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Gli echi dell’antica Fiera di Lucera rivivono negli atti notarili della città
Aspetti di vita commerciale tra il ‘500 e ‘600 emergono dalle carte della “Sezione” dell’Archivio di Stato. Interessante, oltre alla toponomastica, due inventari di botteghe, una di mercerie ed un’altra di “cammiserie”

Lucera, 21.01.2007 - Agli inizi del ‘600 Lucera attraversa una fase particolarmente delicata del suo sviluppo.
La fiera che si svolgeva – nonostante le pestilenze e le carestie – era la massima espressione dell’attività commerciale della città.
Era un grande emporio in cui si esponevano e vendevano le più svariate merci ed a cui partecipavano mercanti provenienti da ogni parte d’Italia (leggi nota 1 a fondo pagina).
Si teneva nei mesi di marzo dall’1 al 15 (era chiamata la “Fiera della quarantana”) e di novembre dall’1 al 15 (detta “Fiera di tutti i Santi”) nell’attuale via San Domenico fino alla chiesa di San Francesco (strada de li merciai) e zone limitrofe (leggi nota 2 a fondo pagina).
Vi si potevano comprare, ad esempio, drappi di seta policromatica, panni ultrafini neri e verdi dorati, saya drappata di diversi colori come pure “canne de stambeto rosso al prezzo di carlini 36 la canna”; ed ancora: corduane, panni di fiandra, panni di velluto nero, giallo, paonazzo e bianco; raso verde; damasco giallo e “tanda robba de oro e de seta lavorata”.
Anche nei contratti matrimoniali relativi alla dote si teneva, da parte degli offerenti, a precisare che determinati capi di vestiario erano stati acquistati in fiera: “…un paro de lenzuola de tela massaregna a tre tele con ardilla de filo bianco comprata in fiera”; “…un tormialetto de tela de la casa con 13 scese guarniti con ardilla de filo bianco comprati in fiera”.
Dagli atti notarili della “Sezione” dell’Archivio di Stato di Lucera si ricavano interessanti notizie circa le botteghe e la zona in cui si svolgeva la fiera. Da questi atti, inoltre, si apprende anche una toponomastica della città quasi sconosciuta (leggi nota 3 a fondo pagina).
Per quanto concerne la zona e la dislocazione della fiera sappiamo, per esempio, che nel luogo in cui essa si svolgeva, oltre alla presenza di numerose botteghe, vi erano anche diverse taverne, fundaci e stalle. Le botteghe erano dislocate un po’ dappertutto sia nella strada principale della fiera (strada de li merciai) sia nelle zone adiacenti, le quali assumevano, a seconda di chi l’occupava, una propria denominazione. Ecco che allora, per esempio, la zona dei mercanti provenienti da Verona, Benevento e Taranta Peligna diventa la “strada o banda delli veronesi”, “delli benevantani” e “delli tarantolari”, il luogo degli orefici o argentieri diventa la via o il luogo “delli banchi de li  aurifici” o “argentieri” e quello in cui si vende un determinato tipo di merce assume la denominazione di via o banda di “Calia”, “Gipponari”, “Zocari” e così via. Quasi tutte queste botteghe – diverse delle quali, probabilmente, risalenti al periodo svevo-angioino (leggi nota 4 a fondo pagina) – erano di proprietà di enti ecclesiastici, date loro in dono da Giovanni Pipino e Carlo II d’Angiò, e dell’Università cittadina che le concedevano, in affitto, ai numerosi mercanti che giungevano per la fiera dalle più svariate città italiane: Verona, Brescia, Bergamo, Venezia, Milano, San Severino, Cascia, Napoli, Cava dei Tirreni, Benevento ecc. Vi era anche la presenza di mercanti ebrei anconetani e  levantini, così come quella dei mercanti fiamminghi provenienti da Napoli.
Si scopre pure che il così detto “Palazzo della Bandera” – la sede dove la corte amministrava la giustizia e le controversie in materia fieristica – era circondato, come vedremo, da diverse botteghe (leggi nota 5 a fondo pagina).
Consultando questi documenti (leggi nota 6 a fondo pagina) sappiamo, per esempio, che tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600, in occasione delle fiere, vengono affittate:

- tre botteghe site in mercato della città nel luogo detto la “strada alla catapania”;
- due botteghe proprio ubi dicitur allo mercato di detta città alla “strada delli gipponari”;
- al maestro Alessandro Casale di Bergamo viene affittata una poteca in mercati dicta civitates con retretto di dietro e cioè la “quarta delle cinque botteghe sopra la bandera”;
 - al maestro Ascolese Pappalardo di Napoli viene affittata una poteca in mercato e proprio alla “seconda delli otto all’entrata della bandera”;
- un’altra bottega affittata la prima di quanto si va “alli Zocari”;
- a Pietro de Antonio di Cascia si affitta una bottega in loco della prima e seconda alla “banda degli Zaffaranari” nel mercato di detta città alla “strada delle tarantole”;
- in solido, ai fratelli de Mauro di Cava, si affitta una bottega di donna Laudonia Scoppa, sita in mercato della città, alla “strada deli bassettari” per la fiera quadragesimale;
- al maestro Centio de Rogieri di Cava si affitta la “quinta bottega delle otto all’entrata della Bandera”;
- il Marchese d’Aprice affitta a Michele Testone e Martino Greco una taverna sita in civitate Luceria in platea episcopo iusta ad un lato la taverna di San Bartolomeo et alia latere ecclesia Sancti Nicolay, viam pubblicam;

- si  affitta quod domus terranea discoperta e proprie dove si va dalla prima casa che sta al pontone della strada che si va alla chiesa di San Francesco di Lucera all’incontro la poteca del Duca di Montecalvo dove al presente si fanno le “quartane” e si va diritto per la strada che si va alle case dei maestri Pagani sita e posita in città iusta la strada detta delli tarantolari, iusta domus di Camilla Gravina, iusta domus Francisco de Paola;
- si affitta una nova poteca alla “banda delo muro rutto” in mercato civitates per cinque anni;
- in solido si affitta locu secondi “banci ali argentieri” incontro alle poteche del maestro Giovanni Candido in mercato civitate;
- si affitta quondam apoteca dell’Università sita in mercato e proprio ala “banda delo secto”;
- Bellonia Scassa di Lucera tiene una “taverna cum suppino” sita in mercato lucerino “Alli Citrangolari”;
- il monastero di San Domenico di Lucera affitta a Dicasio de Vesele, flamingo mercante napoletano, un bottega detta “lo fundico grande” che comprendeva una sala sopra e sotto al fundico con la stalla per i cavalli ed una bottega avuta per lascito;
- quondam apoteca sita in città si affitta proprio in nundine ipsis cioè la ventesima poteca ala “banda delo stinco” alo pontone;
- una poteca sitis in nundine civitate in la strada deli merciai “alo pontone verso la bandera”;
- si affitta la quindicesima apoteca in mercato proprio ala “strada deli veronesi”;
- si affitta la quarta poteca ala “banda di calia” ala “strada deli tarantolari”;
- a Domenico Braccio di Cascia si affitta due botteghe proprio verso la prima e la seconda ala “banda deli tarantolati” in mercato della città;
- due botteghe dell’Università sita in mercato della città vicino la prima e la seconda ala “banda deli beneventani”;
- si affitta al maestro Jo Antonio Savoldo di Bergamo la quarta bottega ala “banda de constantino” in mercato per anni 5;
- si affitta quoda apoteca sita in mercato della città proprio la ottava poteca ala “banda de carletta” alo pontone;
- una taverna magna cum cortilio con multi cameri et alia comodatati dicte “lo cerriglio” (leggi nota 7 a fondo pagina) in cadem civitate in nundine iusta la poteca del barone Carlo Gagliardi, apoteca ven monastero di San Bartolomeo de Luceria, viam pubblicam et altri confini;
- Laura Perruccia, vedova di Gaspare Pagano della citta di Lucera di Puglia, affitta una poteca sita in città e proprio dove si dice “lo vico segreto”;
- l’Università di Lucera affitta a Tommaso de Marino di Cava una poteca sita in “feria” della città in la “banda delli otto potrecine avante la bandera”, iusta alias apoteca dell’Università e proprie la prima poteca di Durante;
- ancora l’Università di Lucera affitta ad Aurelio Furietta di Bergamo una poteca sita in “feria civitate” e proprio in la “banda del fusclio” la 12ª e 13ª apoteca sita in detta banda;
- Nicola Grattoni e Andrea Rizzo, veneziani, prendono in affitto, dal Monastero di San Bartolomeo, una “apotecam cun retretto”, sita in nundine, accanto ad un’altra bottega del monastero locata a Bartolo Felino librario bresciano;
- Felice e Simone di Sessa di San Severino, in solido, affittano l’ultimo loco de li “banchi deli aurefici” avanti la bottega di Giovanni Candido et l’ultimo loco de li “banchi de laurefici” innanzi li veronesi in mercato della città;
- Prospero de Nicastro ha una certa bottega, con fundico, sita in città e proprie “alle ferrarie” accanto la bottega del Duca di Montecalvo;
- tre “fundichettorio” in nundine della città in strada merciatorium accanto la bottega del Monastero di San Barlomeo;
- in Napoli, Francesco La Grotta, pubblico e regio incantatore, riferisce di aver venduto, per ordine del Sacro Regio Consiglio di Lucera, la taverna di Alfonso Galterio sita dentro la città di Nocera de Puglia dove si dice la “bucciaria vecchia” confinante con i beni di Fabrizio Galluccio;
- Domenico Carfagna di Lucera affitta a Candido de Nicolini di Ferrara, abitante in Troia, tre apoteche site in mercato “ala strada deli merciai che come vano alo pontone de quando se va alla bucceria et se giù sceno abbascio” verso la torretta del maestro Pietro Severino, accanto la bottega di Marco Morello librari, accanto la taverna di Giovanni Pagano e parte retro iusta strada pubblica;
- i magistri Nicola Pascale, Giovanni Candido e Marco Antonio D’Auria, eletti magistri magnifica Università di Lucera, affittano, a Marino Crisconio di Venezia, la settima poteca de detta Università deli “otto poteche incontro la bandera”;- sempre l’Università di Lucera affitta ai fratelli Berardino e Federico Michele Tasca, mercanti bergamaschi, una poteca sita in “feria” della città e proprio in la “banda delli cinque poteche sopra la bandera” e proprio la 4ª e 5ª accanto a quella di Durante.
- Galeazzo De Passi di Bergamo prende in affitto da Don Donato De Angelis, canonico lucerino prebantu maioris ecclesie Lucera, una bottega sita in mercato della città alla “strada derita che se va alla bandiera”, iusta apoteca di Federico Gagliardo e alla bottega prebende abbati Annibale Monaco;
- Isabella e Cesare Petrone hanno una domus solariata con cisterna e pozzo sita in Lucera, in parrocchia epi, accanto la casa di Dianore de Auria, zona erede quondam doctoris Luigi Fasani, viam pubblicam a duabus partibus;
- una fossa di carra 22 in città che sta avanti e vicino la “poteca de Cassieri” del quondam Marco Chianome dove se dice “alli Cassieri”, iusta la fossa del venerabile monastero di Santo Bartolomeo e iusta le fosse di Achille e Francesco Pagano;
- si affitta a Felici Truisici una bottega la prima di quando se va “alli Zocari” sita in mercato della città;
- Geronimo de Vivo di Tramonti possiede una casa con bottega nuncupata “la torretta” site in platea et parrocchia epi Luceria proprio ubi dicitur “le bascettarie” iusta apoteca fuerunt quodam Pascarelli Gravina e adesso posseduta da Amilcare Gravina, dalle sorelle, figli ed eredi del detto Pascarelli, iusta domus Francisco De Paola, iusta taberne et domo reparationis maioris ecclesie lucerina…;
- Francisco Antonio Ricca possiede una “bottega cum retretto” ed un cortile retro discoperto sito in nundine della città in strada merciatori, iusta… ab alio latere “viam pubblicam dicti deli merciai”, iusta domus baroni Octavi Caropresa;
- Donna Fabiana Campana et Antonia Pascale promettono una “taberna grande” di più membri sita alla “feria di Lucera” per ducati 1000, quale taverna è delli beni lasciati da Cola Pascale marito di essa Fabiana per il matrimonio fra Eleonora figlia di Alfonso d’Auria e la detta Antonia con Don Silvio D’Anna della Cava.
- Francesco Pagano di Lucera possiede una casa con diversi locali sita in Lucera in parrocchia ecclesie Sancti Mattei, accanto la casa di Lupo Antonio Candida, con un cortile iuste (accanto) la chiesa diruta di Sancti Blasi (San Biagio), accanto a due strade pubbliche e altri confini.

(Nota 1) Oltre a Lucera le altre città del regno interessate ad ospitare fiere erano Lanciano, Aversa, Salerno, Napoli, Brindisi, Benevento, Solofra, Foggia, ecc.
(Nota 2) Nel 1669 la secolare fiera di Lucera era già un lontano ricordo; in una confinazione, infatti, come sotto riportato, si parla di “feria diruta”. La zona (vds. doc. 653 Codice Diplomatico Saraceno Lucera) ivi compreso mercato e fiera fin dalla sua istituzione (1234), comprendeva le attuali vie: Pitta, Solitano, San Domenico, Cairoli, già via Marconi, Bovio, Mazzaccara, Federico II, Pessina, De Cesare, San Francesco, Casotti, Iesi, Piazza Tribunali e via Mille (nelle foto presenti in questa pagina alcuni esempi di "modernità" che attraversa i luoghi citati).
(Nota 3) La toponomastica della città è tutta da riscrivere. Mentre altrove si tende a conservare la “memoria storica” a Lucera, questa, a parte qualche eccezione,  sopravvive, ad esempio, nel ricordo delle vie: “IV Novembre-Garibaldi”, Gramsci, Marx, Amendola e di qualche sindaco.
(Nota 4) In una confinazione relativa ad un hospitio di case, siti nel luogo detto la cappelluccia, che il monastero di San Bartolomeo aveva ricevuto per canone non pagato, vengono descritti questi confini, a settentrione: viam pubblicam e mediante un terreno con certi fabbricati antichi diruti appartenenti allo stesso monastero detto “Il Palazzo di Pipino” (questo palazzo, forse, non è lo stesso di quello in cui aveva sede il c.d. “Palazzo della Bandiera” sito proprio in questa zona che sembra, invece, appartenere all’Università lucerina); ad oriente: è un caselenum antico chiamato “lo cerriglio”; a meridie: “feria diruta”; ad occidente: è un casalena di Orazio Zunica e altri confini in rovina. Questa confinazione sembra richiamare alla mente quella descritta nel doc. 653 del 1303 (Codice Diplomatico Saraceno Lucera) relativa a certe botteghe site proprio nella fiera ed, in parte, al doc. 640 relativa ad alcune domus di cui se ne impossessa, insieme alle botteghe, Pipino Da Barletta.
(Nota 5) Il “Palazzo della Bannera o Bandera (Bandiera)”, era situato, all’incirca, a metà strada tra “Palazzo Colasanto” e la chiesa di Sant’Antonio.
(Nota 6) È in corso un inventario completo, suddiviso per anni, di tutte le botteghe concesse in affitto.
(Nota 7) Una “Taverna del Cerriglio” (oggi via del Cerriglio nei pressi della borsa) esiste anche a Napoli. Davanti ad essa, nel 1609, fu ferito Caravaggio; Pasolini vi girò alcune scene del “Decamerone”. Il nome deriva da querceto: quercia in napoletano si dice “cerriglio”.

Due inventari, infine, ci consentono di conoscere le merci che si vendevano in alcune botteghe di Lucera agli inizi del ‘600

Inventario 1. Lucera, 10 settembre 1605: inventario di una bottega di mercerie

Jo Batta Frescolini di Venezia vende a Filippo Giadoni e Bartolo De Angelis un pubblico banco nella città di Lucera detto “de opera bianca” e merci di diverse specie come indicato nell’inventario con i prezzi a fianco. La bottega, avuta in affitto da Jo Pietro Bosis di Lucera, è sita nella piazza pubblica della città accanto la “speciaria” di Fabrizio e Giuseppe De Vivo. Agli acquirenti vengono consegnati quaderni e libri relativi alle merci, polizze di cambio e cautele. L’inventario tra essi fatto de dette robe e prezzi è il seguente:

- Olandi bianchi infra pezze integre e scavezzi grosse e sottili: canne 104 d’accordo per il prezzo di carlini 52 la canna;
- Orleta: canne 8 a ducati 4;
- Pelle di concia di Roma grande e piccole: mazzi 11 a ducati 2 e mezzo il mazzo;
- Pedali di lana: dozzine 14 a ducati 2;
- Strenghe bresciane de filo di diverse specie lunghe, piccole e grosse: 200 a grana 18;
- Toche de bammacia napoletana: canne 320 a ducati 700;
- Calze di lana di diverse specie: paia 26 a carlini 11;
- Mistoloni di filo: pezze 23 a grana 19;
- Specchi indorati: confezione da dieci n. 6 a ducati 9 la dozena;
- Specchi di carta a libri: dozene 7 di più sorte a carlini 13 la dozena;
- Filo bresciano: libbre 12 a grana 35 la libbra;
- Zagarelle bresciane: pezze 10 a grana 9;
- Corone di osso intagliato: dozene 3 e mezzo a carlini 18;
- Rosari intagliati: dozene 7 a carlini 5;
- Zagarelle paduane: pezze 20 a carlini 4 e mezzo la pezza; zagarelle veronese: pezze 12 a carlini 3 e mezzo la pezza;
- Strenghe paduane grosse: 8 a carlini 9 il grosso;
- Corone de scoro de più sorte: dozene 10 a grana 14;
- Carta da scrivere: risme 4 a carlini 11;
- Guanti di lana: dozene 2 a carlini 9;
- Cammisole di lana fina: n. 3 a carlini 20;
- Pettine de osso: libbre 3 a carlini 19 la libbra;
- Smalto de più sorte: libbre 80 a carlini 1;
- Smalto de serazo: mazzi 40 a grana 8;
- Anelle di osso: dozene 5 a carlini 3;
- Cherobini di ottone: n. 40 a carlini 25 l’uno;
- Serrature de più sorte: dozene 4 a carlini 13;
- Canne de coppette: n. 10 a carlini 15;

- Etere: n. 3 a carlini 14;
- Coppole scarlatine: n. 5 a carlini 3;
- Cappelli scavoni: n. 8 a carlini 2;
- Fucili di scoppetta: n. 5 a carlini 18;
- Sesena canne: 10 a grana 38 la canna;
- Perline de vetro per ducati 3;
- Lanterne: n. 2 a carlini 9 la canna;
- Spergi d’acqua santa: n. 3 a carlini 3 l’uno;
- Corde decento: mazzi 20 a carlini 2;
- 1 fiasco de coiro per carlini 10;
- Mesali di fiandra: canne 14 a carlini 6 e mezzo la canna;
- Ciambellotto: canne 7 a carlini 13;
- Tela de tanda gialla: canne 5 a carlini 15 e mezzo;
- Aghi lancianese: megliara 8 a carlini 8;
- Granate false: corone 5 a grana 25;
- Cercelli e perchini d’ottone per carlini 19;
- Quatri de più sorte: n. 14 d’accordo per ducati 9;
- Scatole de legname e veneziane: n. 28 a carlini 2;
- Biancali, tele, tappeti e stigli de poteca e tavole da poteca de fiera e bottega dentro la terra, tele per le scansie cassame e massaria de casa e contanti alli monaci di Santo Bartolomeo in “contante mano” per la bottega della fiera a ducati 17 e la bottega de Lanciano a ducati 30 e in tutto d’accordo ducati 160, cioè in contanti.
- Mercerie tadesche e veneziane d’accordo come dai suoi libri e fatture mostratone liste de tadeschi che se mostrati de consegna fra noi con ogni sorta de spese come dazi, gabelle, dohane e altre spese mie per l’ammontare di ducati 466;
- Item una giomenda borrella senza marchio guarnito con sella e barda con suoi guarnimenti per ducati 40;
- Item mi cede intanti nomi de debitori notati e descritti nelli quinterni con libri ad noi Bartolo De Angelis in nome de Giovanni De Angelis mio padre e come suo procuratore e a me Filippo Gradoni compagni consegnati ascendenti a ducati cinquecento vinti in vertù de partite de detti libri tre de cambio polizze e cautele consignatili.

In tutto fanno somma de ducati milli ottocento cinquanta e grana quindici.

2. Lucera, 3 settembre 1615: inventario della bottega di “cammiserie”

I fratelli Giovanni Bernardino e Ambrosio de Gorrali di San Severino restituiscono a Giulio de Gorrali, tutore degli eredi di Mercurio de Gorrali, la bottega di “cammiserie” che avevano costituito in società, sita nella piazza pubblica di Lucera, con le seguenti merci inventariate. “Le robbe che sono inda poteca” sono state apprezzate da Francesco Varallo di Monteforte e Matteo Ascolese di San Severino per volontà di Giovanni Berardino e Ambrosio de Gorrali.

- In primis otto pezze di panni purgati: Ducati 184, Carlini 0, Grana 10;
- per varie merci di panni di curlo: Ducati 180, Carlini 27, Grana 0;
- per tanti stambetti e mezzi stambetti: Ducati 25;
- per tanti panni “delaqua delamela”: Ducati 95, Carlini 0, Grana 15;
- per tanti strafino: Ducati 31, Carlini 0, Grana 5;
- per tanti piedimonte: Ducati 12, Carlini 2, Grana 15;
- per tanti friso: Ducati 28, Carlini 3, Grana 15;
- per altri palmi 10 di scarlattina: Ducati 1, Carlini 2, Grana 10;
- per tanta saietta: Ducati 15, Carlini 3, Grana 0;
- per canna una e mezza di ferrandina: Ducati 1, Carlini 0, Grana 0;
- per canne 2 di zoccari: Ducati 1, Carlini 0, Grana 0;
- per tante mezze lane: Ducati 21, Carlini 1, Grana 1;
- per tanta tela de cala: Ducati 9, Carlini 3, Grana 10;
- per tant’altra tela: Ducati 12, Carlini 0, Grana 0;
- per tant’altra tela: Ducati 4, Carlini 0, Grana 0;
- per una canna e mezza di panno: Ducati 2, Carlini 1, Grana 5;
- per una dozena e mezza di calzette de saietta carmesina: Ducati 11, Carlini 0, Grana 0;
- per dozzine 15 di calzette de saietta a ducati 6 la dozena: Ducati 102, Carlini 0, Grana 0;
- per tanta scampi: Ducati 2, Carlini 0, Grana 0;
- per dozene 2 e mezze di calzette di tarantola a grana 43: Ducati 12, Carlini 4, Grana 10;
- per dozena 3 di detta tarantola a grana 35: Ducati 12, Carlini 3, Grana 0;
- per tante altre calzette della stessa tarantola: Ducati 2, Carlini 4, Grana 0;
- per dozena 1 di calzette di saietta de figlioli: Ducati 4, Carlini 0, Grana 0;
- mezza altra dozena di calzette di saietta: Ducati 3, Carlini 0, Grana 0;
- per dozena 5 di calzette di ferrandina: Ducati 20, Carlini 0, Grana 0;
- per dozena 2 e mezze di calzette di ferrandina e tarantola: Ducati 9, Carlini 0, Grana 0;
- per dozena 4 di calzette di tarantola: Ducati 10, Carlini 0, Grana 0;
- per dozena 1 tantaltra di calzette di ferrandina: Ducati 3, Carlini 0, Grana 0;
- per dozena una di maniche di tela di cala: Ducati 4, Carlini 0, Grana 0;
- per canne 3 e mezzo di de brettiello: Ducati 2, Carlini 0, Grana 10;
- para 16 di maniche di tela di franza: Ducati 6, Carlini 2, Grana 10;
- para sette di maniche di teletta: Ducati 3, Carlini 2, Grana 10;
- para 4 maniche di camoscia: Ducati 2, Carlini 0, Grana 0;
- per dozene 3 e para 2 di maniche variati colori: Ducati 19, Carlini 0, Grana 0;
- per dozena una et para 1 di maniche di de brettiello: Ducati 5, Carlini 0, Grana 0;
- para 8 di maniche di variate sorte: Ducati 3, Carlini 0, Grana 0;
- per canne 20 di faseta: Ducati 2, Carlini 0, Grana 10;
- para 27 di calzoni di cusano a carlini 8: Ducati 21, Carlini 3, Grana 0;
- para 8 di calzoni de mezza lana a carlini 18: Ducati 14, Carlini 2, Grana 0;
- per 3 capetelle di mezza lana a carlini 15: Ducati 4, Carlini 2, Grana 10;
- para 4 vestitelli: Ducati 9, Carlini 0, Grana 0;
- per dozene 1 e mezzo de gepponcelli: Ducati 3, Carlini 2, Grana 10;
- per 40 geppuni di lavorate sorte a carlini 12: Ducati 48, Carlini 0, Grana 0;
- per 5 geppuni di teletta di seta a canne 25: Ducati 12, Carlini 2, Grana 10;
- per dozzine 2 de geppuni di tela di cala di tramise a carlini 12: Ducati 28, Carlini 4, Grana 0;
- para 4 di calzette di tarantola: Ducati 1, Carlini 1, Grana 0;
- per le robbetelle et balantrona: Ducati 8, Carlini 2, Grana 10;
- per 5 coletti: Ducati 4, Carlini 2, Grana 10;
- per tante gonnelle: Ducati 19, Carlini 0, Grana 0;
- per una cannada di seta la tinta verde: Ducati 1, Carlini 1, Grana 0;
- per dui ferraioli de furetti grandi: Ducati 12, Carlini 0, Grana 0;
- per dui altri detti a carlini 5 e mezzo: Ducati 11, Carlini 0, Grana 0;
- per 4 ferraioli di cerrito: Ducati 14, Carlini 2, Grana 0;
- para 14 di vestiti di colori a ducati 5: Ducati 70, Carlini 0, Grana 0;
- per un altro vestito di colore a ducati 5: Ducati 5, Carlini 0, Grana 0;
- para 4 di vestiti di colore: Ducati 23, Carlini 0, Grana 0;
- per 3 vestiti pure di colore: Ducati 14, Carlini 2, Grana 10;

- per dui vestiti di furetti a duc.5: Ducati 10, Carlini 0, Grana 0;
- per un altro pure delistesso: Ducati 5, Carlini 0, Grana 0;
- per 4 casacche di furetti: Ducati 12, Carlini 2, Grana 10;
- per un altro vestito: Ducati 5, Carlini 0, Grana 0;
- per tre altre casacche a carlini Ducati 7, Carlini 2, Grana 10;
- per cinque altre casacche a carlini 19: Ducati 9, Carlini 2, Grana 10;
- per 3 altre para di calzuni di furetti a carlini 15: Ducati 5, Carlini 0, Grana 10;
- para 14 di calzuni a carlini 19: Ducati 26, Carlini 3, Grana 0;
- per uno vestito di cerrito a carlini 26: Ducati 2, Carlini 3, Grana 0;
- per sei casacche di cerrito a carlini 14: Ducati 11, Carlini 1, Grana 0;
- pari 1 di calzuni e para 4 di maniche: Ducati 3, Carlini 0, Grana 0;
- per uno balandrano: Ducati 2, Carlini 0, Grana 0;
- per sei casacche a carlini 20: Ducati 12, Carlini 0, Grana 0;
- para 8 di calzuncelli a carlini 13: Ducati 10, Carlini 2, Grana 0;
- per tanta calzuni di cerrito: Ducati 12, Carlini 0, Grana 0;
- para 13 di calzuni pezzati a carlini 15: Ducati 22, Carlini 0, Grana 10;
- para 3 di vestiti di furetto a ducati 6: Ducati 18, Carlini 0, Grana 0;
- para 13 di calzuni di colore a carlini 21: Ducati 27, Carlini 1, Grana 10;
- per dozena 1 di coppole carlini 20: Ducati 2, Carlini 0, Grana 0;
- per tanti buttuni: Ducati 8, Carlini 2, Grana 10;
- libbre due di seta: Ducati 9, Carlini 0, Grana 0;
- libbre 20 di trene di seta: Ducati 55, Carlini 0, Grana 0;
- per cinque cannate di tela: Ducati 1, Carlini 2, Grana 10;
- palmi 9 di armosino: Ducati 5, Carlini 0, Grana 0;
- per tanta teletta: Ducati 10, Carlini 0, Grana 0;
- per tanto velluto napoletano: Ducati 2, Carlini 4, Grana 0;
- per altro velluto catanzara: Ducati 9, Carlini 2, Grana 10;

TOTALE: D. 1496 - T. 3 - G. 2

e. gemminni

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