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A San Severo un’Esca… per bongustai
Ha soltanto ventitre anni ma può vantare un curriculum degno di un veterano, avendo iniziato a lavorare all’età di quindici anni, sulla riviera romagnola, poi in Germania, poi di nuovo in Italia a studiare presso l’Alberghiero di Lucera

San Severo, 17.06.2016 - In pieno centro di San Severo, in Piazzetta del Carmine, appena a lato dell’omonima Chiesa, abbiamo visitato un vero e proprio ritrovo per gourmet.
Ambiente raffinato, raccolto in appena venticinque coperti, a indicare la serietà della proposta, L’Esca è un ristorante attivo da appena un paio d’anni ma è già un punto di riferimento per chi sia in cerca di un’offerta particolarmente ricercata.
Un ambiente raffinato, ma senza inutili orpelli di dubbio gusto.
Si presenta già al primo impatto caldo e accogliente, dotato di quel giusto mix tra raffinatezza e eleganza in grado di mettere l’avventore a proprio agio sin dal primo impatto.
Accomodatici in una delle ampie e comodissime poltrone in cuoio siamo accolti dallo chef, Francesco Nardella. Soltanto perché glielo chiediamo (Francesco non parla mai inutilmente o noiosamente) questi ci espone che il ristorante rappresenta soltanto una delle molteplici attività ed iniziative imprenditoriali dei coniugi Solly Tommasone e Alessandro Tamburrano, «persone magnifiche e con una brillantezza fuori dal normale» (sono sue parole) i quali, tra l’altro, gestiscono un altro ristorante a Termoli e sono presenti da anni nel settore dell’import export di frutti di mare e crostacei.
Soltanto il tempo di scambiare quattro chiacchiere e ci viene servito l’aperitivo: ostriche in tempura (una vera delizia per il palato) e bollicine sanseveresi.
Di seguito un vero e proprio trionfo di frutti mare crudi, freschissimi (l’attività di commercio all’ingrosso svolta dai proprietari è molto più di una semplice garanzia) serviti “come se piovessero”: ostriche piatte, ostriche blu, noci di mare, cozze pelose (gustosissime, non alla maniera di Emiliano, ndr), gamberi rossi di Gallipoli, scampi e in “pole position” dei nobilissimi tartufi di mare originari della Galizia.
Una cascata di acqua marina e di freschezza nel nostro palato.
Varietà, qualità e quantità senza eguali, il tutto accompagnato dalla sobria presenza di Francesco Nardella il quale, oltre a preparare i piatti in cucina, ne segue la presentazione ai tavoli con cura quasi maniacale.
Mai invadente o borioso ma umile e discreto, con un’attenzione mista ad una vera e propria adorazione per il cliente il quale, più che al cospetto di un professionista, spesso ha l’impressione di trovarsi a confronto di un amico, timido e riservato, ma sempre premuroso.
Ha soltanto ventitre anni ma può vantare un curriculum degno di un veterano, avendo iniziato a lavorare all’età di quindici anni, sulla riviera romagnola, poi in Germania, poi di nuovo in Italia a studiare presso l’Alberghiero di Lucera (come abbia fatto a trovare il tempo di studiare in questo turbinio esistenziale lo si ignora) e, infine, nella sua San Severo. L’improvvisazione, insomma, la lascia volentieri ad altri.
Francesco ci vizia e ci delizia: dopo i frutti di mare, che erano sufficienti per una guarnigione della Marina spagnola, Tris di Carpacci (tonno rosso, salmone e baccalà) e, a chiudere gli antipasti, un robusto cocktail di scampi.
Una pausa tranquilla, come l’atmosfera del locale, il tempo di sorseggiare dell’ottimo bombino di D’Alfonso del Sordo (un must sanseverese)… che ci vengono serviti i primi!
Paccheri di Gragnano allo scoglio, profumati e deliziosi nella loro soave semplicità e, a seguire, spaghetti alla chitarra di Campofilone con una fragrante e abbondante polpa di riccio.
Non abbiamo saputo resistere ed abbiamo chiesto il bis della chitarra incontrando il sorriso compiaciuto, ma mai ironico, di Francesco.
Da grande professionista qual è, Francesco dimostra la tranquilla umiltà di chi non ha nulla da dimostrare. Per lui parla la sua arte. Senza prosopopea né volgari esibizionismi.
E qui andrebbe aperta una parentesi per parlare di certi ristoratori locali i quali ritengono di essere detentori del Verbo gastronomico e trattano i propri clienti alla stregua di poveri ignoranti o accattoni.
Il fallimento dell’accoglienza che, purtroppo, spesso conduce al fallimento delle iniziative imprenditoriali.
Dalle nostre parti – a parte alcune eccellenze – quando impareranno a crescere in umiltà? Li si attende alla prova dei fatti.
Siamo da poco assorti in queste amare riflessioni ma subito Francesco ci risolleva il morale servendoci una spigola sfilettata accompagnata da sughetto sfumato in verdurine al vapore (asparagi, carotine e tocchetti di patate). Sapori della nostra terra esaltati dal profumo della spigola di Mattinata.
Sorbetto al limone, millefoglie, ancora bollicine e, per finire, Calvados o Rum delle Antille.
Il prezzo… armonioso come l’insieme.
Un’esperienza da ripetere quanto prima, previa prenotazione telefonica con il nostro caro amico Francesco.

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