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Riordino ospedaliero e sanità: «Presto una guardia medica per ogni piccolo comune»
La proposta di Giuseppe Marco Trombetta, Nuovo Psi: «A Celle San Vito, Faeto e Carlantino non c’è neanche la Guardia Medica, la Regione Puglia deve provvedere subito alle necessità delle popolazioni più distanti dai grandi centri urbani»

Foggia, 07.03.2005 - Carlantino, Celle San Vito e Faeto sono alcuni dei pochissimi comuni in Italia a non essere dotati di guardia medica. Il servizio di emergenza-urgenza, in tutto il territorio italiano, fu istituito nel 1980. La guardia medica più vicina a Carlantino è quella di Celenza Valfortore, comune distante sette chilometri. Ma la strada per arrivarci, già difficilmente transitabile in condizioni normali, diventa impossibile da percorrere nella stagione invernale a causa della nebbia, della neve e del ghiaccio. Distanza che si è rivelata fatale quando l’intervento del medico doveva essere immediato e quei sette chilometri, invece, hanno rubato troppo tempo. La Regione, dal 2000, ha comunicato che nel suo “prossimo” bilancio avrebbe previsto un impegno di spesa per provvedere all’attivazione della Guardia Medica a Carlantino. A causa di alcuni rallentamenti burocratici, però, i fondi hanno tardato ad arrivare. L’unica iniziativa della Comunità Montana è stata quella di stipulare una convenzione con la cooperativa di medici foggiani, la Spes, per assicurare il servizio. Il tutto, però, è durato solo dall’aprile al dicembre del 2001. Ma la battaglia per la guardia medica è stata avviata anche prima del 2000, quando si è data vita ad una petizione popolare. Per molte persone l’assenza del medico giorno e notte ha significato la morte. I tempi d’attesa di un medico dalla ”vicina” Celenza sono lunghi ed in tante occasioni al telefono della base celenzana non ha risposto nessuno. L’invito per venire incontro a questa esigenza arriva da Giuseppe Marco Trombetta, coordinatore nazionale dei Giovani del Nuovo Psi. «Il Piano di riordino sanitario è stato pensato per una sanità migliore e più efficiente. Purtroppo, come tutte le riforme, anche questo non è stato indolore. I prossimi cinque anni di Governo, però, dovranno puntare a rendere altamente efficiente il Piano di riordino. La nostra proposta, per sopperire alle carenze dei Piccoli centri, è quella di dotare i centri minori di una Guardia Medica, presidiando la provincia di Foggia con strutture poliambulatoriali potenziate e meglio dislocate nel territorio».

«Infrastrutture in Capitanata: da fare subito!»
Giuseppe Marco Trobetta, Nuovo Psi: «Stato di calamità e un piano per uscire dall’emergenza. Foggia e il Gargano hanno bisogno di strutture portuali e aeroportuali efficienti. Il Preappennino sia sottratto al disagio e all’isolamento»

Foggia, 07.03.2005 - Infrastrutture viarie, portuali e aeroportuali in Capitanata? «Un problema non più procrastinabile. Se la Regione Puglia e il Governo centrale tengono allo sviluppo di questa provincia lo dimostrino realizzando un imponente piano di dotazioni infrastrutturali che interessi Foggia, il Gargano e il Preappennino». È Giuseppe Marco Trombetta, coordinatore nazionale dei giovani del Nuovo Psi, a intervenire su una questione di vitale importanza per la Capitanata. «Si è perso troppo tempo e i risultati si sono visti tutti - continua Trombetta -. Che sia la Regione Puglia a rilanciare con forza la questione portuale e aeroportuale. Foggia ha bisogno di un aeroporto che la colleghi all’Europa, ai Balcani e all’area del Mediterraneo. Stesso discorso per il Gargano, se si vuole che turismo e commercializzazione dei prodotti tipici divengano volano di sviluppo». Sul dissesto idrogeologico e la disastrosa situazione viaria del Preappennino, Trombetta accoglie la proposta lanciata dal Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni e rilancia. «È necessario un piano decennale di contenimento del dissesto e, contemporaneamente, bisogna che la Provincia di Foggia e la Regione Puglia, di concerto con le amministrazioni locali e le forze attive del territorio, individui le priorità d’intervento per sottrarre le comunità montane al disagio e all’isolamento. Chiederemo lo stato di calamità per quanto ancora sta accadendo nel Preappennino Settentrionale e nella zona di Ripalta. I continui allagamenti mettono in ginocchio l’agricoltura e con essa un intero territorio».

«Un tavolo di concertazione interregionale per salvare le produzioni locali»
Dopo la chiusura della A 16, la stagione della raccolta del pomodoro è a serio rischio. Giuseppe Marco Trombetta, coordinatore nazionale del Nuovo PSI: «Dobbiamo provvedere immediatamente prima che l’economia agricola foggiana subisca un durissimo contraccolpo»

Foggia, 09.03.2005 - «Rischiamo di avere un duro contraccolpo su tutto il comparto agricolo locale. Dobbiamo provvedere immediatamente all’istituzione di un tavolo di concertazione interregionale che decida le linee guida per salvare le produzioni». Lo dichiara Giuseppe Marco Trombetta, coordinatore nazionale del Nuovo PSI, dopo la chiusura del tratto dell’A 16 che ha tagliato i collegamenti tra la Capitanata e la Campania: le prime stime dei tecnici prevedono la riapertura anche tra due anni. Una tegola sulla testa per gli imprenditori agricoli foggiani, soprattutto del comparto del pomodoro, che ora rischiano di vedere andare in fumo un’intera stagione. “Partiamo dal presupposto - afferma Trombetta - che se la nostra provincia avesse potuto contare su un sistema viario alternativo e, soprattutto, su una certa autonomia per quanto riguarda l’industria agroalimentare, ora non ci troveremmo in queste condizioni. Ma adesso dobbiamo ragionare in termini concreti e quindi dobbiamo intervenire subito, prima che parta la stagione del raccolto. Credo che la strada migliore sia l’istituzione di un tavolo di concertazione interregionale Puglia-Campania al quale siedano rappresentanti istituzionali, del mondo imprenditoriale e delle organizzazioni dei lavoratori per trovare insieme una soluzione”. Il rischio maggiore, se il tratto autostradale dovesse rimanere chiuso ancora a lungo, sarebbe quello di una perdita del potere di vendita del prodotto locale a causa di una maggiore incidenza dei costi di trasporto. «Considerate le strade alternative e il loro stato di percorribilità - spiega il coordinatore nazionale del Nuovo PSI -, il costo di trasporto potrebbe aumentare fino al 50 per cento, con una conseguente perdita del prezzo di mercato del prodotto. Se pensiamo che l’agricoltura, specialmente in Capitanata, è un settore a bassa redditività, possiamo immaginare cosa determinerà questo inconveniente. Le ragioni per intervenire immediatamente ci sono tutte. Non possiamo permettere che il settore primario della nostra economia subisca l’ennesima battuta di arresto. Tutto il territorio ne pagherebbe le dure conseguenze».

«Dazi all’import? Non siamo nel medioevo»
Giuseppe Marco Trombetta, coordinatore nazionale del Nuovo Psi: «Le nostre imprese devono investire in innovazione, ricerca e qualità. La richiesta di dazi all’importazione è anacronistica e non servirebbe alle aziende della nostra provincia»

Foggia, 09.03.2005 - «Non siamo nel medioevo!». Giuseppe Marco Trombetta, coordinatore nazionale del Nuovo Psi, liquida la vicenda con una battuta. Ormai da giorni, sia a livello nazionale con i Ministri della Lega, che a livello locale con la mobilitazione degli imprenditori del TAC, la richiesta di imposizione di dazi per le merci in arrivo dai paesi extraeuropei; il “dumping”, si dice, potrebbe essere un argine per l’ingresso in Italia di merci prodotte a basso costo nei paesi sudorientale, soprattutto in Cina, dove il costo minimo della manodopera altera i canoni della competitività delle produzioni italiane. «Non credo - afferma Trombetta - che imporre dazi servirebbe a qualcosa. Rischiamo di isolare l’economia italiana con un brutto contraccolpo alle nostre produzioni locali. Se analizziamo bene il fenomeno, vediamo che, al di là di una maggiore competitività dei prodotti orientali dovuta al bassissimo costo di produzione, il livello qualitativo delle importazioni è di gran lunga inferiore a quello italiano».
Unica via d’uscita, quindi, è sopperire a questo deficit. «Dobbiamo puntare sulla qualità - spiega il coordinatore nazionale del Nuovo Psi -, investendo in ricerca e innovazione, migliorando i processi produttivi e la commercializzazione. Abbiamo la possibilità di portare i nostri prodotti su mercati ancora inesplorati, inserendoci in nicchie ad alta rendita. Una buona prospettiva soprattutto per le aziende della nostra regione, che hanno fatto delle produzioni artigianali un elemento di novità riconosciuto ovunque. Quindi - conclude Marco Trombetta - sono convinto che nessun dazio possa competere con un prodotto d’eccellenza della nostra terra. L’importante è puntare sulla qualità, innovando le imprese familiari e investendo nella ricerca. Pensando anche di aggredire il mercato cinese con i nostri prodotti».

«Occupazione, progettiamo un nuovo Patto per lo sviluppo»
Il coordinatore nazionale del Nuovo PSI, Giuseppe Marco Trombetta, chiama a un confronto imprenditori, sindacati e società civile

Foggia, 09.03.2005 - Incentivi alla creazione d’impresa e vera formazione. Sono queste le direttrici lungo le quali costruire il benessere delle aree più disagiate della Capitanata, attraverso un nuovo Patto per lo sviluppo che coinvolga Provincia di Foggia, Comunità Montane e Regione Puglia. È una la proposta lanciata da Marco Trombetta, coordinatore nazionale del Nuovo Psi, alle forze attive del territorio: imprenditori, sindacati e società civile. «Il problema disoccupazione non investe soltanto Foggia - dichiara Trombetta -, ma tutte le cittadine della provincia. A Lucera sono in 9.000 tra precari, inoccupati e disoccupati iscritti alle liste del Centro Territoriale per l’impiego. Nel Preappennino Settentrionale altri 6.000. Questo vuol dire che il disagio e le difficoltà di non avere un lavoro coinvolgono 15.000 persone su un’area che conta poco meno di 60.000 abitanti. E’ un dato allarmante. Occorre una politica coraggiosa e lungimirante, che sappia puntare sulla vocazione agroalimentare e turistica del territorio, con scelte che portino incentivi atti a attrarre investimenti per nuove iniziative imprenditoriali. È necessario espandere e consolidare le filiere produttive in direzione dei mercati nazionali e esteri, valorizzando le potenzialità del territorio attraverso la programmazione negoziata, la formazione al lavoro e l’innovazione tecnologica».


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