Cosa scriveva “Il Frizzo” dell’epoca?
Il primo giornale umoristico di Capitanata in tutta la sua lucerinità ed oltre. Scopriamo perché oggi non è poi così diverso da quello di allora. E sono in molti a non averlo capito Lucera, 01.04.2007 - Quel che sta accadendo fin da quando abbiamo deciso di mettere in Rete “Il Frizzo” (e non è un “Pesce d’Aprile”) pubblicando i primi frizzanti contenuti aiuta a comprendere come non vi siano sufficienti conoscenze, da parte di molti fruitori (soprattutto… ehm!, politici), della natura di questo strumento che vedeva la sua nascita il 10 aprile del 1909 nella Lucera di Gifuni e nell’Italia di Giolitti.
Diciamoci la verità: “Il Frizzo” che rinasceva nel 2003, per chiunque conoscesse l’essenza di quello originale, rappresentava la reincarnazione di quest’ultimo e rompeva… gli schemi e le abitudini (spesso malsane) di una società che ha dimenticato letteralmente la città nonostante continui a pronunciar gratuitamente il motto “Per il bene di Lucera”… Un bene che, di contro, non si è visto mai nel concreto, restando rintanato nella trappola dell’ipocrisia. Per chi invece non aveva capito lo spirito che animava il nostro progetto di riportare alla luce una originale iniziativa di studenti liceali lucerini (ma vi era anche chi scriveva addirittura dall’estero), non ha esitato (proprio come allora) a manifestare forti dubbi. Poi, a mano a mano che l’iniziativa avanzava e cresceva fino a diventare una realtà molto seguita, molti nasi si arricciavano, molte bocche si storcevano, molti sguardi manifestarono la loro reale identità, fino a ritenere che non dovessimo essere noi stessi a mettere le mani, impugnando la penna virtuale, sul nostro giornale online. «Noi – ha detto qualcuno con una sfacciataggine senza eguali – non ti abbiamo mandato più nulla (e capirai quando e come lo facevano!, ndr), perché voi ci facevate il cappello e i ricami». Ma che volete? A noi piace non solo fare il cappello ed il ricamo, ma pure il cappotto, la sciarpa e le scarpe! E nessuno deve arrogarsi il diritto di dirci come va trattata la notizia. Altri ci scrivevano affermando che non ci era concesso di scrivere di loro se non solo a seguito di un comunicato da essi diramato in quanto “unici titolati” a parlare di sé!?! Altri hanno negato l’evidenza rinnegando se stessi fino ad assumere un comportamento riluttante e privo di educazione. C’è stato anche il “politico” amministratore che, nell'atto di puntare il suo indice accusatore, ha ammonito un nostro (giornalista pubblicista) invitandolo a non salutarlo più, dimenticando (ahilui!) di essere un personaggio pubblico… Dio mio che sensibilità!
Miracoli della censura!
E pensare che l’Ordine dei Giornalisti vedeva la sua istituzione nel 1925 ad opera di un regime dittatoriale vigente!
Ragazzi: e datevi ‘na calmata!
E allora, per aiutare lor signori a capire cos’era e cos’è “Il Frizzo”, d’ora in poi pubblicheremo ciò che i nostri… avi scrivevano su quel che si presentava come un giornale “umoristico, mondano, letterario”. Ci troverete anche le aspre critiche per come era gestita la fortezza svevo-angioina (con le furberie del custode Abramo) o il Teatro Garibaldi (con gli svarioni organizzativi dell’impresario dell’epoca, tale Don Mimì). Vi accorgerete che, senza volerlo, abbiamo ricalcato le orme di quei ragazzi geniali (ai quali ci inchiniamo volentieri) che vorremmo tanto scoprire chi fossero, magari rovistando nell'archivio del liceo se ce lo cencederanno.
Il primo scritto è l’editoriale di presentazione del “Numero di saggio” risalente, appunto, al 10 aprile del 1909 (pensate un po’: tra due anni potremmo festeggiare il Centenario del Frizzo!), che esordiva con un corsivo assai breve in questo modo: «Il “Frizzo” comincia le sue pubblicazioni in questi giorni di gioia e di festa, mandando ai suoi lettori un affettuoso saluto ed un sincero augurio. Che il pubblico ci sia indulgente e… grato».
Un’ultima cosa. Vogliamo esprimere apprezzamento per quanto sta cercando di fare Michele Conte, dipendente comunale di Lucera in forza alla… abbandonata “Biblioteca Bonghi”. Egli, con grande responsabilità e spirito di sacrificio e conscio dei propri limiti, sta compiendo ogni sforzo perché venga realizzata, presso la stessa “Biblioteca Bonghi” una mostra che posa l’attenzione sulla storia dei giornali di Lucera dal 1865 (anno in cui vide la nascita “L’Alba”) ad oggi. Egli, attraverso questa iniziativa vuole soprattutto stimolare chiunque voglia adoperarsi per salvare quel patrimonio “in fogli” che versa in molti casi in uno stato pietoso.
È un appello che raccogliamo volentieri a che rivolgiamo anche a noi stessi. Ovviamente.
La Redazione (Oggi)
Da “Il Frizzo” del 10 aprile 1909
«Il nostro programma»
Quando lanciammo l’idea di far pubblicare in Lucera un periodico umoristico-letterario diretto e redatto da studenti, molte persone che van per la maggiore atteggiarono il volto ad un sorriso così poco incoraggiante che sarebbe bastato da solo a distoglierci dal nostro proposito, se non avessimo trovato nella fede e nell’entusiasmo che ci anima la forza di continuare.
La nostra idea così semplice, così chiara, così precisa pareva un’utopia bella e buona, e parecchi si affannarono a dimostrarci l’impossibilità di tradurre in atto il nostro progetto e, quando mai, l’enorme difficoltà di assicurare una vita duratura al nuovo periodico. Ma tutte queste considerazioni non ci fecero perdere la fiducia di poter riuscire nell’intento, anzi furono uno stimolo efficace per la nostra attività e la nostra fermezza a sorpassare i grandi e numerosi ostacoli che avevamo di contro e, primo fra tutti, la diffidenza che il pubblico ci mostrava in principio. Dico in principio, perché poi le nostre promesse e le ripetute preghiere riuscirono a smuovere molte opposizioni ingiustificate ed a commuovere chi pareva deciso a non dare né una platonica adesione, né un centesimo di contributo finanziario. Mercè il favore che ci hanno mostrato i nostri amici abbiamo raccolto una somma sufficiente ad assicurare la regolare pubblicazione del “Frizzo”.

Pochi veramente, e ce ne duole, non hanno di proposito voluto contribuire all’attuazione del nostro progetto per varie ragioni che, come speriamo, non avranno più valore dopo che il programma del giornale sarà noto ed il numero di saggio avrà dimostrato all’evidenza la serietà, la onestà e la rettitudine dei nostri propositi: altri hanno cercato di distoglierci dalla nostra idea, solamente per il timore che noi, giovani inesperti, potessimo in qualche modo offendere i sani e santi principî di autorità e di moralità.
Se la nostra prudenza e la nostra attività bastassero ad assicurare vita lunga e fecondamente tranquilla al nostro giornale, esso vivrebbe, siatene sicuri, gli anni di Matusalem e più, forse. Ma purtroppo – o cortesi lettori – non bastano i buoni propositi per fare delle buone azioni: occorrono anche, e specialmente, i mezzi. Voi sicuramente corrisponderete con slancio alla fiducia che in voi riponiamo – dal canto suo “Il Frizzo” promette di ingrandire e migliorare la sua veste tipografica, e di uscire – possibilmente– ogni settimana (“Il Frizzo” ha esordito come quindicinale, ndr).
Il giornale sarà lo specchio fedele della nostra personalità; in esso trasfonderemo tutto ciò che di meglio potrà dare il nostro intelletto e saremo pienamente soddisfatti quando il giornale riuscirà gradito a tutti.
“Il Frizzo” non sarà grave di prose erudite, sconfinate, non conterrà pistolotti politici, non sarà settario, né si occuperà di lunghe rancide quistioni, ma esso rispecchierà solamente tutto il nostro cuore. E non è poco. Senza ipocrisia e senza invidia faremo nostro quel detto del Petrarca: «liberi sensi in libere parole». La verità ci sarà unica guida, e così quando, convolti nel mare magnum della vita, potremo dover mentire, accecati da passioni politiche o vittime di stupido convenzionalismo, avremo tutto il diritto di ripetere: La società ci ha corrotti! Ridiamo adesso, perché gravi saranno le cure del nostro avvenire, rallegriamoci ora, per poter ripensare con desiderio e rimpianto negli anni della maturità a questo periodo di vita allegra e spensierata.
La via è aperta e noi cominciamo a percorrerla con fede e con speranza, nonostante le malignazioni dei Catoni in sedicesimo: alcuni di noi scriveranno di letteratura, altri di cronaca più o meno… mondana, altri infine rideranno garbatamente in faccia a quelli che si fanno schiavi di leggiere passioni, o che si affaticano a raggiungere un ideal meschino e frivolo, il quale più si allontana da chi crede di essergli vicino…
Questo, cortesi lettori, è il nostro programma. Che il favor vostro non ci venga meno!
La Redazione (Ieri)
info@ilfrizzo.it
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