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Bullismo: un fenomeno in crescita
Sarebbe bello se chi non si riconosce nelle vesti del bullo, ma neanche si rivede nel ruolo di vittima, non si limitasse a rimanere spettatore di fronte alle cattiverie gratuite

Lucera, 24.10.2007 - Il bullismo è un fenomeno sociale che si manifesta principalmente in ambito scolastico; bambini e adolescenti perseguitano sistematicamente un coetaneo prevaricandolo gratuitamente.
Il termine italiano bullismo scaturisce dall’inglese “bullying”, che vuol dire “maltrattare e intimidire tuoi eguali”.
Ogni giorno piccoli drammi si consumano tra i ragazzi senza che gli adulti si accorgano di nulla. Derisioni, offese verbali, prepotenze, fino a episodi di violenza fisica sono le molteplici espressioni di questo fenomeno.
Questi atteggiamenti hanno una sistematicità nel tempo e possono diventare un incubo per chi li subisce fino a provocare danni seri.
Tra le forme più osservate di bullismo vi sono quelle fisiche (colpire con calci, pugni, schiaffi o danneggiare gli effetti personali di qualcuno); verbali (deridere, insultare, prendere in giro ripetutamente, fare affermazioni razziste); indirette (diffondere dicerie e pettegolezzi offensivi, escludere qualcuno dai gruppi o dai momenti di aggregazione).
Il comportamento del bullo è un tipo di azione che mira deliberatamente a ferire, perdura nel tempo, a volte per settimane, mesi e addirittura anni; per coloro che ne sono vittime è difficile difendersi.
Alla base del bullismo c’è un desiderio di intimidire e dominare, spesso screditando l’altro per esaltare la propria immagine di fronte agli altri coetanei. L’intenzione del bullo è quella di spaventare perché in questo modo si sente grande e forte, perché aspira a far credere agli altri di essere il leader, spesso invece è l’esatto contrario di come cerca di apparire.
Va altresì rilevato che la vittima del bullo si configura come capro espiatorio, funge ossia da collante per un gruppo che trova coesione nel sopruso, sopruso che diventa elemento identitario e unificante per il gruppo stesso. Il più delle volte sono le identità più fragili e insicure a nascondersi nel gruppo, il quale fornisce una “identità ausiliaria” poiché la loro è probabilmente ancora immatura.
Così questi bambini e adolescenti assumono le condotte del gruppo in modo acritico, conformista e gregario. Altro tratto caratteristico che differenzia episodi di bullismo da normali conflitti tra coetanei è l’intenzione di fare del male provando un certo piacere, dimostrando un’assoluta mancanza di compassione (dal latino com-pàssum, compatire ma anche provare un moto dell’animo che ci fa sentire dispiacere o dolore dei mali altrui, quasi li soffrissimo noi).
Altre peculiarità del bullismo sono:

• intensità e durata degli atteggiamenti vessatori;
• potere del bullo, cioè quel sostegno che gli arriva dai compagni che si alleano con lui, spesso anche per proteggere se stessi;
• vulnerabilità della vittima, che il più delle volte è una persona timida o semplicemente educata e corretta che non riesce a mettersi sul piano delle angherie subite ricambiandole o chiedendo l’intervento di insegnanti e genitori;
• mancanza di sostegno alla vittima che continuerà a sentirsi isolata ed esposta.

Conseguenze del bullismo sono soprattutto danni all’autostima o somatizzazioni; queste ultime sono espressione delle quote di stress accumulate nel subire e nel non reagire (mal di stomaco, giramenti di testa quando si deve andare a scuola, attacchi d’ansia e rabbia inespressa quando si è a casa, fino a rischio di sintomatologie di tipo depressivo).
Almeno la metà dei bulli persistenti sono anch’essi a rischio, nello specifico di problematiche antisociali e devianti che potrebbero manifestarsi già tra l’adolescenza e la prima età adulta.
Un dato sconfortante ci dice che i bambini e i ragazzi delle scuole italiane risultano coinvolti nel fenomeno del bullismo in modo quasi doppio rispetto ai loro coetanei europei.
A differenza di ciò che è opinione comune, il bullismo riguarda sia maschi che femmine, ma nei due sessi si esprime in modo differente: i maschi mettono in atto angherie di tipo diretto come aggressioni verbali e fisiche; le femmine invece usano solitamente modalità indirette di prevaricazione e le rivolgono quasi sempre ad altre femmine.
Il bullismo femminile viene spesso poco considerato perché meno vistoso di quello maschile, ma a causa di ciò più subdolo; di solito, la bulla si atteggia a “regina” lasciandosi circondare da una corte di “dame di compagnia” isolando chi non le è gradita e diffondendo su quest’ultima falsità e pettegolezzi sgradevoli con un atteggiamento persecutorio. Per la vittima designata diventa difficile chiedere aiuto perché spesso il comportamento bullistico è poco evidente e poi perché si tende – sbagliando! – ad attribuire l’isolamento della vittima ad una sua timidezza caratteriale.
Le età più a rischio di bullismo sono quelle comprese tra i 7-10 anni e tra i 14-17 anni.
Nel bullismo c’è anche un aspetto riconducibile alla martellante sollecitazione degli stimoli più diversi cui sono sottoposti i ragazzi di oggi, ossia la diminuizione della capacità di ascoltarsi e sentire, la perdita di contatto con le sensazioni e gli affetti, una povertà emotiva che sfocia nell’azione immediata o nell’ostilità ripetitiva le quali spesso possono coprire emozioni più profonde come la paura, la vergogna, la tenerezza, la voglia di contatto.
Sembrerebbe un’attesa di poche settimane l’introduzione di nuove regole nelle scuole ideate dal Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, dopo l’escalation degli episodi di bullismo registrati nello scorso anno scolastico, una sorta di ritorno al sette in condotta che già da tempo era reclamato da più parti. D’altronde, una soluzione andava trovata, viste le ultime stime ufficiali che ci dicono che uno studente su tre è stato vittima almeno una volta di atti di bullismo, per non parlare degli innumerevoli filmati violenti o di pessimo gusto registrati in classe attraverso i telefonini per poi essere inseriti su siti Internet.
Il Ministero della Pubblica Istruzione ha promosso, inoltre, una campagna nazionale contro il bullismo nota per il titolo dal messaggio di richiamo “SMONTA IL BULLO”, il cui numero verde per qualunque informazione è 800-669696.
Tutti i ragazzi dovrebbero poi ricordare che ci sono insegnanti e genitori che, quando non se ne accorgono da soli, vanno informati da alunni e figli perché alla situazione si trova sicuramente rimedio; l’importante è parlarne e non rimanere ancora soli nel proprio silenzio mortificato.
Ormai è necessario guardare da vicino questo fenomeno che probabilmente riguarda bambini e ragazzi vicini, vicinissimi a ognuno di noi. La strada che bisogna sempre provare a scegliere quando si è in difficoltà è quella della comunicazione, parlando e comprendendo insieme a un altro come affrontare il disagio. Non rinunciamo a esprimerci per la paura di non essere capiti o davvero aiutati, la parola è il mezzo principe che usiamo per vivere con gli altri.
Un ultimo consiglio.
Sarebbe bello se chi non si riconosce nelle vesti del bullo, ma neanche si rivede nel ruolo di vittima, non si limitasse a rimanere spettatore di fronte alle cattiverie gratuite, ma assumesse un ruolo partecipante prendendo le difese delle vittime. Acquisterebbe così agli occhi del gruppo un’autorevolezza antitetica a quella del bullo, intrisa di buon esempio e di solidarietà, in questo caso un vero leader degno di ammirazione.

Enza Di Giovine



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