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Corsi e ricorsi… Il 29 agosto del 1909 Il Frizzo sfornava un numero con una prima pagina che andiamo volentieri e riproporre ai nostri lettori. Nel taglio di testa un riquadro a tutta giustezza con il prologo a firma di Orazio Fringuelli (da notare che gli autori usavano di solito gli pseudonimi)

Lucera, 02.09.2009 - (Clic per scaricare la prima pagina del n. 9 del Frizzo del 29 agosto 1909 in formato PDF). Il prologo di testa: QUERELOMANIA – Fra tutte la più morbosa mania, senza tema di smentita, posso attestare esser quella di far querele: da buona pezza ne cercai la origine, ma indarno sempre, giacché nei labirinti della sentimentalità, dove le passioni si intrecciano e si elidono a vicenda la vendetta, la crudeltà, avendo le istesse fonti, le istesse radici rendono impure e indecifrabili le loro origini. La vendetta, la crudeltà rendono l’uomo malvagio così da farlo alzare il dito, qual cittadino protestante, per dire «E io mi querelo», e allora è difficile scrutare se in lui sia prevalsa l’una o l’altra voluttà. Ma ciò è epidemico, poiché subito che uno alza il dito, ecco che centomila l’alzano anch’essi scimiottandolo, e della turba uno è il grido: «Querela, querela».
Noi siamo intangibili, la parola non ci lede… ma la parola, l’idea fissa, la cocciutaggine possono non ledere chi dice sempre: «Querela, querela?…» – Orazio Fringuelli

STORIA DI UN PROCESSO
Veridicissima e commovente storia in XX capitoli

I – In una storica per quanto tranquilla cittadina dell’Italia meridionale esisteva un giornale umoristico, redatto da alcuni studenti, spensierati come il vento e allegri come lo champagne.
II – Esisteva in questa città un buon uomo, modesto, credente, devoto e molto dedito alle pratiche del suo ufficio, e infine letterato. Si chiamava Senzabarba e aveva il solo difetto di essere un po’ iroso.
III – Ora accade che, avendo il giornale descritto qualcuno degli animali feroci giunti in città da pochi giorni, Senzabarba credette che uno di questi rassomigliasse a lui e perciò… sporse querela contro i redattori.
IV – Quei poveretti si sentirono tutti mortificati: come, salire sul banco dei rei sol perché uno si crede, bontà sua, somigliante ad una bestia feroce! Si radunarono in lungo e rumoroso consiglio e decisero di sottomettersi agli eventi.
V – I quali non tardarono a presentarsi sotto la forma di una tetra citazione a comparire dinanzi al Pretore, nel giorno tale, del mese tale, all’ora tale.
VI – I citati misero l’abito della festa nel giorno tale, del mese tale, all’ora tale e si presentarono mogi mogi dinanzi al Pretore.
VII – Questi li guardò un bel po’. Quindi disse: Tornate tra quindici giorni. Tornarono dopo quindici giorni e il Pretore disse: Debbo studiarmi il processo, tornate nella settimana ventura.
VIII – Tornarono nella settimana seguente, ma il Pretore era stato trasferito. Allora i citati dissero al cancelliere: Giudicateci voi. Non posso – fu la risposta – tornate fra quindici giorni.
IX – Ritornarono dopo quindici giorni e il Pretore nuovo li guardò un bel po’. Quindi disse: Venite oggi ad otto e allora vi saprò dire qualche cosa!
X – Ritornarono dopo otto giorni e il Pretore disse: Pel vostro reato, secondo l’ordine del Ministro, dovete andare a farvi giudicare altrove. Ed essi, obbedienti, andarono a farsi… giudicare altrove, ossia in tribunale.

XI – Vari presidenti li fecero andare e venire parecchie volte e dopo due anni e cinquantasette giorni, l’ultimo mise fuori la sua sentenza e disse: Il vostro reato è così grave che non può essere giudicato da noi. E aggiunse paternamente: Qua ce vole ‘a Corte d’Assise!
XII – Tremarono gli sciagurati e tremando porsero i polsi ai carabinieri. Ma questi ebbero pietà di quei poveri giovani e li lasciarono liberi dicendo: Verremo a prendervi il giorno del processo.
XIII – E il giorno del processo venne. E i poveri redattori, non più giovani, ma ormai uomini fatti, se ne vennero in Corte d’Assise. Il presidente li guardò un bel po’. Quindi domandò: C’è nessun incidente? Si! signor Presidente – rispose un avvocato – bisogna rimandare la causa per errata procedura. Il Presidente si ritirò (salute a noi) e poi uscì e disse: La causa è rimandata a nuovo ruolo. Statevi bene.
XIV – Passarono gli autunni, passarono gli inverni, tornarono i fiori nei giardini e l’erba nei prati, e venne pure il nuovo ruolo. Gli accusati baciarono piangendo le mogli e i figliuoli e vennero trascinati sul banco dei rei per sentirsi condannare. Tutta l’Italia era ansiosa di sentire il verdetto.
XV – Il processo durò a lungo. Vi furono vari confronti emozionanti tra Senzabarba e varie bestie feroci, si udirono numerosi periti, varie arringhe commoventi e finalmente i giurati si chiusero nella Camera di Consiglio.
XVI – Il momento era solenne. Nella corte non si sentiva volare una mosca, solo i singhiozzi degli imputati rompevano il tragico silenzio di tutta… la patria che assisteva al tormento dei suoi migliori figli… Dopo una lunga e straziante aspettativa di due giorni e due notti, i giurati misero la testa fuori e con essa il verdetto.
XVII – In esso dichiararono che gli imputati avevano ragione di rassomigliare Senzabarba ad una bestia feroce perché l’IRA ha il potere di stravolgere le fisionomie in modo tale da far prendere i più grossi granchi, e allora il Presidente mandò assoluti gl’imputati.
XVIII – Ma il Procuratore Generale non fu contento e fece ricorso in Cassazione. La Cassazione, dopo molti anni, cassò la sentenza e disse: Bisogna ricominciare da capo.
XIX – Allora gli ormai ex-redattori, non più giovani, ma vecchi decrepiti, decisero di farla finita e si suicidarono in massa.
XX – Una immensa folla accompagnò i suicidi all’ultima dimora. Vi furono molte corone e molti discorsi.
E così il processo ebbe termine. LAUS DEO!…

La redazione

Teatro è il mondo, e l'uomo è marionetta,
Farsa è la vita, e finché si respira,
Ognun vi rappresenta una scenetta.

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