Un forum in Piazza Duomo, a cielo aperto
Il Frizzo lancia un'idea di un forum che coinvolga le forze sociali, culturali, economiche e politiche tutte, dopo l'esito delle elezioni regionali e locali che vede più interesse per la conta dei voti che ben altro
Lucera, 07.04.2005 - Fuori da ogni polemica, per carità! Dentro ogni analisi che possa contribuire a vedere con migliore arguzia e attenzione la situazione attuale rispetto all'esito delle appena passate elezioni regionali. Anche la politica nostrana non deve sottrarsi al concetto di "marketing asimmetrico": pensa globale, agisci locale.
Ovunque, dopo gli esiti elettorali, si è presi da un fenomeno che non fa certo bene ad alcuno: pare che l'unica cosa che conti sia verificare il fattore numerico dei voti, per capire quanto si vale ancora. Niente di più sbagliato! Questo fenomeno, a cui si è sempre dato - a giusta ragione - importanza notevole, si è sempre trasformato, però, nell'unico obiettivo perseguibile. Quanti punti ho preso? Bene, sono il primo! Il caso Lucera ne è un esempio.
In questi giorni, infatti, non si fa altro che porre l'accento sul fatto che, qui, si conferma il dato per cui, nonostante gli elementi che hanno caratterizzato crisi perenni, il geverno cittadino si è visto rinnovare la fiducia da parte della maggioranza degli elettori (anche se per differenze meno eclatanti rispetto alle comunali del 2002). Riteniamo che non può, però, bastare questa semplice constatazione, né risulta utile e proficuo il paragone, dal momento che ogni elezione fa storia a sé e che le relative risultanze andrebbero sottoposte ad un vaglio più profondo. Ma in questa sede non tocca certo a noi occuparci di ciò, poiché quel che interessa evidenziare è ben altro.
Si dice: «A Lucera abbiamo vinto!». Altri dicono: «A Lucera abbiamo perso!», come se si trattasse di un risultato calcistico (con la differenza che lo sport dovrebbe far bene a tutti, perdenti e non, tifosi e non). A chi ha vinto verrebbe voglia di chiedere: «Cosa hai vinto?». Così vale per chi ha perso. Chi vince dovrebbe innalzare al cielo il cimelio di quella vittoria e mostrarlo alla città per poi renderla partecipe (TUTTA!) affinché possa vedersi ricambiata dei sacrifici compiuti, col beneficio. Ma così non è. Se ne deduce che non sono le maggioranze o le minoranze a vincere o a perdere. Stranamente, la maggioranza si conferma per numero di voti, la minoranza no, ma la vittoria non è percepibile nei fatti, poiché, finché si analizzerà solo il dato numerico in questi anni, ne conseguirà che ci sono solo perdenti: i cittadini, che non hanno beneficiato - e non beneficiano - né della maggioranza né della minoranza. È questo il dato concreto che continua ad emergere.
Se si andasse al voto oggi stesso, alle comunali, è facile immaginare la riconferma del centrodestra, ma non certo perché lo meritino (non lo meriterebbe nemmeno il centrosinistra). Semplicemente perché è pressocché speculare al centrosinistra. Ma nel nostro caso la proprietà transitiva va a farsi benedire (se non fottere!), perché se A (la maggioranza) è uguale a B (la minoranza), C (la collettività) non è affatto uguale a B né ad A. Risultato: non ha vinto nessuno (a meno che A e B non pensino che a se stessi, trattando C come semplici abbonati o tifosi a cui offrire spettacoli indecorosi ed inguardabili dopo il salato prezzo pagato!).
Si parla spesso di problemi legati alla figura di un leader cerismatico nell'uno e nell'altro schieramento. A volte, però, meglio non averne se quello che si ha è destinato ad una interminabile serie di magrissime figure. È un po' come riconoscere: «Se mi presento faccio una figuraccia. Pertanto, meglio è non presentarsi!». Ma riconoscere con umiltà cose del genere è dote rara nella politica nostrana.
E allora, visto i risultati apportati dalle vittorie (e dalle sconfitte) di questi anni (e non vi è giustificazione che tenga, né per gli uni né per gli altri), sarebbe opportuno che le forze economiche, sociali, culturali e politiche si ritrovino in un forum all'aperto, magari in piazza Duomo (anziché nelle solite sale di alberghi e nei soliti uffici) per guardarsi in faccia e decidere il da farsi.
È l'invito che il nostro net-journal vuole oggi rivolgere alle realtà summenzionate, per rendersi conto che i dibattiti operati sin qui (compresi i pochi e scarni consigli comunali svoltisi, spesso anche in maniera ingiudicabile) non hanno prodotto altro che chiacchiere ed aumentato a dismisura le problematiche, le quali non possono essere certo risolte con un mutuo che andrà a cadere pesantemente sulle teste dei cittadini (compresi i bambini e quelli che ancora dovranno nascere), già vessati e torturati da un clima rovinosamente perpetuo.
La risposta agli interessati.
La redazione