Lucera: una tabula patronatus della città conservata nel Museo Archeologico di Campobasso
L’eccezionale documentazione epigrafica fu rinvenuta nel territorio di Santa Croce di Magliano
Campobasso, 20.06.2008 - Pochi anni fa nell’agro di Santa Croce di Magliano (CB) fu rinvenuta una lastra di bronzo con un’iscrizione epigrafica di epoca romana riguardante la città di Lucera: una tabula patronatus.
Conservata nel museo archeologico di Campobasso, la tabula menziona un personaggio di alto rango, probabilmente di Larinum, proprietario di una villa nella zona di Santa Croce di Magliano e a cui Lucera aveva concesso l’onore del patronatus.
In epoca romana – ed in particolare in età imperiale – il senato del municipio o della colonia eleggeva diversi patroni, quasi sempre per cooptazione, quindi mandava al nuovo patrono la tabula con la nomina, di cui una copia veniva collocata nel municipio stesso in un luogo pubblico.
La tabula in argomento – pur rimaneggiata e mancante di parti – rimane per Lucera una documentazione epigrafica di eccezionale importanza storica in quanto unica nel suo genere.
Ed ecco la descrizione della tabula esaminata nel 2004 da G. De Benedittis e A. De Niro della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Molise.
«Nella punta del timpano resta traccia di un chiodo di ferro, verosimilmente quello che reggeva la tabula patronatus in bella vista nella villa del patronus. Il testo, se si escludono le due linee scritte e racchiuse in un cerchio inciso a mo’ di ghirlanda (h 13 e 9 mm) da cui si dipartono brevi raggi ed un lungo stelo con brevi appendici laterali, si distribuisce su 16 linee (rispettivamente 1. 1: 15; 1. 2: 12; 11. 4-5: 9; 11. 5-9: 12; 11. 10-13: 10; 11. 14-16: 8).
Acte
p. i.
[----] antio et Val Maximo coss
[----] Kal Iunias. Luceria.
[----] Iulianus et Iunius Longinus
[----] unito ordine const
[----] v.f.
[----] e iugiter indifferen
[----] is sui optinere at
[----] praecipuorum maximo
[---- pat] rocinia sectatur publica
[----] st quapropter censere
[----] ?dicabili viro
[----] o clarissimo ac consulari viro
[----] mor? erga ordinem civisque duci
[----] n tabulam patronatus aerae incisam placet
[----] tas nos patriamq nostram ut patromus
[----] vere dignetur
Il contesto sembra proporre in Actus il personaggio a cui la tabula patronatus sia dedicata; tuttavia nascono difficoltà nel riconoscere in Actus un nomen; noto tra i cognomina (Iiro Kaianto, The Latin Cognomina, Societs Scientiarum Finnica. Commentantiones Humanarum Litterarum, XXXVO, 2, Roma 1982 (rist. an. dell’edizione Helsinki 1965), pg. 349; CIL, 11, 6023; IX, 6068, 94); cognomen derivato da participio), trova solo poche e dubbie attestazioni tarde come nomen (cfr. A.H.M. Jones – J.R. Martindale – J. Morris, The prosopography of the later Roman Empire, Cambridge 1971, vol.1, pg.12; Amm. Marc., 31,11,3: “…per Actumcomitem…”), mentre appare più plausibile, anche se con molte riserve, come nomen di origine greca (cfr. W. Dittemberg, Sylloge, Inscriptionum Graecarum, 1960, s.v. Aktn o Aktiov), salvo che non si voglia considerare un errore di trascrizione, errore possibile in quanto rimane del testo dove non mancano anche esempi (vedi correzione alla 1.11) ipotesi che lascerebbero spazio ad una forma del tipo Actius, non frequente, ma sicuramente attestato (cfr. Heikki Solin – Olli Salomies, Repertorium nominum gentilium et cognominum Latinirum,Olms –Weidmann, Hildesheim, Zurich, New York, 1988, s.v.).
Nella seconda linea, pur non avendo documentazioni di questo tipo di abbreviazioni, è possibile pensare ad un appellativo riferito al nostro personaggio del tipo p(ater) i(llustris) o altro.
Nella terza e quarta linea compaiono datazione cronologica e topica: pur essendo anche in questo caso la trascrizione poco felice, può riferirsi solo a Valerio e Massimiano che ressero insieme il consolato tra il 298 d.C. ed il 305 d.C., datazione a cui rimanda anche quanto compare nella linea 14 in cui il nostro personaggio viene definito consularis, appellativo che ci porterebbe al IV sec.d.C.; i consoli a cui il testo si riferisce sono dumque probabilmente Constantius e Maximianus (cfr. A. Degrassi, I Fasti Consolari dell’Impero Romano dal 30 avanti Cristo al 613 dopo Cristo, Sussidi Eruditi 3, Roma 1952, p.77; da notare che [Const]antio rispetta perfettamente le misure della linea scrittoria come integrazione di ]antio.
Nella linea 4 abbiamo qualche problema nella definizione del giorno; quanto rimane infatti piò essere un cinque (V), ma non può escludere un dieci (X) entrambe precedute o meno da tratti verticali, considerazione che determinerebbe l’aggiunta o la sottrazione di un giorno; ciò che è possibile dire è che ci troviamo nella seconda metà del mese di maggio di un anno compreso tra il 298 ed il 305 d.C. nel diesV oppure IV se si accetta la presenza di un tratto verticale o nel dies X oppure IX, per la ragione innanzi detta, delle Kalendas Iunias (corrisopondenti rispettivalente ai giorni 28/29 oppure 23/24 del mese di maggio).
La data topica è Luceria, la cui comunità concede la tabulapatronatus al presunto Actus.
Nella quinta linea sono visibili prima di Iulianus segni riferibili a due o al massimo tre lettre; si riconoscono due tratti obliqui e la parte superiore di una lettera in cui è riconoscibile una P, una R o una B; lo spazio che precede appare sufficiente per almeno 18 lettere. In quanto rimane è possibile riconoscere i nomi dei magistrati locali proponenti che gestiscono l’operazione all’interno dell’amministrazione civica di Luceria.
Nella linea 6 quanto leggibile, unito ordine const -, fa presumere che il testo sia preceduto da 10 lettere oggi mancanti; per l’ultima parola non vedo altra integrazione che con la parola constitutum o constituere, probabilmente const – ituto con la seconda parte incisa nella parte mancante della linea successiva.
Nella linea 7 prima delle due lettere V ed F compare parte di una linea verticale con tracce di un tratto orizzontale; non escluderei perciò una H. La posizione delle lettere farebbe presumere nella parte mancante almeno cinque lettere. La V e la F sono eseguite da un punto separato. Potrebbero dunque essere una formula abbreviata del tipo -ituto h(ae) v(erba) f(ecerunt).
Nella linea 8 la disposizione delle lettere fa presumere che manchino almeno 16/17 lettere; la parte terminale dell’ultima parola è probabile sia l’inizio della linea successiva.
Nella linea 9, in optinere n ed e sono legate; dovrebbero mancare nella parte iniziale della linea12/14 lettere. Incerta è la trascrizione dell’ultima lettera che potrebbe anche essere una f o una e; in questo caso sarebbe l’inizio di una parola completata nel rigo successivo.
Nella linea 10 prima di praecipuorum dovrebbero mancare circa 14 lettere.
Nella linea 11 la prima parola è probabilmente da integrare con pat]rocinia preceduta da circa 11 lettere; inoltre la s di sectatur si sovrappone ad una errata t.
Nella linea 12 dovrebbero mancare nella parte iniziale 12 lettere.
Nella linea 13 la parte iniziale appare erasa forse di recente, tuttavia integrabile con pra]edicabili.
Nella linea 14 prima di quanto rimane sono da presumere almeno 10 lettere.
Nella linea 15 incerta la e di ]more: potrebbe essere anche una i; in ordinem la n e la e sono legate; mancano almeno 6 lettere.
Nella linea16 si può presumere che la prima lettera debba essere integrata con [i]n; da notare la forma errata aerae.
Nella linea 17 dovrebbero mancare 9,10 lettere; la prima parola potrebbe essere integrata,considerando il contesto con clie]tas o qualcosa di simile.
Nella linea 18 l’integrazione che mi sembra più accettabile è [fo] vere,visto il ruolo di protettore che il nostro personaggio ha nei confronti della città di Luceria.
Da quanto ricavato l’iscrizione avrebbe così questa successione di contenuti: nella ghirlanda il probabile nome dell’onorato (lineee 1 e 2); la datazione nelle linee 3 e 4; subito dopo (linee 5, 6 e 7) segue l’indicazione dei magistrati locali proponenti, forse preceduti dal nome dell’onorato e degli eventuali discendenti; nelle linee 8, 9, 10, 11, 12 segue l’elenco delle sue benemerenze verso la comunità di Luceria.
Il testo con le integrazioni proposte verrebbe ad essere il seguente:
Acte
p. i.
[Const]antio et Val(erio) Maximo co(n)ss(ulibus)
[2 ] kal(endas) Iunias. Luceria
[---- 18 ----]+++ Iulianus et Iunius Longinus
[---- 10 ----] unito ordine const=
[---- 3 ----]+ v(erba) f(ecerunt)
[---- 17 ----]e iugiter indifferen=
[---- 12/14 ----] is sui optinere at
[---- 13/14 ----] praecipuorum maximo
[---- 14/15 ---- pat] rocinia sectatur publica
[---- 12 ----]st quapropter censere
[---- 5 ---- prae]? dicabili viro
[---- 10 ----]o clarissimo ac consulari viro
[---- 6 ----]mor? erga ordinem civisque duci
[---- 6/7 ---- i]n tabulam patronatus aerae (!) incisam placet
[---- 9/10 ----]tas nos patriamq(ue) nostram ut patronus
[fo?]vere dignetur
Le difficoltà determinate dalla mancanza di quasi una metà dell’epigrafe non ci esimono dal sottolineare l’importanza del testo che, pur nell’impossibilità di precisarne la denominazione completa, ci pone di fronte ad un personaggio di alto rango che possiede una villa nell’agro dell’antica città di Larinum.
e. gemminni
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