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Libri, emozioni, riflessioni
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Agnese Moro a Troja presenta il libro “Un uomo così”
di Antonio V. Gelormini
Troja, 29.06.2005 - Terzo appuntamento per “Libri, emozioni e riflessioni”, il ciclo di incontri letterari nel Distretto Culturale di Daunia Vetus. La rassegna, ideata per incontrare scrittori, saggisti e poeti nelle diverse realtà associative del distretto,questa volta ha accolto a Troja, in collaborazione con la Pro Loco, Agnese Moro e la presentazione del suo libro “Un uomo così”, edito da Rizzoli. In precedenza, a Lucera, Giuseppe Giacovazzo aveva presentato “Puglia, il suo cuore” al Circolo Unione e il sociologo Franco Cassano il suo “Homo civicus” al Circolo Unesco Federico II.
“Un uomo così” è un libro che si legge tutto d’un fiato. È bellissimo e tocca le stesse corde del cuore alle quali vanno dritte le lettere scritte dallo statista durante la prigionia. Quando si cita Aldo Moro è inevitabile che il pensiero corra al suo fondamentale ruolo di stratega, negli anni più difficili della storia italiana, al suo rapimento da parte delle Brigate Rosse e, infine, alla tragedia del suo assassinio, fonte inesauribile di polemiche e recriminazioni. A quell’Italia che poteva essere e che non è stata. L’Italia complicata, operaia e cattolica al contempo. In stridente contrasto con quella che poi è diventata.
Ma Aldo Moro, prima di essere lo statista simbolo di un’epoca, era padre e marito, nonno e docente, un uomo insomma, che ha sempre tenuto ben separata la vita privata dal teatro della politica. In pratica, la famosa teoria delle convergenze parallele scaturiva dalla sua quotidianità.
Questo volume è il commovente ricordo di una figlia per il padre, lampi di memoria che lo vedono pensieroso camminare sulla neve o compiaciuto davanti allo specchio, mentre annoda una cravatta nuova. Un ritratto intimo e onesto, delicato e toccante che restituisce al mondo la persona di Moro, così come è rimasto nel cuore dei suoi cari e di tutti noi.
Ha detto Agnese Moro: «Fu un uomo di profonda fede, senza per questo essere arrogante o fazioso. Fu pacato, ma anche lottatore instancabile; prudente, ma capace di pensare e di costruire strade completamente nuove. Con lui la politica volle essere e fu Intensamente umana». Proprio per questo, l’aspetto organizzativo delle serata ha voluto che una particolarissima foto facesse da sfondo agli oratori: quella che vede giovanissimi ed eleganti Aldo Moro e Donato De Leonardis, studenti a passeggio nel capoluogo pugliese. Copertina di un originalassimo testo che il nostro concittadino Onorevole ha intitolato L’umanità di Aldo Moro.
Altra scelta particolare per l’incontro è stato lo spazio in cui accogliere l’evento. Piazza Santa Croce, da poco restaurata nella pavimentazione e recuperata alla città, anche se con qualche discutibile scelta architettonica, resta pur sempre “un’agorà”; e la piazza, nell’antica Grecia, era il luogo principe dove si viveva la democrazia. Valore supremo per il quale Aldo Moro è caduto.
L’intento dell’autrice è dichiarato già nell’introduzione: «Queste pagine sono nate dal desiderio di far conoscere ai miei figli qualcosa del loro nonno, che non hanno potuto incontrare in questa vita e che sono abituati a vedere riproposto alla televisione nella terribile fotografia da prigioniero delle BR». Siamo convinti che la serata troiana abbia contribuito non poco a questo intento. Le testimonianze raccolte e doverosamente proposte hanno raccontato di un Moro raffinato e illuminato, buono e sorridente, concreto e idealista, pronto all’ascolto e attento alle speranze e alle angosce di ognuno. Instancabile nel dialogo e tenace nella ricerca di soluzioni possibili. Apparentemente pigro, ma acuto e deciso nelle sue indicazioni. In definitiva, un uomo vivo, il cui ricordo e il cui amore non si sono mai spenti.
Ed è stato bello avvertire la forte emozione in piazza alle parole conclusive che Agnese Moro ha rivolto ai presenti, riprendendo una frase di suo padre: «Abbiamo tutti idee diverse, culture diverse, eppure siamo impegnati ognuno a suo modo, ad escludere cose mediocri per fare spazio a quelle grandi. Ecco, io credo che la mediocrità sia il nostro grande avversario di questo momento, io credo che sia un mondo che ci porta tutto sommato ad amare la mediocrità, perché ci toglie l’idea che possiamo fare cose importanti».
Antonio V. Gelormini
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