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Lucera: quando Re Carlo di Borbone intervenne in difesa della fortezza svevo-angioina
Un ordine del sovrano, del 1745, ai governanti della città di Lucera di custodire la fortezza svevo-angioina per non far estrarre materiale

Lucera, 04.04.2007 - Il 10 maggio del 1734 Carlo di Borbone fa il suo primo ingresso a Napoli, accolto da una folla trionfante. Sconfitti definitivamente gli austriaci a Bitonto, Carlo conquista la Sicilia e il 2 gennaio 1735 assunse, senza specifica numerazione, il titolo di Re; agli inizi di luglio fu incoronato a Palermo: Re di Sicilia. Il 12 dello stesso mese fu di ritorno a Napoli. Così Michelangelo Schipa descrive le qualità umane di questo sovrano illuminato nella “Enciclopedia Italiana”: “parsimonia, religiosità, equilibrio di spirito, puntualità, purezza di costume, amore per la magnificenza delle arti (…) Irreprensibile nelle sue qualità personali. Come sovrano amò i suoi popoli, ne cercò il bene…”.
Nel 1738, Carlo, appena più che ventenne, ordina che venissero ripresi gli scavi archeologici iniziati a Resina (Ercolano), nel 1689, dal principe Elbeuf. L’enorme quantità di materiale raccolto indusse il Re a trasportarlo e custodirlo nel palazzo reale di Portici dove, nel 1758, vi inaugurò il museo: primo luogo per importanza di collezione al mondo. Il “Dizionario geografico-storico del Regno” parla di “una gran quantità di vasi di ogni sorte, che potrebbero formare più musei”. Nel 1755, intanto, Carlo aveva istituito l’Accademia Ercolanense, perché illustrasse scientificamente i reperti esposti accompagnati dalla pubblicazione del primo catalogo del materiale scoperto.
Munifico cultore di quella pionieristica archeologia, Carlo, sempre a Portici, attivò nel 1767 l’officina per lo studio dei papiri ritrovati ad Ercolano affidandone lo studio del contenuto a padre Antonio Piaggio.
Se volessimo descrivere ed esaminare tutte le iniziative, oltre a quelle di natura  squisitamente archeologiche di Carlo di Borbone, attuate nel Regno di Napoli, ci vorrebbero decine e decine di pagine. Tra le iniziative, per esempio, in materia di edilizia civile segnaliamo la costruzione della Reggia di Caserta, secondo palazzo al mondo per grandezza e bellezza, il Teatro San Carlo, il restauro della Reggia di Napoli, il molo e il porto, il quartiere di Pizzofalcone, il restauro dei porti di Taranto, Salerno e Molfetta, il porto di Girgenti, ecc. Per l’edilizia militare ricordiamo la costruzione dei quartieri di Nola, Nocera e Aversa, la creazione dell’esercito nazionale e della flotta, la costruzione di fabbriche ed oggetti militari a Torre Annunziata, ecc. Per l’edilizia sacra è da ricordare, oltre ai vari collegi e ritiri (il “Real Orfanotrofio San Carlo” sorto a Lucera agli inizi dell’Ottocento verrà dedicato a lui) i grandi Alberghi dei Poveri di Palermo e di Napoli. Famosa resta tra le iniziative artistico-commerciali la costruzione della fabbrica delle porcellane di Capodimonte (fu attivata anche la fabbrica delle maioliche a Caserta). Altre  iniziative di Carlo a carattere culturale, oltre a quelle sopra accennate, furono la creazione della nuova sede universitaria, gli scavi di Pompei, la “Fabbrica de’ i Musaici”, l’istituzione di nuove accademie e cattedre nel Regno, la Biblioteca Reale, diventata poi la grande Biblioteca Nazionale e il Museo nazionale.
Quando, nel 1759, dovette lasciare Napoli per assumere il Trono di Spagna (successe al fratellastro Ferdinando VI in quanto questi non aveva eredi maschi) Carlo lasciò un vero Regno, un regno avviato sulla strada delle riforme, del progresso civile e culturale che faranno di Napoli una delle capitali predilette d’Europa meta obbligata per i viaggiatori del “Gran Tour” nel Bel Paese.
Anche Lucera ha vissuto l’accortezza e la sensibilità culturale di questo Re. Tra le carte conservate nella locale biblioteca vi è, infatti, una disposizione del 1745 nella quale Carlo ordina di custodire il castello onde evitare che si asportino pietre e materiale antico.
Il documento, rivolto all’università lucerina, è del tenore seguente:

«Carolus Dei Gracia…»
D. Pier Maria Sanvisente Miles e Dottore dell’una, e l’altra legge, Capo di questa Regia Udienza di Capitanata e Contado del Molise e Mag.ci del Governo eletti di questa Città di Lucera vi significhiamo, come colla posta della scorsa settimana ci è capitato Real Dispaccio, che tradotto dall’idioma spagnolo nel nostro italiano, è del tenore seguente.
Non avendo voluto il Re nostro Sig.re aderire all’istanza, che l’ha fatto l’Abbate, e Monaci del Real Monastero di San Bartolomeo di codesta Città, perché se li permettesse avvalersi delle pietre del Castello della medesima, per ristabilire il loro Monastero e Chiesa. Così ha comandato S.M. parteciparlo a V.S. perché prevenga ai Governanti di codesta Città, che adesso, né appresso permettano, che si prendano pietre nel Castello; e che a tal effetto la Città mantenga sempre nel medesimo un custode. Dio guardi a V.S. mill’anni come desidero. Napoli 22 di agosto 1745 = Il Marchese di Salas = D.Pier Maria Sanvisente = Perciò abbiamo stimato spedirvi il presente, con cui vi diciamo, e ordiniamo a dover subito stabilire il custode nel cennato castello, secondo S.M. ordina. Così eseguirete, e non altrimenti, per questo stimate con la grazia della prefata M.S. sotto pena di Ducati mille da consegnare Al Fisco Regio per il presente. Lucera, 27 agosto 1745. Pier Maria Sanvisente = Francesco Antonio Villano Segretario».

Provvedimenti come questo confermano l’amore del Re per le arti, per la tutela e la salvaguardia delle cose antiche. Basti pensare che, qualche anno prima del suo arrivo, sempre a Lucera, nel 1725, il Reverendissimo Presidente Abate Don Giuseppe De Castro nel costruire una loggia presso lo stesso Monastero di San Bartolomeo concede in regalo tre carlini al muratore Paolo Buono per essere andato a «sfabbricare capitelli dal castello» ed altri cinque carlini per «la componitura de capitelli in detta loggia».
Di difesa e di tutela del bene archeologico in Italia bisognerà attendere la legge n. 364 del 1909 (recepita, poi, dalla legge del 1939) che fu emanata dopo una vicenda che già all’epoca suscitò scalpore. Nel 1895 fu rinvenuto nella “Villa della Pisanella” a Boscoreale uno stupendo tesoro che fu esportato clandestinamente e venduto sul mercato antiquario. Entrato in possesso del barone de Rothschild fu donato al Museo del Louvre di Parigi dove oggi è ben visibile: comprendeva 108 pezzi di argenteria di epoca augustea finemente cesellati e lavorati in rilievo con la tecnica a sbalzo (eccezionale è il bicchiere denominato «modiolus con scheletri» esposto lo scorso anno al Museo Archeologico di Napoli).
E che dire, infine, della tutela del patrimonio archeologico di Lucera dall’Unità d’Italia ad oggi? Beh!, lasciamo perdere!

e. gemminni

info@ilfrizzo.it



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