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La storia di Lucera “a portata di… teatro”
Un’epigrafe murata in una  parete del “Real Teatro Maria Teresa Isabella” (l’attuale Teatro Garibaldi), sembra ricondurre al periodo bizantino. Magari con l’intervento di un esperto…

Lucera, 24.03.2007 - Che la storia di Lucera fosse ricca e piena di sorprese, certamente, non c’è da stupirsi. Testimonianze e tracce millenarie sono riscontrabili un po’ ovunque, non solo nei luoghi di interesse archeologico, ma anche, per esempio, in diversi edifici sparsi per la città. Peccato, però, che luoghi come l’anfiteatro e la fortezza, in particolare, siano stati per anni oggetto di continue spoliazioni. A proposito di edifici, per esempio, su una  parete del “Real Teatro Maria Teresa Isabella” (l’attuale “Teatro Garibaldi”), posta sul lato di fronte alla biblioteca, “si nota” un’epigrafe che sinceramente, vista com’è, non è di facile lettura, per cui l’unico modo che potesse aiutare a capire qualcosa era quello di fotografarla (vedi la foto). E così è stato. Riportata la foto sul computer per analizzarla, a prima vista ci si è accorti che l’epigrafe è stata murata in maniera capovolta (cioè è stata disposta nella parete a 180 gradi). Ruotata la foto nel suo giusto verso, balzava da questa pietra, di colorazione biancastra, l’incisione proprio di un’iscrizione che, così come si evince da qualche lettera, potrebbe ricondurre l’epigrafe al periodo di età bizantina.
Se ciò dovesse essere confermato, la questione getterebbe un po’ di luce su di un periodo storico di Lucera poco noto, in considerazione proprio della mancanza di testimonianze archeologiche.
Questa epigrafe, quasi certamente, proviene – insieme alle pietre in breccia corallina visibili nella foto – dall’interno della fortezza svevo-angioina.
Ancora una volta, quindi, la fortezza diventa luogo ed oggetto di indagine.
Nel 1960, all’interno di essa, nell’angolo interno denominato “Porta Troia” (da non confondere con quella delle fermate dell’autobus!?!), furono compiuti – da parte di “addetti ai lavori” – degli scavi che provocarono più danni che utilità e, forse, anche le ricognizioni successive sono state compiute in maniera affrettata se non scriteriata.
Proprio nei pressi di quest’angolo doveva esserci quell’edificio di culto tardo-imperiale descritto dal D’Amelj nel 1861 (agli inizi del IV secolo Lucera assume la definizione di Costantiniana) da dove, probabilmente, provengono le colonne di colore verde visibili nella cattedrale e, sicuramente, materiali che interessano altri edifici, forse un quartiere abitativo e artigianale proprio di età bizantina (tra il X e XI sec. avviene la seconda conquista bizantina della Capitanata).
Forse a questo edificio allude l’anonimo biografo della “Vita di Gregorio IX” quando parla dell’imperatore Federico II, che fece costruire il Palatium su (con) materiale della “antica” cattedrale lucerina.
Qualche muro superstite in quest’angolo della fortezza, realizzato con materiale di provenienza romana (vedi foto 1, 2 e 3), potrebbe essere la testimonianza di ciò e, probabilmente, lo stesso Palatium fu costruito su una precedente costruzione  bizantina.
Chissà se delle indagini archeologiche approfondite potranno proiettare un po’ di luce (considerando quel che resta) su uno spaccato di vita storica cittadina che fino ad oggi resta affascinante ma poco conosciuto.

e.ge.

info@ilfrizzo.it



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