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Lucera: la “Masseria Pantano”, ovvero la “Domus vivarii Sancti Laurentii”
Due documenti della prima metà del ‘700 testimoniano che il territorio del famoso complesso edilizio fatto costruire a Foggia da Federico II seguì le sorti  di Apricena e Guardiola

Lucera, 05.02.2008 - Due documenti notarili redatti nella prima metà del settecento rispettivamente a Foggia e a Lucera testimoniano l’appartenenza della “Masseria Pantano”, sita nel territorio di Foggia, al Capitolo della chiesa-cattedrale di Lucera. La notizia potrebbe non destare alcun interesse se non per il fatto che in questa masseria – come meglio si vedrà – fu realizzato ad opera di Federico II di Svevia quel grandioso complesso edilizio denominato Domus Pantani o Domus vivari Sancti Laurenti. Giovanni Villani nella sua cronica racconta che «…questi (Federico) fece molte notabili cose alsuo tempo… e fece il parco dell’uccellagione al Pantano di Foggia in Puglia, fece il parco de lacaccia presso Gravina e Amelfi alla montagna. Il verno stava a Foggia e la state alla montagna allacaccia e diletto». Anche Jamsilla parla del gran numero di case di caccia e cita S. Lorenzo e S. Agapito quali costruzioni dell’imperatore, al quale si possono aggiungere, ad esempio, anche le costruzioni delle domus di Salpi, Sala, Salsiburgo, ecc. (Leggi nota 1 a fondo pagina).
Jamsilla definisce le domus sulla “riviera Sancti Laurentii” come “valde pulcras”. In queste domus – considerata la loro bellezza ed attrattiva – dovettero certamente essere condotti i cavalieri milanesi fatti prigionieri da Federico II durante la battaglia di Cortenuova tra cui il podestà di Milano Pietro Tiepolo, figlio del doge Iacopo di Venezia, per fargli ammirare, in presenza dell’imperatore, la meraviglia delle “domus… et locasolatiorum”. Il “parco dell’uccellagione” – come lo definisce il Villani – dovette essere l’attrazione principale del luogo. I disegni riportati nel “De arte venandi cum avibus” (l’opera originaria poi andata perduta fu composta da Federico II) rimandano all’immagine di questi luoghi e agli esperimenti che l’imperatore dovette effettuare per il componimento del suo trattato. Animali acquatici delle più svariate specie furono allevati per la curiosità dell’imperatore nel vivarium alimentato da un acquedotto. Diverse varietà di volatili come l’ibis sacro, l’avvoltoio bianco e nero ed alcuni colombi e pappagalli che vivevano prevalentemente in Siria, Egitto ed in altri paesi orientali erano oggetto di particolare attenzione di Federico, l’imperatore che ancora oggi viene chiamato in causa in occasioni di conflitti politici e religiosi, rispettoso e tollerante verso la cultura araba che parlava ben 9 lingue e che promosse la nascita del volgare italiano ben prima che ciò accadesse in Toscana (Leggi nota 2 a fondo pagina). Situato a tre miglia da Foggia, il complesso edilizio emulava la sontuosità dei sollazzi siciliani. Sembra che Federico abbia voluto trasportare in Capitanata i modelli islamici della Sicilia normanna decantati dal poeta e geografo arabo Ibn Giubayr ed Ar-Kahmàn. Infatti il “Pantano” presentava le stesse caratteristiche ed attrattive descritte da Romualdo Salertiano per il parco di Palermo: il palatium principale con diverse domus sparse nel verde, un parco recintato da un muro, con animali in libertà ed il vivarium alimentato da un acquedotto per gli esperimenti dell’imperatore (un elenco dei beni regi a Foggia risalente al 1350 a proposito del palazzo pantano cita “palacium pantani Fogie, in quosunt domus quamplures et pantanum aque, circumdatum muris, in quo nonnulli daynii”). Un analogo discorso vale anche per il Palatium di Targìa vicino a Siracusa. Federico sostò diverse volte al Pantano. Le sue presenze – come dicevamo – finalizzate principalmente per approfondire gli studi in campo venatorio sono attestate negli anni 1229, 1230, 1241, 1246 e 1247.

Dagli atti notarili sopra accennati apprendiamo che il luogo del famoso complesso edilizio denominato “Masseria Pantano” era ancora – nella prima metà del Settecento – di proprietà del Capitolo della Chiesa di Santa Maria di Lucera. Il territorio di questa masseria – così come avvenne per Apricena e Guardiola – fu molto probabilmente donato alla cattedrale lucerina da Carlo II d’Angiò o forse più tardi dal figlio Roberto (Leggi nota 3 a fondo pagina). Da questi atti sappiamo che nel settembre del 1728 «…l’abate Don Erasmo procuratore del Real Capitolo della cattedrale della chiesa di S. Maria della Città di Lucera affitta a Tommaso Novello e Michele Pavoncelli la masseria del Real Capitolo di Lucera detta volgarmente di Pantano sito nella città di Foggia attaccata al Feudo di S. Lorenzo della mensa vescovile di Troia consistente in 8 carra delle quali la metà se ne possono seminare ogni anno secondo l’uso di Puglia e l’altra metà da lasciarsi vacua per farvi le maggie per comodità dei locatori. La masseria comprendeva casa di fabbrica, pozzo, pila, neviera e le fornaci per imbrici e mattoni. L’affitto iniziava dal 1° di settembre 1728 fino ad agosto 1731 per il prezzo di ducati 66 e grana 66 2/3 all’anno».
L’altro atto redatto a Lucera il 3 settembre 1730 descrive che: «I reverendi signori P. Bernardo Cantore Aloisio e D. Angelo Antonio Abbate Cibelli Procuratori di questo Real Capitolo e i signori Nicolò Clemente e Tommaso Novello della Città di Foggia.
I Reverendi P. Bernardo e D. Angelo Antonio procuratori, asseriscono avanti a noi ad ai signori Nicolò e Tommaso che questo Real Capitolo havere, tenere, e possedere giustamente, con giusto titolo, e come vero Signore d’assoluto padrone la masseria chiamata di Pantano, sita e posta in tenimento di detta città di Foggia giusta i suoi confini consistente in terre seminatoriali, mezzana, ed altro; e per comunicazione avuta con essi magistri Nicolò e Tommaso ai medesimi hanno quella affittata per tre anni continui principieandi dal prossimo del mese di settembre dell’entrante anno, millesettecento trent’uno e finiendi alla fine del mese di agosto dell’anno mille settecento trenta quattro alla ragione e prezzo di ducati ottanta per ciascuno anno, che in tutto per detti anni tre imprezzo ducati duecentoquaranta, con andare parimento inclusa in detto fitto la fornace in detta massaria esistente».

Ma dove si trovava il luogo della «…Domus vivarii Sancti Laurentii» con il palatium principale che affacciava sul vivarium, le diverse domus sparse nel bosco recintato ed oggetto di particolare cure di Carlo I d’Angiò tanto da costruirvi una chiesa? (Carlo I, nel 1269 – ciò dimostra l’importanza degli edifici e la cura che di essi ebbe il Re – diede disposizione di restaurare le parti distrutte nel 1255 ordinando la costruzione di cento porte e altrettante finestre; la direzione dei lavori fu affidata all’ingegnere di corte, Jean de Toul).
Dallo studio topografico sulla confinazione del documento trecentesco edito dal Di Gioia si ricava, con molta probabilità, che la zona dove sorgeva il Palatium con il vivarium, le domus con il parco recintato del famoso complesso edilizio fatto costruire dallo Stupor Mundi nota come “Masseria Pantano” ed ereditata dal capitolo della cattedrale di Lucera è quella ricostruita sulla carta topografica da 1:25.000 (clic per la carta topografica) (Leggi nota 4 a fondo pagina).

Nota 1. Prossimamente, Federico II ed i loca solatiorum di Capitanata: la localizzazione delle domus Salsiburgo, Visciglieto, Sant’Agapito e la “Domus Massarie Lucerie”.
Nota 2. Un esemplare di pappagallo delle Indie (cacatua?) con le penne e le piume superiori bianche e quelli inferiori tendenti al giallo fu inviato a Federico dal Sultano di Babilonia.
Nota 3. Nel 1676 «la venerabile cappella di Santa Maria di Lucera tra le entrate annue che lepervenivano su beni ereditati riceveva 8 ducati annui per una casa sita dentro la Procina (Apricena) e di una vigna situata in detta terra per la via del “pozzo dell’imperatore».

Nota 4. Alla fine degli anni ottanta, durante un sopralluogo al “Pantano”, furono notati alcuni mattoni rotti, uno fu ricomposto e misurato 12x24x4: la misura sembra corrispondere a quella dei mattoni del cortile del palatium di Lucera  descritta da Haseloff (Architettura Sveva nell’Italia meridionale). Dalla parte  poi dove si accede da sotto il ponte, subito attraversato il ponte, erano visibili dei blocchi di muratura probabilmente risalenti ad epoca medievale (vds FOTO). Inoltre, nelle vicinanze della Masseria Pantano nella parte più alta (c.d. motticella) del luogo dove fu eretto il Palatium principale si notavano in superficie frammenti di protomaiolica risalenti al XIII sec., pezzettini di marmo verde ed altri frammenti di vario genere. Probabilmente questo palazzo – così come per altri casi analoghi in Capitanata – dovette sorgere su preesistenti costruzioni romane.
Infine, come nota aggiunta, sempre nelle vicinanze della “Motticella”, una persona anziana riferì che fino agli anni 40-50 vi era un albero così grande (forse una quercia secolare) da creare una tale ombra grazie alla quale diverse persone in estate trovavano refrigerio.

e. gemminni

info@ilfrizzo.it



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