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"Per ogni pidocchio cinque bastonate - I miei giorni a Mauthausen"
Gianfranco Maris racconta le atrocità vissute nel campo di concentramento riservato a deportati politici, oppositori del regime nazista, operai che scioperavano contro il fascismo nei paesi occupanti, i comunisti

Lucera, 28.01.2012 - È in questi giorni in libreria il volume di Gianfranco Maris, presidente della “Fondazione della Memoria e della Deportazione” e dell’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati), intitolato “Per ogni pidocchio cinque bastonate. I miei giorni a Mauthausen” (Mondadori Editore). Nel testo vengono elencate le ragioni e le modalità della deportazione dei civili italiani utilizzati come forza lavoro e le sue spaventose condizioni di vita nel lager nazista di Mauthausen: «Si moriva prima con la testa e poi col corpo […] bastava essere operai e avere braccia buone per il Reich. I non idonei finivano nelle camere a gas, o uccisi con un’iniezione di benzina al cuore […] Nell’agosto del ‘44, quando sono arrivato, davano un chilo di pane al giorno da dividere per sei. Nel marzo del 1945 la stessa razione era divisa in 24. Ricordo la fame, il freddo, la dissenteria. La sera c’era il controllo dei pidocchi. Ti facevano spogliare e controllavano i vestiti: per ogni pidocchio, cinque bastonate. Una sera d’inverno mi trovarono cinque pidocchi. Presi venticinque bastonate, poi lasciarono i miei vestiti tutta la notte sul tetto pieno di neve e mi fecero dormire nudo. La mattina tornai alla cava di pietre indossando i vestiti inzuppati di neve e gelati. Mauthausen fu un vero campo di sterminio per i deportati politici, non conclamato come Auschiwtz per gli ebrei, e in ciò consiste una grande sottovalutazione storica. Fu il campo di repressione, di punizione, di morte della Gestapo. Vi finivano i politici, gli oppositori, gli operai che scioperavano contro il fascismo nei paesi occupanti. I comunisti […] A Mauthausen sono arrivati i trentamila ebrei ma non per ragioni razziali, bensì perché comunisti politicamente attivi e impegnati nella lotta antinazista. Gli ebrei che vanno assassinati in quanto ebrei; cioè la maggioranza vengono mandati ad Auschiwtz. Ma gli ebrei che fanno attività antinazista devono essere eliminati a Mauthausen».
(A Mauthausen-Gusen – dove si registrò il 66% di vittime, il più alto dei campi di sterminio nazista: su novemila italiani ne ritornarono solo mille – furono gassati tutti coloro che erano nati prima del 1890).
Dopo anni di ricerche, grazie proprio all’avv. Maris, sono riuscito ad avere notizie di un giovane pittore milanese di origine ebraica: Ares Giudici, nato a Milano il 23.8.1918, deportato l’11.3.1944, morto l’8.4.1945 a Mauthausen. Aveva solo 27 anni!!!
Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

Primo Levi, "Se questo è un uomo".

Eduardo Gemminni



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