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Pino Aprile, “L’Italia è finita. E forse è meglio così”, ed. Piemme

di Eduardo Gemminni

«Un libro infuocato, che irrompe con forza nel dibattito politico e tratteggia scrupolosamente gli scenari di un futuro che non è stato mai così prossimo»

Lucera, 29.10.2018 - Indro Montanelli chiuse i suoi libri sulla nostra storia, così: «L’Italia è finita» (“Forse, nata su dei plebisciti burletta come quelli del 1860-61, non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la disgrazia di appartenere. Per me non è più la Patria. È solo il rimpianto di una Patria”).
“Il nostro è un paese in pezzi. Ripeterlo ad alta voce fa paura. Ma non è detto che sia un male”.

«Da un secolo e mezzo, i meridionalisti muoiono senza veder la fine della Questione meridionale, nata in Italia con l’annessione violenta del Regno delle Due Sicilie al regno sabaudo. L’Italia unita mi piace, ma alla pari; e la Questione meridionale mi dispiace più di quanto mi piaccia l’Italia unita.
Non voglio morire senza averne vista la fine. Ho sessantotto anni e siamo longevi in famiglia, fatevene una ragione.
Per cui: o finisce la Questione meridionale o finisce l’Italia unita. E io ci voglio essere.
P.S. Il mio lavoro è quello del divulgatore e, come altri, ha le sue tecniche. Per questo libro, ho ritenuto che la narrazione orale fosse più efficace di quella scritta: gli argomenti non si esauriscono in un capitolo, ma si ripropongono, dopo apparenti deviazioni sul tema, con frequente ricorso al “riresoconto”; ricompaiono più volte alcuni dati significativi e persino delle espressioni, per aiutare la memoria a legarli ai fatti cardine di questo lavoro. Ogni volta, mi rivolgo a chi non sa quanto ho sviluppato più compiutamente in altri libri. E riassumo, riepilogo: se una menzogna sempre ripetuta diventa vera, un’infamia sempre ripetuta diventa giusta. E sul Sud ci sono centocinquant’anni di menzogne e infamie da correggere. Ho immaginato di parlarvene e ho proceduto così, parando i fogli sotto la bocca perché le parole non cadessero per terra». (www.pinoaprile.me)

«Tra una manciata di anni l’Italia, e forse l’Europa, non esisteranno più. Almeno come le conosciamo ora. Si spezzeranno per il fallimento della loro economia. E l’attuale governo giallo-verde potrebbe persino essere l’ultimo di un’Italia unita. Lo dicono autorevoli studi e indagini ben noti agli addetti ai lavori. Né l’una, l'Italia, né l’altra, l’Europa, reggeranno alla spinta disgregatrice: “divide et impera” è una massima che i mercati finanziari conoscono bene. D’altronde, già oggi l’Italia non è più la stessa, così come non lo sono gli italiani: grandi aziende, grattacieli, interi quartieri, fertili terreni, squadre di calcio appartengono ad arabi, cinesi, capitali stranieri. A noi guardano con preoccupazione – o con speranza – le altre nazioni, perché sin dai tempi della conquista romana o della diffusione del cattolicesimo siamo il laboratorio per innovazioni che si sono propagate in tutto il continente, e oltre. A volte anche nefaste. Steve Bannon, ex consulente alla Casa Bianca di Donald Trump e osannato campione dei razzisti e dei neonazisti made in Usa, lo ha detto chiaro e tondo: “Roma è al centro della politica mondiale. L’Italia fa paura”. Lui è di quelli che lo sperano. Unita, in realtà, l’Italia non lo è mai stata. Piuttosto, è il risultato di un’operazione scellerata di saccheggio e conquista, che ha distrutto un Sud proiettato nel futuro industriale e attuato un vero e proprio genocidio per “convincere” i riluttanti meridionali. È questa la crepa, mai sanata, che si allargherà fino a inghiottire tutto l’edificio dell’Italia unita? Mentre collanti storici come la Chiesa perdono terreno, ovunque rinascono comunità non statuali che trovano altrove la propria identità. Ma forse, come insegna il Rinascimento, proprio nelle tensioni e nelle divisioni gli italiani danno il meglio. Lo smembramento sarà la nostra salvezza?».

e.g.



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