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Nannurke (Nannorco) è come l'orco delle fiabe e dei racconti classici, solo che, nel nostro racconto dialettale, non nasce e vive in castelli o caverne, ma nello stesso ambiente dove la gente svolgeva la vita di tutti i giorni. La storia rispecchia alcuni comportamenti dispotici delle matrigne e delle figliastre che vengono trattate come cenerentole. Alla fine, però, trionfa sempre quel senso di giustizia che dovrebbe caratterizzare, almeno un po', tutti gli esseri umani. Veniamo, comunque, alla traduzione in italiano del racconto stesso.

C'era una volta, in un paese di montagna, una matrigna che abitava con la figlia e la figliastra in un piccolo soprano con un balconcino con tanti vasi di citratella e di basilico. La matrigna era una donna molto cattiva che, siccome la figliastra era più bella della figlia, la maltrattava in ogni modo e maniera. Per la figlia invece era tutto rose e fiori: ordinava sempre vesti nuove, le comprava braccialetti e collane d'oro e le faceva passare tutti i desideri. Un giorno la figliastra, siccome le toccavano tutte le faccende di casa, stava seduta sul balconcino, con una cesta sulle gambe, a sbucciare i piselli. Non appena ebbe terminato, mentre stava per entrare in casa la sedia, tirò un colpo di vento e la cesta cadde nel cortile di sotto. Nel sottano di quel cortile abitava solitario un omaccione che tutti chiamavano Nannorco, tanto era brutto, sguercio e peloso. Quando la ragazza scese giù per recuperare la cesta, Nannorco la prese per un braccio e la fece entrare nella sua casa. «Nè, bella giovane, lo sai che per poco non mi buscavo la cesta in testa? Ora, per penitenza, mi devi zappare la casa». Lì c'erano insieme, appoggiate in un angolo, una zappa e una scopa. La giovane che era una furbacchiotta comprese subito quel che voleva, e invece della zappa prese la scopa e fece una bella pulita. «Ora, mi devi zappare la testa». E lei gli passò il pettine tra i capelli molto sporchi e attaccaticci e gli fece una bella testa liscia liscia con la riga da un lato. E Nannorco tutto contento: «Sei stata veramente brava, perciò ti voglio fare un regalo: Vuoi una veste di tela o una di seta?». La giovane, che puzzava di bruciato (nel senso che era piuttosto furba!), comprese subito dove voleva andare a parare e, sottovoce, rispose: «La veste di tela». E il vecchio: «E io ti dò quella di seta», cacciò da un grosso armadio un bel vestito di faglia nero tutto scollato e sbracciato che quando la ragazza lo indossò sembrava una reginetta, e quando stava per accomiatarsi, il vecchio le disse: «E ora, bella giovane, ti voglio dare anche un consiglio: quando te ne andrai, se senti cantare un gallo abbassa la testa, se senti ragliare un asino alza la testa». La giovane, figlia di buona madre che era, aveva già capito che doveva fare tutto il contrario di quello che consigliava Nannorco. Appena sentì un chicchirichì alzò la testa e si buscò una bella stella di brillanti sulla fronte. Quando tornò alla sua casa con la stella sulla fronte che luccicava, dovette raccontare tutto per filo e per segno. La matrigna, invidiosa, pensò: «Ora faccio fare le stesse cose a mia figlia, così anche lei avrà per regalo una bella stella di diamanti». La chiamò, le insinuò ben bene quanto doveva fare, gettò un'altra volta la cesta nel cortile e l'avviò verso la spelonca di Nannorco. Ma la figlia non era furbacchiona come la figliastra, era un po' sciocca e, quando Nannorco le chiese le stesse cose, lo prese in parola e al posto della scopa, zappò veramente il pavimento mettendolo così sottosopra. Invece di lavare i piatti, con la zappa li fece a pezzettini. E quando Nannorco le ordinò di fargli la testa con la zappa, per poco non lo mandava al pronto soccorso. E allora Nannorco le volle fare una bella fregatura. Prima le chiese: «Vuoi una veste di tela o di seta?». E quella, sciocca sciocca, spalancando tanto d’occhi: «…di seta!… di seta!». E le toccò subito quella di tela che, quando la indossò, sembrava un sacco di carbone. Poi per consiglio le disse tutto il contrario della prima volta: «Se canta il gallo cala la testa, se raglia l'asino alza la testa» e quella povera stupidona così fece. L'asino cominciò a ragliare, quella sciocca alzò la testa e si buscò in faccia scorreggia e coda di asino.

Pasquale Zolla



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