Presso il Circolo Unione si parla di "Francesco Piccolo umanista filologo e giornalista", con Lucilla Calabrìa e Francesco Barbaro
La conferenza rientra nella programmazione culturale del Circolo Unione apertasi già con un ciclo di incontri in ottobre e che vedrà sabato 25 novembre il concerto del duo violino e chitarra De Biase e Figliola
Lucera, 16.11.2006 - Sabato 18 novembre, presso il salone di rappresentanza del Circolo Unione situato in piazza Duomo, si terrà una conferenza dal titolo: “Francesco Piccolo umanista filologo egiornalista”. L’incontro avrà inizio alle 18:30 e sarà aperto dai saluti istituzionali del presidente On. Vincenzo Bizzarri. La conferenza si pone l’obiettivo di rievocare la figura di Francesco Piccolo, fra i maggiori studiosi di filologia romanza del Novecento, docente universitario e preside della facoltà di Magistero di Roma dal 1947 al 1967. A ricordare lo studioso lucerino – Piccolo nacque a Lucera il 25 febbraio 1892 e conseguì la maturità classica al “Bonghi”, dove insegnò giovanissimo nel 1914 – l’ordinario di lingua e letteratura italiana all’Università di Pescara Giuseppe De Matteis, che illustrerà il tema: “L’attività culturale e letteraria di Francesco Piccolo”.
La conferenza vedrà inoltre gli interventi di Lucilla Calabria – laureata in lingue ed autrice di una tesi di laurea su Piccolo –, che parlerà del tema: “Piccolo e i suoi studi sulle tradizioni ibero brasiliane” e di Francesco Barbaro, collaboratore della “Gazzetta del Mezzogiorno”, che interverrà sull’argomento: “Piccolo e le riviste lucerine della bella epoque”. Piccolo infatti, prima di dare inizio ad una carriera universitaria che lo vide anche docente a San Paolo del Brasile a fianco del grande poeta ermetico Giuseppe Ungaretti, si cimentò come giornalista a Lucera fra il 1910 ed il 1924 dirigendo alcune riviste, fra cui “Il Convivio”, “La voce del collegio elettorale di Lucera”, ed il “Popolo di Capitanata”.
La conferenza rientra nella programmazione culturale del Circolo Unione apertasi già con un ciclo di incontri in ottobre e che vedrà sabato 25 novembre il concerto del duo violino e chitarra De Biase e Figliola.
Francesco Piccolo. La biografia
La conferenza rientra nella programmazione culturale del Circolo Unione apertasi già con un ciclo di incontri in ottobre e che vedrà sabato 25 novembre il concerto del duo violino e chitarra De Biase e Figliola
Francesco Piccolo nacque a Lucera il 25 febbraio 1892. Dopo aver conseguito la maturità al liceo classico “Bonghi” ed aver avviato gli studi universitari in Lettere si segnala per la sua vivacità culturale e politica. Nel novembre del 1913 infatti è chiamato a dirigere il periodico, con cadenza settimanale, “La voce del collegio elettorale di Lucera”. La rivista inizia le pubblicazioni nel settembre del 1913 ed ha un obiettivo specifico: supportare la candidatura di Antonio Salandra, deputato uscente del locale collegio uninominale di Lucera, comprendente vicini comuni del Subappennino Dauno. Salandra infatti, leader in Parlamento della destra agraria, nelle elezioni del novembre del 1913, è in competizione con Gaetano Pitta, socialista e direttore del “Foglietto”.
Piccolo nonostante la giovane età – quando assunse la direzione della “Voce del collegio elettorale di Lucera” ha solamente ventuno anni – riuscì nell’impresa non facile di contribuire nel ruolo di direttore ad un’esperienza editoriale allestita in poche settimane, anche se supportata economicamente da un candidato munifico come Salandra.
La partecipazione alla lotta elettorale del novembre del 1913 sul fronte avverso ai socialisti, al fianco di Salandra non rappresentò un episodio meramente occasionale. Anche nelle successive vicende politiche lucerine e provinciali, infatti, Piccolo si mantenne fedele a posizioni ideologiche di destra, aderendo, pur con uno spirito critico ed indipendente, al nascente fascismo nel 1922. La direzione del settimanale “La voce del collegio elettorale” – che concluse le pubblicazioni dopo l’uscita di 13 numeri in edicola all’indomani del netto successo elettorale conseguito da Salandra sul rivale Pitta – portò su Piccolo gli strali del “Foglietto”. Numerosi infatti furono gli articoli – densi di una satira ironica con un tono spesso anche sarcastico – che il “Foglietto” riservò a Piccolo, “reo” di aver sostenuto con forza la candidatura del troiano Salandra contro quella del lucerino Pitta. Ad emergere negli articoli del “Foglietto” anche una polemica accidiosa su presunti illeciti commessi da Piccolo nel suo cursus universitario.
Nel 1914 Piccolo iniziava la carriera di insegnante, prima presso il Liceo Classico “Ruggero Bonghi” della natia Lucera (dall’ottobre 1914 al maggio 1915; dal 16 ottobre 1919 al 31 dicembre 1920); passava poi come insegnante di ruolo al Liceo Classico “Lorenzo Costa” di La Spezia.
Nel mezzo di questi incarichi di docente Piccolo riuscì a ritagliarsi un ruolo importante nelle travagliate vicende che portarono all’avvento del fascismo anche in Capitanata. Piccolo, infatti, nel gennaio del 1922 fu tra i fondatori di un settimanale, “Il Popolo di Capitanata”, che si pose l’obiettivo di sostenere ideologicamente i nascenti Fasci di Combattimento della provincia di Foggia, rappresentati anche in Parlamento dal deputato cerignolano Giuseppe Caradonna. Sotto la direzione di Piccolo il “Popolo di Capitanata” si segnalò per un’azione di denuncia dei limiti strutturali della Capitanata, auspicando interventi e risoluzioni con l’avvento di un nuovo governo fascista. Piccolo, assieme a Riccardo Del Giudice e Mario Prignano, fu tra i creatori del fascio di Combattimento di Lucera, con sede in via San Domenico, nell’agosto del 1922. Con piglio da cronista Piccolo in prima pagina descrisse nell’ottobre 1922 l’occupazione di Foggia da parte delle squadre fasciste di ritorno dal congresso di Napoli.
Nell’anno scolastico 1922/1923 Piccolo è chiamato ad insegnare di nuovo fuori la Capitanata e lascia così la direzione del “Popolo di Capitanata”.
Ma il richiamo al Liceo di Lucera era insistente. Egli tornava per l’ultima volta nell’anno scolastico 1923/24 come insegnante di materie letterarie nel Ginnasio. Questo suo breve ritorno a Lucera fu segnato da un rinnovato impegno politico. Piccolo, infatti, sulla scorta del trasferimento del tribunale da Lucera a Foggia, denunciò con un articolo intitolato “I Neoteoroi”, pubblicato nel luglio 1923, le manovre dei personaggi principali del fascismo di Capitanata Giuseppe Caradonna e Gaetano Postiglione. L’articolo costò caro a Piccolo, attaccato e minacciato dal settimanale fascista “Fiammata”. Piccolo fu a causa di quell’articolo e delle sue posizioni espulso dal P.N.F. e lo stesso giornale da lui fondato, ma del quale aveva abbandonato la direzione già dal dicembre 1922, dovette cambiare la denominazione in “Nuovo Popolo di Capitanata”. Sulla scorta di questa sua scelta polemica Piccolo si candidò con una lista di disturbo – anche se dichiaratamente fascista – nelle elezioni parlamentari dell’aprile 1924 che segnarono il suo ultimo vivace momento di partecipazione alla vita pubblica e politica di Lucera e della Capitanata.
Dall’ottobre 1924 Piccolo lasciò definitivamente Lucera e si trasferì presso il Liceo di Imperia.
Libero docente di Letteratura Italiana, insegnò per molti anni – fino al 1936 – presso la Facoltà di Lettere, Filosofia e Scienze dell’Università di San Paolo del Brasile.
Dopo la sua esperienza paulista, Piccolo pubblica due studi sulla letteratura brasiliana: “C.M. da Costa – Saggio sulla letteratura Brasiliana del Settecento”, edito a cura dell’Associazione “Amici del Brasile” nel 1939, e “Il più antico documento della letteratura del Brasile – Il poemetto “Prosopopea” di BENTO TEIXEIRA, pubblicato dall’editore Scalia nel 1941.
Professore ordinario di Filologia Romanza presso l’Università di Messina, dal 1937 insegnò presso la Facoltà di Magistero di Roma, facoltà di cui è stato Preside dal 1947 al 1967.
È proprio in questi anni che il Piccolo dà alle stampe testi fondamentali di filologia romanza.
Nel 1938 pubblica preso l’editore Ricciardi di Napoli “Sull’origine della poesia moderna”; in esso il Lucerino ripercorre le teorie della poesia trovadorica che nel corso degli anni si sono susseguite, partendo dalla dicotomia tra tesi ellenista e tesi arabista.
Lo studio iniziato dal Piccolo sulle origini della poesia moderna prosegue con “Arte e poesia dei trovatori”. Edita anch’essa nel 1938 e sempre con l’editore napoletano Ricciardi, quest’opera non fu elaborata dall’autore seguendo i criteri classici della storia della letteratura, ma è stata compilata enucleando problemi, personaggi e personalità di quella difficile scuola di poesia lirica che è stata l’arte poetica trovadorica.
Nel corso dei suoi studi Francesco Piccolo si è occupato di tutte le letterature e culture letterarie di espressione romanza; ancora nel 1938 pubblica, presso l’editore fiorentino Vallecchi, “Spagna Mistica”, in cui analizza l’elemento religioso in alcune grandi opere della letteratura spagnola medioevale, da “Cantar de mio Cid” al “Libro de Buen Amor”.
Nel ventennio che va dal 1941 al 1961 il filologo lucerino pubblica tre testi basilari per i lusitanisti; presso l’editore Scalia di Roma nel 1941 edita “Cantigas de amor e cantigas de amigo”, testo in cui si analizzano i due generi principali della lirica gallego-portoghese: la lirica “de amor” e la lirica “de amigo”.
Nel 1951 viene edita per le Edizioni Scientifiche Italiane di Napoli la “Antologia della lirica d’amore gallego-portoghese”, un testo “di” poesia gallego-portoghese e non “sulla” poesia gallego-portoghese: essa, infatti, è la prima raccolta di poesia trovadorica gallego-portoghese pubblicata in Italia, in cui Piccolo racchiude le cantigas dei più importanti trovatori portoghesi in lingua originale ed in traduzione.
Questo percorso nella letteratura portoghese Piccolo non può che concluderlo compilando una “Storia della Letteratura Portoghese”, pubblicata nel 1961 nella collana “Storia delle Letterature di tutto il mondo” diretta da Antonio Viscardi per la casa editrice milanese Nuova Accademia.
Insegnante rigoroso ed illuminato promosse, infatti, nella sua Facoltà, la prima cattedra di Sociologia; era affascinato e attratto dall’invenzione e dalla ricerca. La sua bibliografia è composta da centinaia di titoli che spaziano dalla filologia romanza alle letterature straniere, dal dialetto lucerino alla letteratura per bambini.
Un nobile attaccamento lo legava alla sua Lucera, che fu “costretto” a lasciare. In una conversazione con il professor Pasquale Soccio, collega e amico di Piccolo, egli affermava: «Il mio posto, il mio naturale habitat affettivo e psicologico era qui in provincia. Sarebbe stato bello vivere qui tra casa e scuola tra studi tranquilli e amici; e poi di sera trovarsi tutti insieme in quel gran salone che è la piazza del Duomo. Credimi, non ci sarebbe stato nulla di più confortante».
Altrettanto forte era il legame con il Liceo “Bonghi”, che lo vide prima studente e poi insegnante; per questo quando tornava a Lucera una visita al Liceo era d’obbligo. Ricorda ancora il professore Pasquale Soccio: «In certe sere d’inverno, lo vedevo avanzare tacitamente come un’ombra, scivolare quasi lungo gli interminabili corridoi. Qualche volta entrava in un’aula e si adagiava solitario in un banco. “Non vengo qui solo per te” mi diceva tra il serio e il faceto, come per un velo di pudore “vengo anche per me, per soddisfare un mio bisogno”».
Il professor Giuseppe Sansone, suo assistente universitario per dieci anni, lo ricorda come «…persona di grande complessità psicologica dietro l’apparente semplicità, affettuosamente mite nonostante una qualche chiusa scontrosità, dotata di sottile e caustica ironia ma anche pazientemente remissiva, fantasiosa e abitudinaria, nervosamente insofferente eppure arrendevole».
Francesco Piccolo moriva a Roma il 15 ottobre 1970.
Testo a cura di
Lucilla Calabria e Francesco Barbaro