, vidi che si era appisolato con la testa appoggiata al bracciolo del divano… Non lo svegliai, lo avrei fatto restare in casa per tutta la notte, pregando Iddio che vegliasse su di lui, quindi gli rimboccai le coperte e andai a letto anch’io, gratificandomi per quell’atto d’amore che avevo compiuto il giorno del Santo Natale.
Mi svegliai all’alba, e mi diressi subito in salotto, per controllare che fosse tutto apposto ma… il bimbo non c’era più! Gironzolai alla sua ricerca per tutta la casa…
Pensavo che, forse, curioso, si fosse avventurato alla visita di questo edificio tutto nuovo per lui… Le mie ricerche si rivelarono vane, del bambino nessuna traccia… Dalle coperte, però, pendeva una sciarpettina, la sua… Dalla finestra notai che la neve aveva ricoperto tutto quanto e immaginai il freddo tagliente che avrebbe potuto affligerlo ancora di più, ora che non aveva più indosso quella sciarpa che lo proteggeva… Guardai al presepe, al Bambin Gesù, in attesa di una risposta, e lo pregai affinché lo avvolgesse nell’abbraccio che, la sera precedente, avrei voluto donargli, ma che non avevo avuto tempo né modo per farlo, e lo riscaldasse col suo infinito amore divino. Lo fissavo in volto, nella sua culla di paglia, quando notai la netta somiglianza che aveva col bimbo di cui non seppi mai il nome, perché da allora non lo rividi più… Ma ho sempre pensato che si trattò di una trasfigurazione di Gesù Bambino che, “vestendo” i panni di un povero orfanello mendicante, mi aveva voluto mettere alla prova… E non è stato un caso farmelo incontrare proprio dinanzi al portone di casa, così da non potermi lasciare indifferente… E mi rasserenai quando pensai che la vista di un umile fanciulletto, che nessuno aveva degnato di uno sguardo, di una parola di conforto, di un aiuto, non mi era passato per nulla inosservato…
E fu il Natale più bello della mia vita!!!
Ebrahim Danilo Maceria