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Fonte: A. Verra | A. Bacchielli - Dal mito alla storia - Ed. Paravia (1969)
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Luomo primitivo cerca la via della scienza e trova quella della poesia

L’uomo, che oggi domina il cielo e la terra, che ha assoggettato alla sua volontà le più prodigiose forze della natura e ha scoperto i più meravigliosi segreti delle sue leggi, mille e mille anni fa era la più debole delle creature viventi, e nulla sapeva di tutto ciò che lo circondava, né cosa fossero il fulmine e il tuono, né come e perché le stagioni si alternano sulla terra, mentre il Sole e la Luna si muovono infaticabili nel cielo a diffondervi la luce e il calore. E non solo i vulcani, o le alte maree dell’Oceano, o le eclissi di Sole o di Luna lo riempivano di meraviglia e a volte di sgomento, ma la stessa eco e l’arcobaleno e i più semplici aspetti della vita della natura si presentavano ai suoi occhi ignari come qualcosa di inesplicabile, di meraviglioso e di pauroso insieme. Solo per una cosa era già simile all’uomo d’oggi: per il desiderio di sapere, di scoprire l’origine delle cose, di conoscere il perché della vita e il mistero dei tanti fenomeni della natura in cui viveva. Ma agli inizi dei nostri tempi egli capì che, per appagare almeno in parte questa sua sete, cioè per scoprire, conoscere e sapere, non basta riflettere e meditare, ma occorre anche dimostrare con prove ed esperimenti scientifici la fondatezza delle intuizioni: solo così egli, con i suoi mezzi terreni, può canvalidare una verità che crede di aver scoperto. Invece egli si limitava a rispondere ai suoi tanti perché sui prodigioso fenomeni della natura soprattutto ricorrendo alla fantasia: così, credendo di dare una risposta ai suoi interrogativi, andava invece creando una lunga serie di meravigliose leggende, le quali, per moltissimi secoli, bastarono in qualche modo a soddisfarlo.
Le volete conoscere? Seguite Il Frizzo. Tenete d’occhio questa sezione e lo scoprirete.



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