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L'Archivio di Stato di Lucera (Prima parte)
Nel 1990, dopo circa 170 anni di permanenza nella sede originaria, la Sezione di Archivio di Stato è stata trasferita nei locali a piano terra dello stesso edificio

Lucera, 23.01.2008 - Chiunque intende conoscere o scrivere dei fatti storici deve necessariamente scorrere i documenti, che di quei fatti costituiscono le fonti e le testimonianze. Di qui l’importanza degli archivi, che, essendo depositari di un prezioso patrimonio, dovrebbero essere sempre ben ordinati e facilmente accessibili, per assolvere alla loro precipua funzione informativo-culturale. Come città che, per secoli, fu capoluogo della Provincia di Capitanata e del Contado del Molise ed è tuttora sede di importanti ed antiche istituzioni (Diocesi, Tribunale, ecc.), Lucera annovera depositi archivistici di ogni tipo: civili (di Stato, notarile, comunale) ed ecclesiastici (parrocchiali, capitolare, vescovile), nei quali è custodita un’abbondanza di atti riguardanti non solo la città.
Se si eccettuano gli Archivi privati, quelli di istituzioni scolastiche, luoghi di cura, uffici pubblici (tra cui la Conservatoria dei Registri Immobiliari e il Registro delle Imprese), studi privati e simili, è possibile affermare che la gran parte dei documenti attinenti la vita civile, sociale, economica e religiosa di Lucera sono custoditi in quattro Istituzioni archivistiche: la sezione di Archivio di Stato, con sede presso il Palazzo di Giustizia; la sezione di Archivio Notarile, collocato in un’ala dell’ex convento di S. Domenico; l’Archivio Comunale, diviso tra il Palazzo Mozzagrugno, il Palazzo De Troia e la Biblioteca Comunale e l’Archivio Diocesano, ubicato all’interno del Palazzo Vescovile, presso il quale sono confluiti molti documenti provenienti da altri enti religiosi (chiese, conventi, monasteri, confraternite). Un discorso a parte meritano gli archivi parrocchiali, quelli confraternali e di altre associazioni, e quelli localizzati in altre città d’Italia (come Bari, Foggia, San Severo, Roma, Napoli, Benevento, Cava dei Tirreni, Montecassino, L’Aquila) o in altri Stati (Città del Vaticano, Barcellona, Madrid, Avignone, Aix-en-Provence, Parigi) in cui è anche possibile reperire dati e notizie relativi alla nostra città.

L’Archivio di Stato

La Sezione di Archivio di Stato di Lucera nacque per la conservazione delle carte del solo ramo giudiziario con la denominazione di Archivio suppletorio provinciale di Capitanata in forza della legge n. 1379 del 12 novembre 1818, che all’art. 39 stabiliva la costituzione di tali archivi nelle città del Regno in cui vi fossero uffici giudiziari, ove gli stessi non avessero sede nel capoluogo di provincia. Tali archivi vennero istituiti per la conservazione dei soli atti giudiziari, sotto la direzione e la vigilanza del procuratore regio presso il Tribunale civile. Ciò perché in Capitanata i collegi giudiziari e l’intendenza avevano sedi diverse, i primi (Tribunale civile, Tribunale criminale e Gran Corte criminale di Capitanata) a Lucera, la seconda a Foggia. Successivamente l’Archivio vide modificare la sua fisionomia in conseguenza di versamenti o di depositi, dovuti talvolta a fattori contingenti, di atti anche non giudiziari.
In un’epoca in cui il concetto di archivio era prevalentemente quello di “ordinata raccolta di scritture concernenti i privilegi e l’organizzazione dello stato” (teoria di Zinkernagel, 1800) e quello di “tesoro del principe ove sono conservati gli atti importanti, utili e preziosi concernenti la dinastia, le sue dignità, feudi e popoli” (Bachmann, 1801), il citato provvedimento legislativo partiva dalla constatazione che nell’ampio territorio del Regno delle Due Sicilie vi erano tre capoluoghi (Bari, Foggia e Caserta) ciascuno per le province di Terra di Bari, di Capitanata e di Lavoro, i cui uffici giudiziari risiedevano rispettivamente a Trani, Lucera e Santa Maria Capua Vetere ed era giustificato sia dalla necessità di assicurare il massimo controllo sugli atti degli organi giudiziari e di avere l’immediata disponibilità degli stessi, sia dalla difficoltà dei collegamenti, sia, infine, da una sorta di “pionerismo” circa l’affermazione del principio archivistico di conservare le carte nel luogo della loro produzione (M. Antonia De Pascale). In forza della citata norma in Lucera venivano reperiti i locali al secondo piano del Palazzo di Giustizia, a ridosso degli uffici della Procura del re ove, dopo una serie di adempimenti organizzativi, l’allestimento delle suppellettili e degli armadi lignei, l’Archivio cominciò a funzionare nel 1826.
Fino agli inizi del 1980 la struttura archivistica fu continuamente alle prese con i problemi dell’esiguità del personale, dovuta sia alle difficoltà economiche e politiche della Pubblica Amministrazione (caduta del Regno delle Due Sicilie, problemi connessi e conseguenti all’Unità d’Italia, guerre mondiali, conflitti sociali) sia alla scarsa considerazione che da sempre si ha degli Archivi di Stato, ritenuti meri depositi di carte non più utili ai bisogni della collettività.
Con l’evolversi delle legislazione in materia e per uno stato di necessità legato alla carenza di locali e di attrezzature presso l’Archivio provinciale di Foggia, l’istituzione lucerina ha acquisito in via continuativa, oltre agli atti degli uffici giudiziari insediati in città e nel circondario del Tribunale, anche i documenti di tutti gli uffici statali operanti nella zona nord della provincia di Foggia e ha assolto alle funzioni vere e proprie di un Archivio di Stato, anche grazie all’innovazione legislativa del 1939 che trasformò gli Archivi suppletori esistenti in Sottosezioni di Archivio di Stato.
Alla fine del 1970 la discreta presenza di risorse umane, derivante da alcuni provvedimenti legislativi in favore dell’occupazione, fu alla base di una più idonea e razionale collocazione del materiale archivistico e dei relativi strumenti di ricerca e di consultazione. A seguito di ulteriori innovazioni normative, nel corso degli anni, l’originario “Archivio Suppletorio” cambiò più volte denominazione, fino a quella attuale di “Sezione di Archivio di Stato”, che non è da intendersi come sezione staccata dell’Archivio di Stato con sede nel capoluogo di provincia, ma come un ufficio vero e proprio dell’Amministrazione statale, dotato di autonoma identità, anche se funzionalmente ed organizzativamente dipendente da quest’ultimo.
Una delle ultime riorganizzazioni dell’Amministrazione archivistica italiana, avutasi con D.P.R. 30 settembre 1963 n. 1409, se da una lato estende le funzioni rispetto a quelle storiche spettanti all’archivio suppletorio, assegnando alle 40 Sezioni di Archivio di Stato il compito di conservare la documentazione di archivi di uffici statali operanti in loco e rilevanti per qualità e quantità, dall’altro fa perdere l’esclusività dell’istituzione archivistica alla città di Lucera, che insieme a Trani il legislatore del 1939 (legge n. 2006 del 22.12.1939) aveva creato uniche sottosezioni di Archivio di Stato sull’intero territorio nazionale.
Nel 1990, dopo circa 170 anni di permanenza nella sede originaria, al secondo piano del Palazzo di Giustizia, a causa delle precarie condizioni statiche dell’immobile, rese maggiormente pericolose dal consistente peso della mole documentaria, la Sezione di Archivio di Stato è stata trasferita nei locali a piano terra dello stesso edificio, già adibiti a sede delle Scuole di avviamento professionale e delle Scuole professionali di Stato; locali in cui l’Archivio continua ancora ad espletare le sue funzioni.

Massimiliano Monaco

info@ilfrizzo.it



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