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Valerio Ricci: «A Biccari si amministra secondo la logica delle tradizioni»
Consiglio Comunale, Ricci è un fiume in piena nell'intervista rilasciata al nostro net-journal: «Si è assistito ad un teatrino patetico, col sindaco che ha dimostrato tutti i suoi limiti nella conduzione dell'assemblea».

Biccari, 02.06.2005 - L'ultimo consiglio comunale svoltosi il 26 maggio scorso alle ore 18:00 presso la sala delle adunanze del Municipio di Biccari è stato caratterizzato da un clima accesissimo tra il sindaco Giuseppe Picaro (che riveste anche l'incarico di presidente del consiglio fin dal suo insediamento risalente ad un anno fa), qualche esponente della maggioranza ed alcuni rappresentanti della opposizione, primo su tutti il consigliere Valerio Ricci.
I dissapori nacquero già all'alba delle elezioni amministrative di Biccari avvenute nel 2004, quando due schieramenti composti da altrettante liste civiche, si contendevano la probabile vittoria. Nessuna etichetta partitica, quindi, da entrambe le parti, che sanciva una sorta di imbarazzo nel riconoscere quale fosse la componente di centrodestra e quale quella di centrosinistra, malgrado qualcuno si sia affannato a ritenere che la lista facente capo all'attuale sindaco si riconoscesse nell'Ulivo e, quindi, nel centrosinistra.
«Non è assolutamente così - dice infatti Valerio Ricci in una intervista al nostro net journal - perché in quella lista vi erano pure dei candidati indipendenti, mentre noi eravamo una lista civica pura. E aggiungiamo che in quella lista, presunta di centrosinistra, c'erano anche due ex elementi di Alleanza Nazionale, senza contare che uno di essi fu addirittura candidato al Senato nella Fiamma Tricolore alle politiche del 1996, e sto parlando di Nicola Sessa, che poi è diventato indipendente… Figuriamoci, quindi, se si può parlare di centrosinistra!?! Almeno noi abbiamo avuto il buon gusto di dire alla gente che eravamo una vera lista civica quando ci siamo presentati col nome di “Biccari Nuova”…»
Mentre l'altra lista civica non si è presentata come tale nei fatti, a quanto vuol far capire?
«Loro hanno dichiarato dai palchi, durante le elezioni amministrative dello scorso anno, che erano l'Ulivo e il centrosinistra, ma ripeto, nella lista, nella composizione dei candidati».
Durante il consiglio comunale ultimo sembra siano venuti al pettine diversi nodi, richiamando attriti sulla questione appena citata e nel quale Lei sembra essere stato una sorta di spina nel fianco dell'attuale situazione politica e amministrativa. Cos'è accaduto, in realtà?
«Nell'ultimo consiglio comunale c'è stato il consigliere di maggioranza Antonio Casasanta, che ha esordito nel suo intervento parlando di imprecisioni nella logica delle appartenenze, ecco perché ci ho tenuto ad anticipare quanto detto poc'anzi. Anche perché bisognerebbe capire bene come mai egli sia stato ripreso dal circolo di Alleanza Nazionale di Biccari, che pubblica un foglietto periodico, dove alla pagina 5 parla proprio di certi “Affari Familiari”, parafrasando il ruolo del fratello Salvatore, responsabile del settore Affari Generali del Comune di Biccari. Una pagina interamente dedicata alla famiglia Casasanta».
Un articolo fortemente ironico, a quanto pare…
«Su questa pagina sono riportate notizie circa gli incarichi ricevuti in maniera ininterrotta, da un certo periodo, mentre lui viene a parlare in consiglio comunale chiedendo agli altri di specificare la loro appartenenza. Non so se abbia le qualità morali per asserire cose del genere».
Che idea si è fatto degli ultimi lavori consiliari?
«Secondo me si è assistito ad un teatrino patetico, col sindaco che ha dimostrato tutti i suoi limiti nella conduzione dell'assemblea. Giusto per dare la dimensione del caso, ho eccepito fin da subito che le cose non seguono affatto le regole democratiche. Prendiamo il fatto della costituzione dell'assemblea, la convocazione dell'adunanza… L'articolo 29 dello statuto comunale dice chiaramente di istituire la conferenza dei capigruppo, che coadiuvi il sindaco nella programmazione e nella organizzazione dei lavori consiliari».
E quindi?
«Ho chiesto al sindaco, visto che eravamo in fase di costituzione, dopo il regolare appello, richiamandomi allo statuto, così come riportato nel foglio della convocazione, di riferire al sottoscritto ed ai presenti in aula se l'adunanza fosse stata convocata attraverso lo strumento della conferenza dei capigruppo e, se questo fosse avvenuto, di darmi lettura del processo verbale».
La risposta?
«Il sindaco ha riferito che non si è tenuta la conferenza dei capigruppo perché, siccome a Biccari, in passato, non si è mai attuata, lui ha ritenuto di non farla. Allora prendendo atto io stesso che a Biccari si amministra sulla logica delle tradizioni, anziché su quella delle regole, ho chiesto al sindaco di dirmi a che titolo lui si arroghi i poteri delle funzioni della conferenza dei capigruppo…».
La risposta?
«Nessuna!».
Perché?
«Perché ha ritenuto di non essere obbligato a rispondere. Prendo atto, quindi, che il sindaco non è in grado di convocare un'adunanza».
Quali conseguenze possono scaturire da quello che Lei ritiene un atto grave?
«Personalmente mi attiverò affinché il Prefetto sia messo al corrente del fatto grave e sconvolgente! Ecco perché l'ultimo consiglio comunale, a mio parere, ha dato tutta l'impressione di assistere ad un numero di avanspettacolo. Si tratta di quel pressappochismo che lascia cadere le braccia ad ogni buona regola democratica… Tra l'altro, cosa gravissima, abbiamo subito l'arroganza di ritenere che si stesse parlando di cose inique o inutili: cioè la costituzione di una pubblica adunanza e le sue modalità sono da ritenersi una questione iniqua. Così vengono trattati i consiglieri comunali dal sindaco Picaro! Questo è giusto che si sappia! Li priva dei loro diritti e in aula, pubblicamente, dice che si tratta di cose inutili! Lui si trincera affermando che, siccome il comma 2 dell'articolo 29 recita che il regolamento e la funzionalità della conferenza dei capigruppo è disciplinata dal regolamento del consiglio comunale, e siccome il regolamento non prevede la funzione della conferenza dei capigruppo, ha ritenuto non considerare la cosa. Io ho fatto notare al sindaco, invece, che è lo statuto la legge del Comune, non il regolamento e che quando si tratta di modificare lo statuto e il regolamento intervenendo su articoli “ingombranti”, questa amministrazione è sempre pronta a mettersi all'opera per effettuare quelle modifiche; mentre quando si tratta di applicare la norma…».
Può essere più chiaro?
«Mi ha stupito, per esempio, quando si è discusso della decadenza del revisore dei conti, perché in fatto di revisione dello statuto ci si è accorti che avrebbe potuto esserci una qualche forma di incompatibilità tra il revisore dei conti e il consigliere, cioé il sottoscritto. Quindi lì si è andati ad applicare la norma (non so se in maniera legittima); quando, invece si tratta di applicare rigidamente una disposizione statutaria, si preferisce applicare la logica delle tradizioni, venendosene fuori con frasi del tipo “Non l'abbiamo mai fatto, quindi non lo facciamo…”. È il caso di dire: due pesi e due misure».
Dopo i primi dieci punti all'ordine del giorno pare che gli attriti siano proseguiti quando avete affrontato l'undicesimo argomento…
«Durante la trattazione dell'ultimo punto (Proposta di deliberazione dei consiglieri Sessa Antonio e Ricci Valerio ex art. 21 del Regolamento del Consiglio Comunale, concernente la costituzione del Gruppo Consiliare denominato “Alleanza Nazionale”), mi ha molto stupito l'intervento del consigliere Casasanta, che ha ritenuto di prendere subito la parola».
Perché si è stupito?
«Casasanta ha letteralmente inveito contro di me e contro di Sessa, paventando la nostra ambiguità politica, nonostante lui sappia benissimo che non ho la tessera di alcun partito. Non ho ben compreso a che titolo mi si cataloghi in quel modo se proprio per Casasanta si accosta benissimo, invece, la morale di una favola: “I difetti propri dietro le spalle. I difetti altrui innanzi agli occhi”. Lo invito ad andarsi a ripassare la pagina che il circolo di Alleanza Nazionale gli ha dedicato quando, per esempio, viene riportato sul foglietto che “Caterina Ingelido, moglie di Antonio e cognata di Salvatore…, negli ultimi anni ha avuto dal Comune di Biccari i maggiori e migliori incarichi”, aggiungendo che “…ci vorrebbe un libro intero - e non di barzellette - per elencarli!”. Poi si parla di “Michele Saldarelli, suocero di Salvatore. Nella graduatoria degli edifici distrutti o danneggiati dall'evento sismico del 31 ottobre 2002 (quello tristemente famoso per i bimbi di San Giuliano), approvato con delibera di G. C. n. 32 del 02.08.2004, due dei sette edifici privati danneggiati a Biccari sono suoi, per un contributo complessivo pari a Euro 54mila”. Non so, quindi, se Casasanta avesse le qualità per venire in aula e inveire contro due consiglieri, visto che c'è un papiro contro cui non mi risulta sia pervenuta replica alcuna e, di conseguenza, devo pensare quel che mi hanno insegnato, cioè che a volte il silenzio è forma di assenso. Questo è il clima che si respira in consiglio comunale».
Il resto dell'assise consiliare è intervenuto nel dibattito animato?
«Beh, si è scatenato un lunghissimo dibattito. Ma la cosa che definirei alquanto curiosa è stato l'intervento del sindaco che ha letteralmente “comiziato” (si è rivolto al pubblico presente esordendo con le classiche parole “Cari concittadini…”) e che ha consentito che anche dal pubblico si inveisse contro alcuni consiglieri. Ma lui chiaramente non ha eccepito nulla. Anzi, ha permesso che continuassero le invettive provenienti dal pubblico, senza garantire un minimo di decoro all'assemblea. Quando il pubblico inveiva, il presidente dell'assemblea non ha avuto da ridire assolutamente nulla! Questo, ribadisco, è il trattamento riservato ai consiglieri comunali! Mi sento in dovere, allora, di “denunciare pubblicamente” questo modo di fare, del tutto privo di qualsiasi regola o buon gusto».
Dopo quel che ritiene sia accaduto, gli umori popolari trasmettono qualcosa?
«La gente deve trarre da sé le conclusioni. A me interessa esclusivamente l'applicazione delle norme e delle regole per il rispetto. La piazza, poi, può giudicare come crede questi aspetti che si manifestano in tutto il proprio scempio. La chiarezza nell'applicazione delle regole ritengo sia fondamentale. Tant'è che io stesso non ho ben compreso cosa abbia deliberato il consiglio comunale riguardo all'ultimo “a capo”: lo saprò quando avrò preso visione dell'atto deliberativo. Su quel punto abbiamo eccepito la legittimità della costituzione di quel gruppo consiliare in aderenza allo statuto e al regolamento consiliare, chiedendo al sindaco e all'intero consiglio di deliberare lo scioglimento di quel gruppo, in quanto non aderente alle disposizioni statutarie e regolamentari. Abbiamo cioè chiesto, ma la nostra proposta è stata respinta, che fosse dichiarata la decadenza del consigliere Antonio Checchia dalla Comunità Montana, in quanto non rappresenta più, a nostro avviso, la minoranza del consiglio comunale di Biccari, essendo i tre consiglieri Mignogna, Checchia e Virgilio dissociatisi dal gruppo di minoranza di appartenenza, costituendo un gruppo di Alleanza Nazionale che secondo noi e secondo i termini statutari del regolamento del Comune di Biccari non può esistere. Ad un certo punto ho dovuto abbandonare l'aula, quando ho constatato che il presidente si rivolgeva ai cittadini presenti, facendo un vero e proprio comizio, anziché ai consiglieri presenti. Molti hanno notato che addirittura non vi era nemmeno più la presenza della segretaria comunale, ma evidentemente quest'ultimo aspetto esula da qual che stava accadendo…».
Cosa è accaduto al momento di votare quel punto?
«Mi è sembrato di capire, dopo la bocciatura della nostra proposta, che si sia votata la validità della costituzione del gruppo, che non può chiamarsi più “Gruppo Alleanza Nazionale”, bensì “Gruppo Misto di Minoranza”, almeno presumibilmente. Cosa alquanto anomala, se si considera che trattasi di tre persone che provengono da una stessa lista e, quindi, da uno stesso gruppo di appartenenza. Non si comprende dove sia l'eterogeneità per definire, quel gruppo, misto!?! E poi, cosa significa gruppo misto di minoranza? Non se ne è mai sentito parlare finora. Ma mi riservo, come già detto, di verificare attraverso la lettura della delibera. I lavori si sono susseguiti con questo tipo di atmosfera blanda».
Lei ha detto che fu aggiunto, all'ultimo momento, un dodicesimo “a capo”…
«Sì, si trattava di qualcosa attinente all'assegnazione di un suolo, ma era un “a capo” legittimo, nulla da eccepire».
Come giudica l'operato amministrativo di questa maggioranza al Comune di Biccari?
«Secondo me dopo questo primo anno non hanno messo in opera cose eclatanti o di rilievo, anzi…».
Le linee programmatiche?
«Sono state presentate solo inizialmente, durante l'insediamento. Non mi risulta, però, fino ad ora, che sia tornate in consiglio comunale per la discussione. Ma anche qui mi riservo di far applicare lo statuto comunale. In questo anno solare, visto che ci siamo insediati a giugno del 2004, io non ricordo affatto un solo intervento di questa amministrazione a livello concreto. Noto, invece, una contrazione di mutui continui, tutti a carico del bilancio comunale. Se mi chiedeste cosa mi viene in mente di meritevole, che sia stato messo in atto dall'attuale amministrazione durante questo primo anno, risponderei che non mi viene in mente assolutamente nulla».
Eppure, da quel che si evince, parrebbe che ci sia abbastanza collegialità nella maggioranza…
«Sono tanti i motivi che fanno pensare allo stare in piedi. Il sindaco, infatti, non perde occasione per promulgare la bontà delle azioni amministrative e, malgrado ciò, nel primo anno non si è visto altro che il nulla. È facile, infatti, confondere l'ordinaria amministrazione, fatta di prassi normalissime e di atti dovuti (per esempio l'amministrazione vantava il fatto di aver rilasciato una concessione edilizia in quindici giorni per lo stabilimento della Diamond Sud), così come nel momento in cui, per esempio, noi abbiamo un protocollo in piedi del Patto Territoriale, in cui ci impegnamo all'accellerazione dei procedimenti burocratici dell'iter amministrativo per il rilascio di concessioni di vario genere, è ordinaria amministrazione. Ma ben altra cosa è l'amministrazione straordinaria, di cui a questa amministrazione non riconosco rilievi particolari».

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