L'Archivio di Stato di Lucera (Seconda parte)
Un’imponente raccolta di immagini del territorio: migliaia di mappe, di disegni, di schizzi che raffigurano la Capitanata in particolare, ma anche parte dell’Abruzzo e del Molise
Lucera, 05.03.2008 - Tra i principali fondi archivistici conservati nella Sezione di Archivio di Stato di Lucera meritano particolare menzione quelli provenienti dall’Amministrazione Giudiziaria dell’intera provincia, che abbracciano un periodo ininterrotto di oltre 4 secoli, a partire dall’istituzione della Regia Udienza (1544), interessante anche per l’attività amministrativa svolta, e che attraverso le varie modificazioni degli organi giudiziari giunge fino ai nostri giorni attraverso gli atti del Tribunale civile e penale.
Degni di nota sono gli atti dei processi politici racchiusi in una piccola serie di quattro buste: la “Procura del Re presso il Tribunale di Lucera”, che contiene interessante documentazione sul fenomeno del brigantaggio postunitario. Accanto agli atti processuali, ugualmente versati dagli organi giudiziari, sono conservati anche gli atti di Stato civile che constano di oltre 9.000 volumi riferiti ad un arco di tempo che va dal 1809 al 1865 e relativi a tutti i comuni della provincia di Capitanata. Particolare richiamo meritano, inoltre, gli atti dei notai che furono versati presso la sottosezione di Lucera nel 1950 e 1955 e abbracciano un periodo che va dal 1533 al 1857. Il fondo è diviso in due serie: la prima per i notai che rogarono anteriormente al 1800, la seconda per quelli che rogarono fino al 1852.
Accanto alle carte degli Uffici giudiziari gli atti notarili occupano una posizione di notevole importanza sia per il loro numero (10.649 volumi) sia per il loro contenuto. Dalla lettura di queste “carte” è possibile interpretare o reinterpretare ben 350 anni di storia dell’intera provincia.
Giova poi ricordare la presenza dei Catasti nelle loro varie articolazioni (1603-1838), distinti in Catasti antichi e Catasti onciari. I primi sono quasi tutti dei secoli XVI e XVII e a volte così incompleti da differire poco dalla semplice descrizione dei fuochi, ossia dei nuclei familiari residenti. I Catasti onciari, nati in ottemperanza alle istruzioni emanate dalla Regia Camera della Sommaria del 1741, sono più completi in quanto comprendono i nomi dei cittadini, la loro età, arte e professione, i componenti il nucleo familiare, i beni posseduti ed i pesi, ossia il carico fiscale, da cui erano gravati. Il libro catastale così formato fu chiamato onciario perché la rendita veniva ridotta a once, una moneta di conto convenzionale, di cui cioè non esisteva il corrispondente conio, con cui era indicato anche l’imponibile che si ricavava dalla rendita dopo averne dedotte le spese. Inutile ricordare l’utilità di tali raccolte per gli studi storici, sociali ed economici della nostra terra.
Vi sono poi gli atti del “Terraggio lucerino”, che tanta parte ha avuto nell’assetto fondiario ed economico, oltre che nella realtà civile e sociale della nostra città dal secolo XIV all’Unità d’Italia, con ripercussioni fino alle riforme agrarie della fine degli anni Venti e Cinquanta del ‘900. Riuniti in 33 volumi e divisi in due serie archivistiche che vanno dal 1556 al 1807, anno della soppressione del “terraggio”, il fondo documenta analiticamente l’attività dell’antico istituto attraverso il quale veniva dato in uso ai cittadini, suddivisi per ceto, gran parte dell’agro dietro il corrispettivo di un censo annuo detto appunto “terraggio”. In tale sezione archivistica trova collocazione un volume di grandi dimensioni relativo alla distribuzione generale eseguita nel 1716 per ordine del Consiglio Collaterale da Ottavio Gaeta e successivamente dal reggente Falletti.
Completa la Sezione di Archivio di Stato un’imponente raccolta di immagini del territorio: migliaia di mappe, di disegni, di schizzi che raffigurano la Capitanata in particolare, ma anche parte dell’Abruzzo e del Molise. Si tratta di una serie di documenti grafici di committenza pubblica che testimoniano la grande importanza data dalle diverse magistrature che si sono succedute nei secoli ad un territorio che rappresentò una delle principali voci in attivo del bilancio statale. La più importante di questa può indubbiamente considerarsi l’amministrazione della Dogana delle pecore di Puglia, magistratura istituita ufficialmente nel 1447 da Alfonso I d’Aragona per regolamentare il diffuso e antico fenomeno della transumanza, articolato e complesso sistema che aveva bisogno di continue verifiche e misurazioni delle superfici agricole da parte di commissari doganali appositamente incaricati, denominati agrimensori o compassatori, dal nome dell’unità di misura vigente prima del XIX secolo. Molte di queste immagini sono di grande effetto, col territorio ritagliato in varie porzioni per il bisogno di una evidente semplificazione dei calcoli e diviso in tante forme geometriche, segni convenzionali e numeri che rimandano all’elenco nominativo degli assegnatari.
Massimiliano Monaco
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