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Fides Inversa: "Hanc Aciem Sola Retundit Virtus (Tha Algolagnia Divine)". Osmose Productions – 2009
Se siete dei puritani, allora il Signore Vi abbia in Gloria mentre ascoltate Al Bano

Lucera, 06.04.2017 - Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dei giovani talenti lucerini con i Fides Inversa, accreditato come duo capitolino, in realtà composto da Omega A.D. alla batteria e alla voce, membro attivo anche con Blut Aus Nord, band culto nel panorama estremo europeo, e dal nostro conterraneo Void A.D. (al secolo, Giuseppe Ventrella), alle chitarre.
“Hanc Aciem Sola Retundit Virtus (The Algolagnia Divine)” è il primo disco della band e ci propone un black metal di chiara matrice svedese, con qualche virata in omaggio ai Dark Throne: suono pulito, muro di chitarre, batteria potente e veloce, melodie appena percepibili nella tempesta sonora. La voce è perfettamente comprensibile, tendente al gutturale e raschiata in stile quasi death, raramente virata al classico scream del black.
Giunti a questo punto, dovremmo dire che non si tratta di nulla di particolarmente originale o innovativo: certo i ragazzi ci sanno fare e per un disco di esordio siamo già ad un ottimo livello, ma di proposte simili ne abbiamo viste tante, dai primi anni ‘90 ad oggi.
Le sorprese arrivano con la lettura dei testi, molto ricercati e studiati.
“Un tempo il sacrilegio contro Dio era il massimo sacrilegio, ma Dio è morto, e così sono morti anche tutti questi sacrileghi”. Così diceva Nietzsche, che tanto piace ai Fides Inversa, anche se i Nostri non accettano di morire, anzi, preferiscono uccidere la divinità per riappropriarsi della vita eterna, dolorosamente sottratta all’uomo a causa del peccato originale. Questo il tema portante del disco.
Le tematiche sono preannunciate dalla copertina: uno scheletro, simbolo di riflessioni escatologiche di impronta religiosa, impugna un arco con tre frecce (da scagliare contro le tre religioni monoteiste, oppure contro Padre, Figlio e Spirito Santo? Amen!).
Il titolo dell’album, “Hanc aciem sola retundit virtus”, dovrebbe rifarsi ad un motto antico: “Tempo. Per questo, la sola virtù smussa l’ingegno”. Ha senso, considerato che il tempo è la dimensione della mortalità, nemica giurata dell’uomo nuovo.
Il disco si compone di 4 lunghe canzoni, significativamente intitolate: Decollatio (decapitazione), Suicidium (questa è facile), Homicidium (togliete l’H e diventa facilissima), e Algolagnia Divine.
Argomenti succulenti per ogni amante dell’estremo, sviluppati con l’uso del latino, citazioni bibliche, riferimenti a Nietzsche, un armamentario ricco e intelligente che consente ai Nostri di superare la soglia di banalità del satanismo fai da te e ergersi su un piano decisamente più interessante.

 

Niente male, come inizio, e se non siete andati a denunciarmi per vilipendio alla religione di stato, possiamo esaminare nel dettaglio l’ultimo pezzo, Algolagnia Divine. L’algolagnia è una particolare forma di perversione sessuale che porta a percepire il dolore fisico come piacere. Si differenzia dal masochismo perché il dolore fisico “è” il piacere, non un mezzo per raggiungerlo. Infatti, l’algolagnia può svilupparsi durante l’infanzia a causa di traumi, oppure come reazione di fronte a genitori troppo assenti da cui il bambino cerca di distaccarsi autoinfliggendosi delle punizioni corporali: mi faccio del male fisico per non sentire quello psicologico dell’abbandono, fino a quando il dolore diventa piacere.
Francamente, sotto il profilo pratico l’associazione dolore/piacere mi sfugge, ma dal punto di vista speculativo è sicuramente calzante. Per i Fides Inversa il trauma potrebbe essere quello della cacciata dall’Eden e della punizione divina (la mortalità) considerata troppo severa.
Alcuni passi del brano meritano di essere citati, azzardando una traduzione dall’inglese: “Incessantemente, io sceglierò il peccato, e peccherò anche per un unico raggio della Stella che mi catturi e illumini, per essere al servizio di Colui che non illumina ma oscura con la luce”… “E quando il vendicatore verrà da me, io fisserò i miei occhi nei suoi e lascerò che mi prenda. E mentre Lui infilerà la sua lama attraverso la mia gola, il mio sguardo lo trafiggerà. E orgogliosamente quel figlio, peccatore consapevole, svanirà. Allora, Egli non morirà, ma il Dio Onnipotente sì. Allora, Egli non sarà più uno dei Suoi figli, ma egli stesso un Dio Onnipotente”.
Morte di Dio e volontà di potenza. Amen, di nuovo.
Se siete dei puritani, il Signore Vi abbia in Gloria mentre ascoltate Al Bano (dicono sia stato dimesso dall’ospedale e l’ugola sia intatta). Altrimenti, buon divertimento lungo la via oscura dei Fides Inversa.

Nicola Ivan Bernardi

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