«Lucera continua a confermare la sua vocazione indiscussa a città feudo»
Un intervento di Matteo Galasso sul ruolo della politica a Lucera
Lucera, 05.05.2005 - «Dopo lo strepitoso successo di Nichi Vendola e del centro sinistra in Puglia, ad un mese dalle elezioni e dopo il raffreddamento dei bollori post-elettorali, forse è il caso di incominciare a riflettere, senza arroganza e prosopopea. Riflettere in generale, ma soprattutto a livello cittadino, perché qui, per il centro sinistra, non ci sono state rose e fiori ma spine, rese ancora più macroscopiche e pungenti dalla deludente performance dell’Unione, che è stata sconfitta da una diroccata e fatiscente Casa delle libertà.
Quello che verrebbe immediatamente da dire è che, se il centro destra piange, l’Unione non ha alcun motivo per ridere. Anzi, bisognerebbe che i gruppi dirigenti dei partiti s’interrogassero sulle ragioni che hanno determinato, a Lucera, la sconfitta del centro sinistra - nonostante il vento favorevole che ha soffiato a livello provinciale, nazionale e regionale - e ne traessero le logiche conseguenze in grado di dare slancio e vigore all’azione politica della coalizione per rimontare lo svantaggio e costruire l’alternativa al governo della città.
Fatte queste brevi premesse, senza presunzione e con estrema umiltà, provo a contribuire a questo sforzo d’analisi (che, mi auguro, altri vorranno fare), senza fraintendimenti e senza suscitare, spero, polemiche strumentali, rispondendo sin da ora ad un’obiezione o critica che mi potrebbe essere rivolta, non senza qualche ragione: “Ma tu, in questo periodo, perché non ti sei impegnato?”.
Ecco, questo è sicuramente un argomento importante, sia come domanda che come elemento d’analisi.
La risposta alla domanda è semplice. Per quanto mi riguarda, ho pensato che liberare il campo, per fare emergere nuove risorse politiche e culturali e nuovi protagonisti della vicenda pubblica, corrispondesse al profondo bisogno di rinnovamento in una città dove il riciclaggio, il trasformismo e la conservazione staticizzano e impaludano la politica. Ma mi sbagliavo.
Infatti, salvo qualche eccezione, la situazione non è cambiata. Anzi, per molti versi, visto il risultato del centro sinistra, è persino peggiorata. Con questo non voglio dire che un mio più diretto impegno avrebbe cambiato qualcosa. Assolutamente no! Credo di avere abbastanza esperienza per poter affermare che ci vuole ben altro che il contributo di una singola persona, per quanto importante e prestigiosa, per cambiare i destini di una città o di una forza politica. Se così fosse, il centro sinistra, disponendo di un deputato del territorio, al Parlamento nazionale, doveva stravincere, soprattutto se gli si attribuiscono, come fa qualcuno, doti strategiche e tattiche eccezionali.
La realtà è molto più complicata. Bisogna guardare molto più in profondità per leggere il significato del voto del 3 e 4 aprile a Lucera.
Lucera, come tutto il paese, è delusa dal centro destra. Non ha più fiducia dell’attuale amministrazione comunale. Ma, ciò nonostante, non premia l’opposizione. Come mai?. Come mai, pure in presenza di alcuni risultati personali non disprezzabili, la somma dei voti dei partiti del centro sinistra rimane al di sotto di quella dei partiti del centro destra? Forse la spiegazione è nel semplice fatto che la città esprime un giudizio preoccupato e negativo sull’intero ceto politico e le eccezioni - che pure ci sono - non sono considerate sufficienti dagli elettori a ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadini e politica, tra cittadini ed istituzione.
Se questo è vero, come io credo, allora si tratta di mettere mano ad un profondo processo di rinnovamento, rifuggendo dall’adozione di pratiche gattopardesche, con le quali si cambia solo la facciata delle cose ma le cose restano quelle che erano, magari aggravate o peggiorate. Si tratta di chiudere con un passato che non vuole cedere il passo all’innovazione, che ha condizionato e condiziona la capacita di Lucera e dei lucerini di essere protagonisti di primo piano del dibattito politico provinciale, senza mediazioni affidate a personaggi che utilizzano questo mandato per loro obiettivi personali e che rendono questa città subalterna. Ci sono, a Lucera, nelle forze della cultura, delle professioni del lavoro, dell’impresa, energie fresche che possono cambiare il volto di questa città. Sono ancora incerte, insicure, timorose. Temono il ritorno dei “Dinosauri della politica”, ma hanno competenze, conoscenze e capacità adeguate alle sfide che sono di fronte alla nostra città.
Si tratta di aiutarle, farle emergere, farle ulteriormente crescere, dargli spazio, costruire insieme a loro programmi, progetti, obiettivi… Insomma, investire sul futuro.
Ma chi può promuovere un processo di tale dimensione? Per me non ci sono dubbi: deve essere l’unione di centro sinistra, quella parte progressista della politica lucerina che dovrebbe avere nel proprio DNA il rinnovamento e il cambiamento. Ma per fare questo, se davvero vuole vincere le prossime amministrative, il centro sinistra deve rinunciare al velleitarismo inconcludente e perdente di quanti pensano che per loro non giunge mai il momento di cedere il passo, trascinando, così, di volta in volta, la coalizione alla sconfitta.
Nella condizione data della politica lucerina non è più praticabile - perché irrealistica e perdente per il centro sinistra - la prassi molto abusata da alcuni maggiorenti di questa coalizione a livello provinciale, di decidere, nelle segrete stanze delle federazioni, il futuro politico di Lucera, indicando ogni volta qual è l’uomo o la cosa che, secondo loro, va bene per il centro sinistra di Lucera e per i lucerini, promovendo campagne acquisti nel campo avverso, oppure traslochi interessati da un partito all’altro del centro sinistra, che non fanno vincere, perché alimentano il trasformismo e non possono garantire nè eventuali ricandidature, nè tantomeno rielezioni.
Naturalmente, la prassi della subalternità non è una condizione esclusiva del centro sinistra. Lo è ancora più forte e mortificante per il centro destra. Non è un caso che il più suffragato dei candidati al consiglio regionale, per il centro destra, sia stato Lucio Tarquinio, che non è nato nè vissuto a Lucera. Ma la cosa più grave è che a sostenere più di ogni altro Lucio Tarquinio, un non lucerino, sia stato il sindaco di Lucera, quasi a sottolineare e a certificare la subalternità della città.
Ecco uno degli aspetti politici concreti della mancata crescita di Lucera.
Lucera, in questa logica, viene sempre dopo gli altri centri della provincia, sia se si parla di questioni culturali, sia se ci si riferisce alle questioni dello sviluppo economico civile e sociale.
È questa logica che deve essere sconfitta se si vuole divenire artefici del proprio futuro. Sconfiggere questa logica significa che i gruppi dirigenti di questa città devono trovare legittimazione e consenso nei propri cittadini e ad essi e solo ad essi rispondere. So, per esperienza - non priva di qualche errore -, che questa strada è difficile e faticosa, perché significa lavoro, impegno costante, dedizione, ma è la strada che restituisce dignità ed è la scuola che forma i leader.
C’è la scorciatoia. Essa, naturalmente, è meno faticosa, più rapida, meno impegnativa, ma comporta giurare fedeltà a qualcun altro o a qualche altra cosa che non sono la propria città, i propri cittadini e i valori condivisi
Di questo ha bisogno questa città come precondizione per la sua crescita. Ha bisogno di uno scatto di orgoglio fondato sulla consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie capacità. Basta con la retorica della “storia patria” dilapidata e usata a scopi non molto nobili. Basta con il notabilato subalterno e decaduto, che ancora pensa di determinare le sorti della città e non si accorge di essere utilizzato, in cambio di qualche briciola, dall’esterno, per continuare a tenere imbalsamata la città. Basta con la visione della politica e dei partiti a servizio dei clan famigliari. Basta con personaggi della periferia della politica, che pensano di mettere le brache al mondo e si ritengono indispensabili e giocano partite rischiose per l’interesse della città.
Se gli uomini più consapevoli del centro sinistra lucerino, senza dare ascolto alle sirene “d’oltre mura”, sapranno sviluppare l’impegno politico dei prossimi mesi e dei prossimi giorni, attorno alla costruzione di un progetto per Lucera, fondato sulla trasparenza e l’onestà degli intendi; se si lavorerà per inglobare esperienze, intelligenze e capacità e non per espellerle; se si farà appello alla dignità della città e al suo riscatto; se le persone che hanno svolto funzioni molto importanti nella politica e nelle istituzioni sapranno mettersi a disposizione di un progetto di rinascita…, le funzioni di rappresentanza svolte potranno ancora rivelarsi utili per gli interessi della coalizione e della città.
Se queste cose diventeranno il vademecum del centro sinistra a Lucera , incidendo profondamente sulle abitudini e sui comportamenti politici e culturali, in grado di indicare ai cittadini la direzione del cambiamento, sono convinto che il successo non mancherà.
Sono sogni? È utopia? Forse! Ma senza questi sogni Nichi Vendola non avrebbe vinto nè all’interno del centro sinistra nè in Puglia.
Bisogna dare forza alla speranza, altrimenti o c’è il berlusconismo oppure un riformismo o, se si preferisce, un pragmatismo senza principi e valori».
Matteo Galasso