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Il Tribunale di Lucera dal 1808 al 1923
Da uno scritto di G. B. Gifuni
Edizioni "L'Arte Grafica"

8ª parte. A Ferdinando II – venuto per la prima volta qui in Capitanata nel maggio 1831 – fu presentata, nel capoluogo amministrativo, una supplica che ai lucerini dispiacque in quanto rimetteva sul tappeto una quistione di vitale interesse per loro; quistione stata già definita da governanti e da re – s'è visto – in favore di Lucera. Di qui un'altra supplica – questa volta da parte del nostro decurionato – consegnata a Ferdinando II «nel dì memorando della sua venuta» a Lucera, cioè il 17 maggio (leggi nota n. 10 in fondo alla pagina). Memorando, sia per le grandi feste tributategli dal popolo, «orgoglioso della devozione» ch'egli «professava per il famoso simulacro di S. Maria della Vittoria» venerato nel Duomo, sia per le proteste fin troppo clamorose cui si abbandonò al suo passaggio una parte della cittadinanza – un manoscritto dell'avv. G. B. Gifuni parla persino di «eccessi rispettosi», di «insulti e ingiuste accuse» ne' rapporti del ministro della giustizia Nicola Parisio (leggi nota n. 11 in fondo alla pagina) – contro chi, in quei giorni, riaffacciava aspirazioni e desideri che ferivano la sensibilità dei lucerini, trepidi e gelosi custodi di quel grande complesso organismo ch'era il tribunale.
Certo quelle proteste addolorarono il re, né poteva essere altrimenti, sol che si pensi all'indole quietistica di lui.
Tuttavia egli vi passò sopra, comprendendone il movente generoso, e l'anno successivo, col rescritto dell'11 aprile, confermò a Lucera la secolare prerogativa.
L'art. 5 di quel rescritto, infatti, diceva: «Sul progetto di trasferirsi in Foggia la sede de' Tribunali che ora sono in Lucera, la Consulta ha osservato, che ostino le definitive Sovrane determinazioni in contrario nella legge del 20 maggio 1808, e nel Real Decreto del 1° maggio 1816, S. M. si è degnata di approvare questo avviso».
Identica la decisione del 13 maggio 1837 del Consiglio di Stato, presieduto dal re, sul voto espresso dal Consiglio generale provinciale di Capitanata per il trasloco de' tribunali: decisione che servì di norma a questa «sovrana risoluzione» del 16 maggio, importantissima principalmente per le ragioni storiche sulle quali si fonda, e che non pare dettata da un despota, – come ben osservò Gaetano Ottaviano, fervido mazziniano, ma sereno scrittore di storia: «S. M., imitando l'esempio dei suoi predecessori, non ha creduto nella sua saggezza di permettere di trasferirsi in Foggia i Tribunali, che dalla loro installazione furono sempre in Lucera, città cospicua, la quale da più secoli aveva la Regia Udienza…».
Morto Ferdinando II, Foggia insistette presso Francesco II, per ottenere una delle Camere della Gran Corte Civile che aveva sede in Napoli – voto già manifestato dal Consiglio provinciale nelle sessioni del 1833, del 1839, del 1845, e sempre rinviato al ministro di grazia e giustizia –; ciò che provocò una contraria istanza dei lucerini deprecanti, per ovvie ragioni, l'accoglimento di quel voto, che equivaleva alla perdita virtuale dei Tribunali. Si ebbe così il real rescritto del 22 ottobre 1859, datato da Portici e comunicato il 17 novembre dal direttore del ministero di grazia e giustizia, Gallotti, all'intendente di Capitanata, Guerra, e da questo al sindaco di Lucera il 28 novembre. Del qual rescritto l'art. 2° disponeva: «…rimane… fermo il Reale Rescritto del 16 maggio 1837, il quale stabilisce nulla innovarsi per quanto riguarda la Gran Corte Criminale ed il Tribunale Civile in Lucera».

(Nota 10) Cfr. Componimenti in prosa, e in versi recitati nella gran sala della Biblioteca della Città di Lucera in occasione della pubblica Accademia de' 30 maggio 1831, raccolti ed editi dal Bibliotecario e Protonotario Apostolico Sig.r D. Luigi Nocelli, Napoli, tip. A. Cova, 1831.
(Nota 11) Cfr. Per la residenza de' Tribunali, docum. n. 56 (Voti del Consiglio prov.le per una G. C. Civile in Foggia. Risoluzioni sovrane sui voti su detti).

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