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La Corale “S. Cecilia” di Lucera in concerto… attendendo il solstizio d’estate (spesso al buio)
I volontari del bel canto la spuntano su mille avversità di varia origine

Lucera, 29.06.2010 - Era cominciato già con qualche avvisaglia di sventura il Concerto di Primavera della Corale Santa Cecilia di Lucera! Per oltre quindici giorni non abbiamo potuto effettuare le prove nella nostra sede sociale storica (siamo lì dal 1942!) a causa dello svolgimento di funzioni religiose che si protraevano oltre il normale orario. In verità da un po’ di tempo lo “spazio vitale” della nostra associazione in San Domenico sta via via riducendosi!
Non ci perdiamo d’animo. Chiediamo, come al solito, ospitalità ai frati di San Francesco e la risposta, come al solito, è positiva: possiamo portare a termine la preparazione del repertorio da offrire agli amanti del bel canto il 12 giugno nella cornice meravigliosa del Teatro Garibaldi.
Giunge il giorno dell’esibizione. Ma, quando i nostri tecnici nel pomeriggio si recano al teatro per sistemare le pedane e la strumentazione, non funziona l’impianto elettrico.
Nuove tensioni ma… ancora una mano dal cielo! Un dipendente comunale viene in nostro aiuto e risolve il problema.
Manca un’ora circa all’apertura del sipario e ormai tutto è a posto: possiamo finalmente concentrarci sull’aspetto artistico dell’evento.

Ma non finisce qui! A pochi minuti dall’inizio dello spettacolo si verifica un blackout elettrico nella zona cittadina del Garibaldi! Il pubblico è già in sala… i coristi sono pronti… il sindaco è già con noi. Giro frenetico di telefonate: l’unica notizia che giunge è che c’è un blackout… ma questo già lo sapevamo.
Si accendono le luci… Grande gioia… Si spengono di nuovo.
Tutti si sarebbero scoraggiati, non i volontari del bel canto. Ci sistemiamo nella solita formazione coreografica dei grandi eventi… Si accendono le luci… Viene aperto il sipario… La corrente vien meno di nuovo.

Il presidente della formazione artistica, Mario Tibelli, con disinvoltura, nel buio più completo, non visto, si presenta al pubblico e introduce la manifestazione ricordando che anche durante un concerto in Calabria, in occasione del gemellaggio con la Corale di Locri-Gerace, concludemmo l’esibizione al buio completo e fra gli applausi scroscianti del pubblico presente.
Insomma, non ci facciamo proprio mancare nessuna emozione e ne veniamo sempre fuori brillantemente.
Anche sul palcoscenico del “Garibaldi” il nostro concerto va avanti fra momenti di luce e lunghi tempi bui, ma tutto scorre normalmente.

La sezione dedicata alla chanson francese del ‘500, dopo un accenno iniziale di accompagnamento musicale, l’esecuzione si svolge tutta a cappella! Ed essendo i testi in francese, dobbiamo fare un grande sforzo di memoria. Tutto ci riesce bene. Grande approvazione del pubblico. L’atmosfera si è riscaldata al punto giusto e possiamo andare avanti.
Il secondo momento dedicato agli spiritual era stato già programmato senza accompagnamento strumentale e, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, siamo riusciti a creare l’ambientazione di quelle serate estive nelle piantagioni americane quando i nostri fratelli negri, dopo le lunghe giornate di lavoro per lo sfruttatore bianco, cantavano la propria speranza in un mondo di giustizia e di amore. Grande volo della fantasia e l’effetto è assicurato.

A questo punto solo un miracolo può salvare la restante parte dello spettacolo: dobbiamo eseguire dei brani in cui lo strumento musicale dialoga con il coro.
Il miracolo avviene! Le luci si accendono e tutto torna alla normalità. In un’atmosfera luminosa cantiamo tre classici della canzone napoletana (‘O sole mio, ‘O marenariello e Funiculì funiculà); poi eseguiamo tre brani verdiani (Coro di zingarelle dalla Traviata, Scorrendo uniti dal Rigoletto, Mercè, dilette amiche dai Vespri Siciliani) e un brano tratto dalla Carmen di Bizet (L’amour est un oiseau rebelle), per due dei quali è previsto l’intervento del soprano solista Annarita Di Giovine Ardito.
Come nelle favole, tutto finisce bene: grande gioia di tutti noi, applausi di approvazione del pubblico, parole di elogio, di stimolo e di sostegno da parte del Sindaco e del Vescovo.

E, come succede spesso alla fine di ogni concerto, pubblico e cantori si fondono: tanti gruppi a commentare l’intera manifestazione, a sorridersi, a condividere la grande soddisfazione.
Questa è la “Santa Cecilia” di Lucera: una formazione artistica che non vive da sola in una torre d’avorio a coltivare la propria passione per il canto, ma che fa gruppo con i lucerini per diffondere l’arte musicale e i valori civili e sociali che derivano dall’esercizio della coralità.
Grazie a tutti voi che ci consentite di prestare alla comunità la nostra opera di volontariato.

Corale "S. Cecilia - don. E. Di Giovine"
L’addetto stampa
Giada Cimino



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