‹‹·········


Guida all'uso
Forum
La redazione
Contatti
Links
Indicazioni utili
In giro per Lucera
Le attività
Strade e contrade
Luceriae Historia
Accade in Provincia


Arte
Letteratura
Musica
Religione
Filosofia
Psicologia
Sociologia
Gestalt
Teatro
Cinema
Televisione
Scienze
Diritto
Economia
Storia
Agricoltura
Ambiente
Mestieri
Fuori orario

Barzellette, detti,
aforismi, metafore e parodie…
Raccontate la vostra
In Provincia
| Vai all'argomento principale | Vai all'indice |
Giovanni Picaro, sindaco di Biccari, replica alle accuse del consigliere Valerio Ricci
«È vero che il consiglio è stato patetico, ma lo è stato perché in assoluto silenzio, la maggioranza ha ascoltato i proloqui tra le due minoranze»

Biccari, 09.06.2005 - Il sindaco Giovanni Picaro non ci sta a quanto appreso dalle dichiarazioni rilasciate dal consigliere di opposizione Valerio Ricci in un'intervista al nostro net-journal del 2 giugno scorso e replica punto su punto a quelle che Picaro ritiene accuse infondate, evidenziando, invece, che a Biccari si amministra in modo sano e che la città gode di ottima salute, così come pure l'amministrazione. Pubblichiamo di seguito la lunga intervista al sindaco di Biccari, che è venuto a trovarci direttamente in redazione sabato scorso, 4 giugno 2005.
«Devo innanzitutto premettere - ha esordito Picaro nell'intervista - che non è mia abitudine fare polemiche, quindi questa replica credo sia doverosa per chiarire alcune dichiarazioni che mi sembrano non esatte, poiché confermate dai fatti».
Ci può prospettare meglio la situazione dal suo punto di vista?
«Già il titolo dell’intervista rilasciata dal consigliere Valerio Ricci, “A Biccari si amministra secondo la logica delle tradizioni”, è un titolo poco appropriato, visto che a Biccari si amministra secondo la logica delle regole. Evidentemente qualcuno vorrebbe altre regole. La regola è che Valerio Ricci è minoranza della minoranza».
Si può spiegare meglio?
«Voglio dire che sono bastati pochi mesi perché l’unico gruppo di minoranza, denominato “Biccari Nuova”, si è sfaldato nell’arco di questo primo anno di legislatura, ma già da parecchio per la verità, dividendosi in due gruppi, l’uno formato da tre consiglieri e l’altro da due. Ecco perché Ricci e Sessa fanno parte di un gruppo di due consiglieri che, in base ai numeri, sono minoranza della minoranza. Evidentemente questo ruolo, al Ricci, sta stretto e vuole scaricare sulla mia persona quello che il popolo biccarese e i partners della minoranza gli hanno dato».
Quanti componenti conta il consiglio comunale di Biccari?
«Il consiglio è formato da undici consiglieri di maggioranza più il sindaco e cinque consiglieri di minoranza. Nella scorsa tornata elettorale, coincisa col mese di giugno del 2004, poiché vi erano due liste soltanto (undici provenienti da una lista di maggioranza e cinque da una di minoranza), ci siamo insediati con la formazione di due gruppi: “Uniti per Biccari”, cioè l’Ulivo, l’altro “Biccari Nuova”».
Cosa accadde poi?
«Abbiamo eletto, alla prima seduta, i rappresentanti della Comunità Montana, nominando due della maggioranza ed uno della minoranza. Già in quella occasione la minoranza, dalle urne, uscì divisa, dato che un consigliere, Checchia, ha preso tre voti, mentre un altro ne ha presi due. Chiaramente io ho proclamato il risultato delle urne, due e uno. Bisogna dire che all’epoca, pur essendo possibile mettere in atto degli inciuci, per esempio che la maggioranza potesse influenzare l’eletto della minoranza, quest’ultima, correttamente, s’è votata i suoi, così come ha permesso che la minoranza si votasse i propri».
Si è trattato, insomma, di aver applicato un principio democratico, così stante le cose… Cosa che, invece, Valerio Ricci Le contesta.
«Dopo qualche mese, il gruppo di minoranza si divise: accadde che tre consiglieri, così come previsto dallo statuto comunale, hanno comunicato a me e al segretario comunale la costituzione di un nuovo gruppo, denominato “Alleanza Nazionale”, avente come capogruppo il consigliere Virgilio. Da parte nostra abbiamo ritenuta valida la costituzione».
Reazioni?
«Successivamente, il Ricci, che accusa il sottoscritto di amministrare secondo le tradizioni, si è messo in contatto con me (in quel periodo ero infortunato per una frattura all’omero sinistro). Venne a prendermi con la sua macchina, portandomi alla sede di “Prospettiva Subappennino”».
Perché La portò a “Prospettiva Subappennino”?
«Sostanzialmente per dirmi: “Io e Sessa vogliamo farla finita, perché è nostra intenzione dialogare con te e con la maggioranza. Ma in cambio mi devi dare la Comunità Montana”, proponendomi quello che, poi, hanno messo per iscritto».
E cioè?
«Cioè che io dovevo, attraverso la maggioranza e il consiglio comunale, dichiarare illegittima la costituzione del gruppo di AN, dichiarare decaduto l’attuale rappresentante della minoranza, rifare le votazioni, dichiarare i tre consiglieri (senti senti), senza prerogativa, cioè, in sostanza, quei tre consiglieri non avrebbero più potuto votare e che, infine, a rappresentare la minoranza avrebbe dovuto essere o lui o Sessa: cioè lui, il Ricci. Questo perché poi, eletto alla Comunità Montana, mentre a Biccari è opposizione al centrosinistra, alla Comunità Montana si sarebbe schierato col centrosinistra. Veniva, quindi, meno uno che si schierò con AN alla Comunità Montana e si metteva in atto l’operazione di guadagnare un componente, cioè lui, nella Comunità Montana. Questa è la storia vera».
Quale è stato il Suo approccio in proposito?
«Ho risposto che, a titolo personale, non avevo nulla in contrario sul fatto che i due, Ricci e Sessa, dialogassero con me e la maggioranza. Avrei dovuto, quindi, informare della cosa gli altri partners della coalizione maggiorente, pur sapendo che non vi fossero problemi sotto questo aspetto. Mentre il problema vero era rappresentato dal fatto che non credevo vi fosse legittimità nell’applicare il suo “desiderata”, poiché è fuori da ogni regola amministrativa dichiarare che tre consiglieri non possano esprimere il loro voto e la propria appartenenza. Tuttavia, siccome non sono un amministrativista di professione, in quanto insegno numeri ed aspetti regionieristici e non diritto, riferii che mi sarei recato dal legale della amministrazione per chiedere lumi».
Ed è quello che fece?
«Certamente! Ma voglio risparmiarVi quale sia stato il giudizio del legale, per rispetto della figura del consigliere e sottolineare che si è trattata di pura fantasia. Ho informato l’altro componente di minoranza, Sessa, al quale ho anticipato quella che sarebbe stata l’intenzione della maggioranza durante la discussione in consiglio comunale…».
Vale a dire?
«Si sarebbe ritenuta legittima la costituzione del gruppo, invitando i consiglieri a cambiare denominazione, perché interpretando nella sostanza, non è possibile proibire a tre consiglieri di dar vita a un nuovo gruppo. Del resto, lo statuto comunale recita che è possibile, ma che deve chiamarsi gruppo misto. Ecco perché avevo anticipato la volontà di dichiarare legittima quella costituzione del gruppo ed ho invitato i tre consiglieri a mutare denominazione. Cosa che hanno già fatto per la verità. Tutte le altre richieste andavano invece respinte».
Pare proprio che Ricci abbia contestato anche l’appellativo di “misto”, perché secondo egli non poteva chiamarsi tale se formato da tre componenti di una stessa lista.
«Ma dove sta scritto? Stando al nostro regolamento, il gruppo misto è quella composizione per cui se più consiglieri lasciano un gruppo e non vogliono accettare di andare in un altro gruppo preesistente, possono costituirne uno che si chiami misto. Il termine non va, quindi, preso alla lettera. Comunque ho anche detto, durante la seduta consiliare: “Abbiamo lo statuto comunale attuale. La maggioranza lo interpreta in questo modo. Il sottoscritto dichiara e prende impegno solenne che, dopo l’estate prossima, si terrà una seduta monotematica di rivisitazione dello statuto comunale di Biccari. È uno statuto, d’altronde, che io stesso avevo già trovato e che non è stato elaborato dal sottoscritto. L’ho trovato e cerco di applicarne le regole, sì come veniva applicato dallo stesso Sessa quando era sindaco di Biccari. Statuto che il consiglio comunale di Biccari, in data 15 luglio 2004, ha modificato».
Perché il consiglio comunale ha ritenuto di modificare lo statuto?
«Perché la nuova maggioranza, insediatasi circa un mese prima della modifica, aveva preso impegno di allargare la giunta a sei componenti, mentre lo statuto, fino a quel momento, ne prevedeva quattro. Si è permesso anche di allargare, quindi, la partecipazione. Il consigliere Valerio Ricci non fece alcuna obiezione durante la seduta dedicata alla modifica dello statuto».
Cosa si sente di dire a proposito della mancata convocazione, prima dell’ultima seduta consiliare, circa la conferenza dei capigruppo, che il Ricci le ha contestato?
«Lo statuto dice che è disposta la conferenza dei capigruppo…, ma al comma successivo dice che per funzionare la conferenza dei capigruppo, occorre fare un regolamento che non ho affatto trovato. Quel che non si vuol comprendere e che chi è maggioranza deve governare. E anche se un giorno facessimo un regolamento circa il funzionamento della conferenza dei capigruppo, bisogna sempre comprendere che, alla fine, chi decide sarà la maggioranza. Vedete, non è che io non abbia fatto il regolamento in quanto non voglio confrontarmi con i capigruppo, ma solo perché ritengo che, alla fin fine, la minoranza dovrebbe assurgere al ruolo di propositore costruttivo. Fin quando in un consesso esiste una maggioranza granitica, come quella che ho l’onore di rappresentare, la minoranza ben venga quando voglia porsi in maniera propositiva. Ma se quest’ultima vuole sfottere - testuale, ndr -, per usare un termine forte, o se vuole assurgere al ruolo di maggioranza, non c’è verso. Voglio risparmiarvi il modo in cui hanno replicato i tre componenti della minoranza costituenti il nuovo gruppo misto».
Si dice che l’ultimo consiglio comunale sia stato definito patetico. Lei cosa dice?
«È vero che il consiglio è stato patetico, ma lo è stato perché in assoluto silenzio, la maggioranza ha ascoltato i proloqui tra le due minoranze».
Quindi Lei dice che si era venuto a creare una sorta di maggioranza e opposizione nella minoranza stessa…
«Ma è chiaro! Perché secondo voi, dal momento in cui ai tre viene detto che non devono avere diritto al voto, come avrebbero dovuto reagire? Ve lo lascio solo immaginare. Al che, i dodici della maggioranza, sono stati in assoluto silenzio e il sindaco ha fatto solo da moderatore. La matassa dovevano, com’era giusto, sbrogliarsela tra loro. Quando, poi, hanno terminato, è intervenuto il consigliere di maggioranza Casasanta, che, essendo il segretario sezionale della Margherita, il mio partito, ha fatto un intervento più politico che tecnico e ha detto delle enormi verità».
In sostanza, cos’ha detto?
«Rivolgendosi all’altra parte ha riferito, in sostanza: “Signori, dopo pochi mesi siete usciti allo scoperto e vi siete rotti”. È una grande verità. Casasanta ha anche aggiunto: “Caro Ricci, vuoi sempre adottare la politica dei due forni? A Biccari sei opposizione, contro il centrosinistra e schierarti con questo alla Comunità Montana. Del resto, è la stessa cosa che hai fatto al Consorzio Prospettiva Subappennino, dove, qualche mese fa si sono rinnovati gli organi sociali e il nuovo consiglio di amministrazione, - con a capo Raffaele Cariglia, candidato per la Margherita a Foggia - dove su nove componenti, sei o sette sono rappresentanti di comuni di centrodestra… E Biccari sta fuori.”».
Ma perché, secondo Lei, tutto questo veleno, se ci è consentito chiamarlo tale?
«Il discorso parte da lontano, e precisamente dal 2001, quando Michele Ricci si fece nominare molto abilmente, dopo che lo revocai io stesso da Biccari, rappresentante di Anzano ed ha continuato, imperterrito… Sono in possesso di pareri… ed ho segnalato la cosa anche al Prefetto. Essendoci stato un vuoto, il vicepresidente doveva essere rieletto, mentre lui continuò a fare il vicepresidente. Poi, nel 2002, ci fu il rinnovo delle cariche al consorzio Prospettiva Subappennino e si pretendeva che io nominassi rappresentante, visto che non ci andavo più io, uno in quota all’UDEUR. Io mi rifiutai e nominai, invece, Tursilli».
E cosa comportò tutto ciò?
«Che Biccari non fu rappresentata in consiglio di amministrazione. Queste cose io le feci presenti in sede assembleare. Sta di fatto che il Patto, attualmente, non è più un tavolo a tre gambe, ma a due, cioè basato sull’asse Bovino-Lucera. Ma quello che fa male, è che se rivisitiamo la rassegna stampa di Prospettiva Subappennino, ci si accorge che non c’è uno scritto contro Biccari, ma, anzi, solo a favore. Solo che poi si arriva al momento ufficiale e Biccari non c’è. Ma nel 2002 restò fuori anche Lucera, ed io dissi già all’epoca che era a dir poco osceno che, i comuni che fino a quel momento avevano espresso due vicepresidenti (Biccari e Lucera), stavano fuori dal consiglio di amministrazione di Prospettiva. Nessuno volle ascoltarmi».
C’è dell’altro?
«Arriviamo al 2004. Accordi preelettorali… Il centrosinistra di Biccari, e non il sottoscritto, con Margherita, DS, SDI, invitò l’UDEUR a far parte della coalizione. Due serate solo di verbali e di trattativa finita, però, prima che iniziasse»
Come mai?
«Perché l’UDEUR aveva detto no alla riconferma della candidatura del sottoscritto, il quale veniva proposto unanimamente dai tre partiti, ma aveva detto no anche a qualunque altro in quota ai tre partiti della coalizione. Voleva, insomma, per fare il centrosinistra, il proprio candidato sindaco».
Risultato?
«Come già ho detto, ci siamo salutati e l’UDEUR non è entrato. Dopo un po’ questi signori non si sono chiamati più UDEUR, perché il signor Mastella aveva esautorato il segretario provinciale del partito, mentre noi abbiamo fatto il centrosinistra, e non queste fesserie che si dicono qua - riferendosi alle dichiarazioni di Valerio Ricci, ndr -, tant’è che alla mia presentazione hanno preso parte Pino Marasco (coordinatore provinciale della Margherita) e l’On. Giannicola Sinisi, solo per fare qualche esempio. Il primo comizio di apertura della campagna elettorale ha contato la presenza del consigliere regionale DS Dino Marino, Gero Grassi (coordinatore regionale della Margherita), l’On. Lello Di Gioia dello SDI ed ho concluso io stesso in qualità di candidato sindaco di Biccari».
Mentre gli avversari?
«Dall’altra parte, quando hanno presentato la lista, erano presenti Chieffo (presidente provinciale di AN), l’assessore regionale di AN Roberto Ruocco e Michele Ricci. In quella occasione, mentre gli altri fecero dei discorsi politici soft, il Michele Ricci ebbe a definire l’allora ancora sindaco di Biccari “il nulla”. Allora mi chiedo: che matrice è la loro? Nella lista, tutti i candidati dell’alleanza, a fianco tenevano l’appartenenza e l’attuale consiglio comunale, di maggioranza, è formato da cinque componenti della Margherita, tre dei DS, due dello SDI e due indipendenti. Di questi ultimi, una è una ragazza alle prime esperienze, proveniente da una famiglia democristiana, mentre l’altro, Sessa Nicola, è uno che in passato ha avuto esperienze di destra, ma che in questo momento ha accettato di far parte di una lista di centrosinistra, ma da indipendente».
Passiamo al momento in cui il consigliere Valerio Ricci ha riferito di aver abbandonato l’aula consiliare…
«Voleva abbandonare l’aula, ma non l’ha mai abbandonata… Voglio ricollegarmi a questo scempio politico di Ricci dirigente regionale della Margherita. Dopo che venne fatto fuori dall’UDEUR, Michele Ricci ha bussato alla porta della Margherita regionale e lo hanno fatto entrare. Abbiamo tenuto incontri nella sede regionale della Margherita, alla presenza di Marasco, di Follieri, di Paglia… Il sottoscritto ha fatto presente, anche prima delle elezioni, questo scempio all’On. Fioroni (responsabile degli enti locali della Margherita). Gero Grassi, sul palco disse: “La Margherita a Biccari è rappresentata da Giovanni Picaro, mentre altri hanno fatto scelte personali”. Giovanni Picaro ha inoltrato richiesta di espulsione, dalla Margherita, di Michele Ricci».
Come è stata presa questa richiesta che Lei ha presentato?
«A novembre del 2004, furono investiti della questione i probiviri regionali. Un vostro compaesano, Antonio Chiella, ne fa parte. I probiviri hanno testualmente detto: “Tutto quanto dici corrisponde al vero… È contro il regolamento del partito… Tuttavia, non possiamo espellere chi non è mai entrato nella Margherita”. Dopo mi fermai, perché subii il lutto a seguito dell’incidente di mio figlio e, da quel momento, mi sono detto: “Da oggi in poi, non parlare più contro nessuno”. Così oggi, non sto dando miei giudizi, ma raccontando fatti. Pertanto, leggere quello che ho letto e mettere in discussione che l’amministrazione comunale di Biccari sia una amministrazione di centrosinistra è, a dir poco, vergognoso per chi rilascia queste dichiarazioni, perché tutta la provincia, nel 2004, ha guardato a Biccari, così come a tutta la provincia era stato dato il messaggio che Picaro avrebbe perso con uno scarto, come minimo, di trecento voti, perché era stata fatta una lista dei grandi notabili della politica: tutti contro Picaro».
Poi come andò a finire?
«Che ho vinto, abbiamo vinto, con duecento voti di scarto. E l’assurdo è, numericamente parlando, che se si fa il totale dei voti di preferenza dei candidati della mia lista, sono, in totale, minori dei voti di preferenza dei candidati dell’altra lista».
Sta quindi dicendo che Lei ha rappresentato il valore aggiunto, o che è stata determinante la presenza di un candidato forte come Lei si ritiene?
«Lo avete appena detto: vuol dire che è stato determinante il candidato sindaco. Non a caso, e Valerio Ricci è bene che ne prenda atto, il sottoscritto è il primo, nella storia di Biccari, ad essere stato riconfermato sindaco. E ciò dovrebbe indurre a pensare che solo chi è cieco o chi non vuol vedere, non si accorge di quello che è stato fatto a Biccari e di quel che si sta facendo».
È proprio un altro aspetto contestato dal consigliere Ricci…
«Beh, mentre altrove non si approvano i bilanci, a Biccari il bilancio è stato approvato a fine marzo. Nel bilancio di previsione 2005 non vi è nessun aumento di imposizione fiscale, nonostante i tagli dei trasferimenti operati dal governo; nonostante non ancora partiamo con l’eolico. E a Biccari, questo perdura da quando è stato eletto sindaco il sottoscritto. Tant’è vero che, non solo non si aumentano le tasse, ma non vi è la famosa addizionale Irpef. L’acqua, 24 ore si 24, con questo sindaco, costava 990 lire al metro cubo e tanto costa ancora. L’unico adeguamento, perché costretti, l’abbiamo dovuto adoperare per quanto riguarda la Tarsu, ma stiamo ancora al di sotto del 100%. Dal punto di vista delle opere pubbliche, mentre in molta parte della provincia non accade nulla, Biccari è un cantiere di lavoro pubblico, con sette o otto lavori in esecuzione…»
Nonostante il Ricci parli di amministrazione ordinaria?
«Ricci cade in contraddizione, quando dice che io faccio i mutui. Se li faccio non è mica per portarmi i soldini a casa, ma per fare le opere pubbliche. Chi mastica un po’ di economia sa che mutuo significa prestito e che chi opera, non lo fa solo ed esclusivamente con denaro proprio. Fare un debito non è certo sinonimo di fallimento. Contrarre un debito è sinonimo di operatività, anche perché nessuno ti dà denaro se non hai garanzie di rimborso. Non è un caso che il sottoscritto possa dire a voce alta che si sta ancora al di sotto della soglia dei mutui che il bilancio comunale può effettuare. Non ho mai contratto un debito fuori bilancio. Non ho mai chiesto una anticipazione di cassa… Questa è Biccari, un’isola felice da un punto di vista amministrativo e politico. Altrove si vendono i beni comunali, mentre a Biccari, per esempio, si arricchisce il patrimonio comunale e, quindi, collettivo…, e mi riferisco all’ultimo mutuo contratto per l’acquisto di un immobile, approvato nell’ultimo consiglio comunale».
Molto forte è stato, invece, da parte del consigliere Ricci, il riferimento ad incarichi a persone legate da parentado, citando anche un articolo di un foglietto curato dal circolo locale di AN. Lei come risponde a tutto ciò?
«In un comune di tremila anime siamo un po’ tutti parenti. Per quanto concerne gli incarichi professionali, l’attuale giunta e quella precedente, non ha mai assegnato un incarico, incarichi che sono stati, vengono e continuano ad essere dati dal responsabile dell’UTC, che, dopo aver pubblicato apposito bando a cui partecipano anche da oltre provincia, sulla scorta di quel che è la richiesta, assegna l’incarico. Se poi ad essere nominato fosse un professionista parente di un componente della maggioranza, che potrebbe essere in associazione temporanea di professionisti, con persone altamente qualificate in questo o quel settore, non credo che bisogna gridare allo scandalo».
Dov’è, secondo Lei, allora, il problema?
«Casasanta non ha bisogno di essere difeso da me. Il problema è un altro, e cioè che debbo dimostrare che, nonostante gli incarichi cha dà l’ufficio tecnico, il quale si assume la responsabilità totale, a Biccari, comune di tremila abitanti, ci sono quattro o cinque associazioni temporanee di professionisti, che hanno avuto incarichi miliardari. Che poi ogni associazione sia formata da due, tre o quattro tecnici, significa che quegli incarichi li prendono professionisti per un numero a due cifre».
E quindi?
«Voglio fare una sorta di provocazione: se tutto ciò è gestione negativa, andate a guardare comuni della nostra stessa entità per vedere quanti tecnici lavorano. Sono convinto che non c’è la stessa redistribuzione degli incarichi. Ma io, purtroppo, sono vittima di tutti questi discorsi…».
Perché ritiene di essere vittima?
«Perché ho un cognato, che è geometra e che voi conoscete, Donato D’Imperio. Ma non si dice, per esempio, che il sindaco ha una figlia disoccupata ventiseienne. Non si dice che è un fesso e che, nonostante potesse mettersi in aspettativa, va a guadagnarsi il suo stipendio. Che si dice, invece? Che il cognato del sindaco ha un incarico pubblico… Che significa? Che il cognato del sindaco deve cambiare città? Così pure la moglie dell’assessore? E a chi dovrebbero andare gli incarichi?».
Insomma, parrebbe quasi inevitabile la coincidenza della parentela in un piccolo centro come Biccari?
«Il problema è che nei miei circa ventisette anni di politica, ne sto passando più della metà a fare l’amministratore di maggioranza. La gente, a certi ritornelli non crede più. Va guardata la qualità dei professionisti, se il progetto è a norma, se i lavori procedono normalmente… Lasciamo perdere gli aspetti sulle nomine, perché tutto ciò non porta a nulla».
Un altro aspetto è legato al fatto per cui Ricci ha ritenuto che, a un certo punto, il segretario comunale non fosse più presente in aula durante i lavori consiliari…
«Ma non si permetta! Il segretario comunale si allontanò dall’aula insieme a tutta l’assise consiliare quando vi è stata una pausa o un sospensione, prima che si trattasse l’argomento scottante del punto numero 11. Dopo l’interruzione siamo normalmente rientrati in aula ed il segretario comunale ha fatto l’appello è non si è più mossa. Deve stare accorto, il Ricci, ad affermare cose come queste. A Biccari i consigli comunali sono una cosa seria e non barzellette. Gli inciuci, così come non si sono mai fatti fino a ieri, non si possono fare nemmeno oggi. Io sono stato quel sindaco che ha revocato, nel 2003, due miei consiglieri, rappresentanti alla Comunità Montana, perché avevano messo in atto un inciucio con il centrodestra, firmando una mozione di sfiducia. I due fecero ricorso al TAR e lo persero. Il Ricci non deve attribuire al sottoscritto due pesi e due misure, perché io ho revocato il revisore dei conti che io stesso avevo nominato, ed era proprio il cugino di Valerio Ricci quando quest’ultimo non era consigliere… E l’ho nominato quando i rapporti erano ruvidi, ma siccome si trattava di un giovane di Biccari, ritenevo giusto che fosse nominato».
Perché gli revocò l’incarico, dopo essere stato Lei stesso a permetterne la nomina?
«Nel momento in cui lo statuto, dopo il 15 luglio che fu modificato, dopo che questa minoranza a più riprese mi invitò a rispettare lo statuto, mi accorsi che c’era questo grado di incompatibilità legato alla parentela con il consigliere Ricci. Voglio porre una domanda pubblica, a questo punto…».
Prego…
«È giusto che il revisore sia non parente con amministratori comunali? Così come è giusto che un revisore sia parente con un consigliere di maggioranza o di minoranza e che, quindi, nello svolgere la sua funzione di controllo possa essere quanto meno influenzato da tal grado di parentela? Ricci deve ricordarsi che questo sindaco dorme sonni tranquilli, perché il sindaco attuale non conosce certi palazzi».
Per concludere, Ricci ha lamentato, da parte Sua, il fatto che ad un certo punto ha comiziato rivolgendosi ai cittadini durante la seduta consiliare.
«Io sono stato da circa le 18:00 e fino a circa le ore 20:00 in assoluto silenzio sulla discussione dell’undicesimo punto. Ho risposto allorquando il consigliere Ricci mi ha fatto un’accusa ben precisa e non veritiera».
Sarebbe a dire?
«Il Ricci, rispondendo a Casasanta, che ha tenuto un discorso politico, ad un certo punto ha messo in dubbio la mia appartenenza al centrosinistra visto che, in sede assembleare a Prospettiva Subappennino, io votai contro l’ingresso di Stallone nel consiglio di amministrazione. Io, e questa è la verità, votai contro Stallone e contro tutto il pacchetto che era stato fatto, facendo una normale dichiarazione di voto e ritenendo di non condividere quel consiglio di amministrazione per i motivi che spiegai in quella sede, come il fatto che nella proposta originaria la Provincia non era compresa. Dopo quel mio intervento, la Provincia fu inserita e Biccari no. Non si trattava, quindi, di un diniego alla persona Stallone, come si capisce, ma alla prassi adottata che ha portato all’esclusione della mia città dal consiglio di amministrazione di Prospettiva Subappennino. In quella circostanza parlai di “pacchetto di MS” e non di Marlboro… Ma il Ricci è abituato a minacciare, tant’è che ha minacciato Casasanta di denuncia. Io sono intervenuto rassicurando Casasanta, riferendogli di stare tranquillo, poiché se dovesse andare a rispondere dal giudice verrò io stesso a fare da testimone, perché il Ricci mi contattò dicendomi: “Sono pronto a derogare in cambio della Comunità Montana”. Per arrivare al discorso del “comiziare”, quando io parlavo, qualche cittadino presente in aula ha gridato contro di lui. Ed è un cittadino imprenditore che, secondo quanto da questi dichiarato, subisce persecuzioni da parte di Prospettiva Subappennino. Quel cittadino, che ha anche un passato da coordinatore di AN, sentendosi perseguitato ha replicato, quando io ho parlato di Prospettiva Subappennino: “È una vergogna!”».
Il Ricci, però, riteneva che Lei avrebbe dovuto provvedere a ristabilire l’ordine…
«Non è vero, perché in qualità di presidente del consiglio ho richiamato il cittadino formalmente, invitandolo a smetterla e rimarcando il fatto che il pubblico non deve intervenire durante lo svolgimento del consiglio. È allora che il Ricci ha fatto quella sceneggiata, che voleva uscire abbandonando l’aula, ma poi non lo ha fatto eccetera…».

Notarangelo


Scrivete all'amico
Frizzo

Le risposte
del
Frizzo

Fedro e dintorni
Fiabe e racconti seguiti da un breve commento

…u kunde
nannurke
i ditte de
tatarusse
parle kume t'ha
fatte mammete
Altri servizi

Luoghi da visitare
Il Pensatoio
Vendo & Compro
Oggetti smarriti
Newsletter
F.A.Q.