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Il Palazzo dell’Imperatore e la Fortezza del Re
Il libro di Tomaiuoli e i nostri dubbi sui segni dei tagliapietre

Lucera, 27.04.2006 - La presentazione del libro dell’architetto Nunzio Tomaiuoli tenutasi ieri, 26 aprile, presso il Circolo Unione, ha senz’altro sortito il benefico effetto di fugare i dubbi che avanzavamo in un nostro precedente articolo (clic per leggere i contenuti) riguardo la presunta scomparsa dei segni dei tagliapietre sui cantonali delle torri pentagonali.
Pertanto, alla luce della visione del testo del Tomaiuoli, “Lucera - Il Palazzo dell’Imperatore e la Fortezza del Re”, ci sembrano doverose alcune precisazioni. Nel nostro intervento di qualche giorno fa riportavamo alcuni passi di un precedente studio dello stesso Tomaiuoli in cui l’architetto della Soprintendenza dei Beni Architettonici, Artistici e Culturali scriveva nel 1990 a proposito di tali segni: «[i magistri incisores lavoravano] […] “ad extalium”, a cottimo, [e per questo] […] dovevano scegliersi un segno distintivo da incidere su una qualsiasi faccia del blocco di pietra [da loro] sagomata per dar modo al capocantiere di verificare il suo lavoro alla fine della settimana e di contare il numero delle pietre squadrate per poterlo adeguatamente pagare» (N. Tomaiuoli, “La fortezza di Lucera”, 1990, pag. 80).
Oggi, nel volume appena edito, leggiamo: «Considerato che questi magistri venivano pagati, sul cantiere lucerino, in ragione delle giornate lavorative […] e non a cottimo, è da escludere che i marchi [i segni] servissero per la contabilità dei lavori. E’ più probabile che essi rappresentassero “il simbolo della continuità di una tradizione artigianale o la referenza tecnica di un atelier particolarmente rinomato” o la garanzia che il prodotto finito fosse caratterizzato da omogeneità di fattura». (N. Tomaiuoli, “Lucera - Il Palazzo dell’Imperatore e la Fortezza del Re”, 2005, pag. 123). Insomma, una sorta di antico “marchio di qualità”, ma non su tutte le pietre, solo su alcune qua e là.
Detto per inciso, durante la presentazione, il prof. Raffaele Licinio, docente di Storia Medievale presso l’Università di Bari, ha asserito che «…gli storici, se sono storici veramente, hanno il coraggio di modificare le proprie opinioni». Pertanto prendiamo atto che riguardo la finalità dei segni sulle pietre cantonali, anche l’architetto Tomaiuoli ha fruito di tale saggio principio della ricerca scientifica.
Inoltre il testo dello studioso Tomaiuoli è prezioso perché risponde (almeno in parte) ad uno degli interrogativi che ci ponevamo: «Nel cantiere lucerino, buona parte dei conci lapidei a vista delle torri circolari, dei cantonali delle torri quadrate, delle feritoie e degli stipiti ed archi di porte presentano un gran numero di marchi incisi dagli scalpellini» (N. Tomaiuoli, op. cit., ibidem).
Quindi, deduciamo, questi segni non sono presenti sulle torri pentagonali!
Ma non ci sono ora o non ci sono mai stati? E se non ci fossero mai stati, come mai questa difformità operativa nella conduzione della fabbrica della muraglia del fossato?
Abbiamo risposto ad una domanda e ne sono sorte altre due…
Personalmente ci sembrava più verosimile e credibile l’ipotesi avanzata da Tomaiuoli nel 1990, ma sappiamo bene che la verifica delle ipotesi scientifiche non si basa su verosimiglianze quanto su riscontri tangibili.
Però questa assenza di segni sulla muraglia restaurata resta misteriosa per noi profani, ancor più oggi che detta assenza viene “certificata” da uno studioso del settore.
Così, nell’attesa di diradare i nostri dubbi, ci appelliamo alla sensibilità della scienza verso il volgo ignorante (in materia, s’intende), affiché ci faccia capire il “se” e il “perché” di tale difformità.
Magari c’è una spiegazione anche a questo. Oppure è un altro dei misteri di questa Fortezza.

Sergio Proculo

info@ilfrizzo.it



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