Qella
macchina è un uomo!
Un
computer è quasi umano, a parte il fatto che non attribuisce
i propri errori a un altro computer
È
innegabile che lelettronica ed i computers siano divenuti
progressivamente parte integrante della nostra esistenza. Questo
fenomeno si è andato sempre più estendendo, partendo
dalle prime scoperte scientifiche e con i primi elettrodomestici:
le macchine sono entrate nelle case degli esseri umani. Come
definire questo connubio? Ha ragione lanonimo autore dellaforisma
che apre queste mie riflessioni di fine 2003 e che incalza dicendo
che «Sbagliare è umano, ma per incasinare davvero
le cose serve un computer», oppure lo scrittore di storie
di fantascienza, Aasimov, quando afferma «Non ho paura
dei computer, ma della loro eventuale mancanza»? Macchine
pro esseri umani o contro? Cè ancora chi teme una
ribellione dei computers che, dimprovviso, si rivoltano
contro i loro creatori quali novelli Adamo ed Eva
e che, presi da un raptus libertario, decidono di spezzare il
cordone ombelicale che li lega ad una presa da 220 volts e sfidare
lesodo dallEden terrestre? O preferiamo considerare
piccole e grandi CPU (i microprocessori) amiche di noi umani
e pronte a nutrire la nostra fantasia e pigrizia con le ultime
features (caratteristiche) del momento? Quanti umani deambulanti
vediamo per strada stringendo, al posto del breviario di don
Abbondio, il loro fido telefonino cellulare che fissano con
espressione quasi estatica!
Pare divenuto un compagno
di spostamenti più fidato di una bussola per esploratori.
Preferiamo immaginare che un giorno, un Uomo bicentenario
entri anche nelle nostre vite, sollevandoci da obblighi noiosi
di faccende domestiche e affini, avvicinandosi sempre più
a noi, fin quasi a desiderare quella stessa umanità che
porta il protagonista di quel film a piangere per la scomparsa
di un umano. Ma quando poi, un bel giorno, ci staccano
la spina e un inatteso black-out ci fa ritrovare soli con noi
stessi e con la nostra umanità, mentre tutte le macchine
sono lì addormentate, quali interrogativi si affacciano
nel nostro io profondo? E se quel black-out non avesse più
fine? Non posso esimermi dal ricordare una delle frasi portanti
di 2001: Odissea nello spazio, in cui lultra
sofisticato cervellone cosmico di nome Hal 9000
chiede, ad un tratto e un attimo prima di essere disattivato,
se potrà sognare
Sublime pennellata di romanticismo
onirico Kubrickiano e dubbio esistenziale legittimo per una
macchina quasi umana
e noi, cari amici, senza le macchine,
la ritroveremmo la nostra semplice umanità? Saremmo ancora
capaci di sognare? Con queste domande a cui ciascuno di voi
dovrà trovare da solo le risposte, mi congedo, porgendo
a tutti i migliori auguri di buone feste, unitamente alla redazione.
Ovunque vogliate trascorrerle ed in qualunque modo vogliate,
fate in modo che queste feste siano davvero umanamente Frizzanti.