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L’elogio del Gen. Carlo Geloso al soldato lucerino Giovanni Di Sabato
Fu aggregato all’11ª Armata, comandata dal grande Generale Carlo Geloso (Palermo, 20 agosto 1879 – Roma, 25 luglio 1957), impiegata sul fronte greco-albanese, dal 13 aprile 1941 al 30 aprile 1941

Lucera, 17.09.2018 - Il dovere della memoria mira a restituire ai cittadini italiani la visione di forte civismo e amor di Patria che sopravvive oggi in quei monumenti commemorativi dedicati ai caduti di guerra.
A distanza di oltre 70 anni dalla Seconda guerra mondiale e di 100 anni dalla Prima continuano ad essere cercati e ritrovati, a tutt’oggi, nei cimiteri di guerra, i resti mortali di chi ha offerto la propria vita per la difesa della propria Nazione.
I soldati della Seconda Guerra Mondiale raccolgono l’eredità spirituale di quei guerrieri morti vent’anni prima. Questa volta però la guerra è una “guerra fascista”, espressamente voluta e inneggiata da Mussolini. I morti di Grecia e di Albania – e prima ancora di Etiopia e di Spagna – secondo il regime, sono ritenuti eroi fascisti, consapevoli di morire per la causa fascista.
Il 28 ottobre 1940 l’Italia attacca la Grecia, tentando di respingere le forze elleniche oltre il confine albanese. L’offensiva italiana è prevista per i primi giorni di marzo 1941, ma il 7, un violento e improvviso attacco greco la trasforma in una controffensiva. Uno dei più sanguinosi sacrifici dell’esercito italiano nel corso della seconda guerra mondiale si compie proprio in Albania, sulla quota 731 di Monastero, nei pressi di Bubesi. Persino Mussolini è presente al fronte. In quei giorni, il Duce segue da vicino le operazioni guidate dal generale Ugo Cavallero. In Albania Mussolini ha modo di passare in rassegna le truppe, visitare ospedali, seguire da vicino i movimenti delle fanterie.
Sul campo di battaglia, tra il 9 e il 14 marzo 1941, si contano ben 12.000 italiani tra morti e feriti. Una cifra imponente. Basti pensare che durante i sei mesi della campagna greco-albanese si registrano 38.000 morti.
Piace ricordare che a questa immane guerra vi prese parte il lucerino Giovanni Di Sabato (Lucera, 07-11-1913 – 23-09-1979), che va additato alla comunità, in modo particolare alle giovani generazioni, per il suo valore dimostrato proprio durante la Campagna sul Fronte Greco, richiamando con lui alla mente, i soldati nostri concittadini che scoprirono per la prima volta, nel senso del dovere, nella silenziosa rassegnazione, nella condizione di precarietà, l’appartenenza a un unico destino di popolo e di Patria.
Giovanni Di Sabato fu aggregato all’11ª Armata, comandata dal grande Generale Carlo Geloso (Palermo, 20 agosto 1879 – Roma, 25 luglio 1957), impiegata sul fronte greco-albanese, dal 13 aprile 1941 al 30 aprile 1941. Alla fine del duro e sanguinoso combattimento, si contarono migliaia di morti disseminati in quel campo di guerra.
Le gloriose spoglie dei caduti trovarono sepoltura nel cimitero di guerra, grazie all’arduo e umano lavoro che svolsero i soldati sopravvissuti, tra cui il nostro valoroso conterraneo, Giovanni Di Sabato, che svolse tale servizio con generosa dedizione, tanto da meritarsi il seguente elogio del suo comandante:


“Il Comando Superiore delle FF.AA. di Grecia ha tributato, in data 4 agosto corrente anno (1941) il seguente elogio al Caporale Maggiore, Di Sabato Giovanni fu Giacomo, classe 1913: a conclusione di una dura ma vittoriosa campagna di guerra, ricevuto il pietoso incarico di concorrere all’opera di raccolta ed inumazione di salme dei nostri gloriosi Caduti rimasti insepolti, vi si prodigava con profondo senso di pietà e con alto spirito di abnegazione. Riconfermava così in un’opera di misericordia e fraterna, lo squisito e generoso senso di solidarietà umana della nostra gente.


 Fronte greco-albanese 24 aprile - 15 giugno 1941-XIX. F.to il Generale Comandante Superiore, Carlo Geloso”.

Michele Conte

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