Live from Red Carpet of Garibaldi Theatre
Con Turi e Teresa a Pesca di Perle di Saggezza nel mare del Festival della Letteratura Mediterranea
Lucera, 18.09.2009 - Sullo sfondo, il magnifico palcoscenico del Teatro Garibaldi: meno in profondità, uno schermo che mostra l’immagine di una bambina raggiante di felicità, sorridente e spensierata… Il pensiero corre fugace verso Costanza Quatriglio, la regista del film, anche lei ritratta molto spesso in codeste pose, rivelanti una gioiosità sprizzante da tutti i pori. Mettendo a fuoco meglio, però, ci si rende conto che l’una e l’altra ipotesi sono errate, poiché né si tratta di una bambina, né della Costanza, ma di una fanciulla piena di grazia che si appresta a divenire una donzella.
I posti in platea cominciano ad essere occupati sin dall’orario programmato per la proiezione, ce ne sono per tutti i gusti, spettatori appartenenti a fasi del ciclo vitale molto differenti. Ci sono ragazzi che hanno seminato il tratto di strada, definito dell’adolescenza, dissestato e irto di prove da affrontare come iniziazione all’età adulta, da ben poco tempo, giovani che molto spesso preferiscono soprassediare su un argomento che altrimenti riporterebbe ad essere loro più “volte volti”, incapaci di trovare quella “retta via” che conduce alla maturità, ora che l’aspetto fisico acquisito, all’apparenza, è giunto ormai alla fase terminale della metamorfosi. Probabilmente sono qui per caso, rifugiatisi al tepore del Teatro, dato che il cattivo tempo ha mandato in fumo la serata organizzata diversamente ieri per il Festival della Letteratura Mediterranea; ci sono poi gli adulti, naturalmente quelli bene, assidui frequentatori di queste manifestazioni culturali che vanno sotto il nome di Festival, ad indicare, sovente, appuntamenti di natura mondana, durante i quali si ritiene giusto dare sfoggio, oltre che delle Proprietà di linguaggio, anche di ciò che nella provincia di Foggia è Materia Prima, e della quale siamo esportatori in senso sarcastico, ma relativamente veritiero, in tutto il mondo, e cioè della foggia appunto, ossia di quella moda che sfila dinanzi agli occhi di coloro che qui sono venuti per assistere alla Prima, come si suol dire, e quindi, secondo Galateo, devono essere inflessibilmente assunti, osservati e rispettati atteggiamenti consoni all’evento: le donne, stile Sharon Stone, le si vede così accavallare le gambe in maniera tanto elegante quanto vanesia, lasciando che si noti la zeppa con sopra una placchetta con intarsio, riportante la griffe che l’ha disegnata, anziché un ammirevole collo del piede... In ogni caso ci troviamo però di fronte a coloro i quali ormai l’adolescenza l’hanno quasi dimenticata o che, se la rievocano, lo fanno con un atteggiamento che però esula dal calarsi nuovamente nella parte di quelli che la vivono per la prima volta e, pur facendosi promotori della messa in stato di allerta di questo particolare periodo della vita, si pongono con una tale distanza da quella che considerano ormai una fase superata, che lascia presagire un interessamento a dir poco relativo, per non dire assolutamente indifferente, verso una realtà circostanziale, quella adolescenziale, che si speri passi in fretta e, soprattutto, che la si transiti senza che venga arrecato alcun danno permanente al futuro della propria persona, circa il proprio temperamento umoristico e la propensione a divenire un cosiddetto animale da palco, al fine di potersela cavare in quella società che non fa, è il caso di dire, sconti di Pena.
Dopo circa mezz’ora di attesa estenuante, terminata con la lettura del testo di introduzione al film, assegnato a Costanza Ferrini, assente in sala per motivi di salute, e per questo motivo recitato da Ottavio D’Emilio, emozionato probabilmente anche lui per questa Anteprima, che ha cercato, da attore qual è, di non cadere sugli accenti e prestando attenzione alla meglio apertura o chiusura delle vocali, sulle note del famoso trombettista jazz Paolo Fresu, si è aperto ufficiosamente il Festival, proiettando una fiction che, a detta della stessa Costanza succitata, colpirà per la bellezza che aleggia, sotto forma di natura materiale o morale, tra le intelaiature di tutta trama.
Mio intento, però, anziché stendere una recensione dettagliata del film, vuole soffermarsi sulle parole-chiavi di volta più frequenti: tonnaroto o tonnarota, che sta per pescatore di tonni o pescatrice nella rara fattispecie di Teresa, mattanza, marinaio, rezza, ossia rete da pesca, rusasi, porto, barca, ecc… Termini che son tutti riconducibili all’elemento fondante, che funge molto spesso anche da soggetto agente, de L’isola, e cioè il mare. Il mare che bagna l’Isola di Favignana, il mare nel quale vengono calate le reti da pesca a formare un’Isola ben definita e delimitata in cui poi cadranno i tonni, quel mare che ha portato via, eroicamente, il nonno di Turi e Teresa, il quale salvò, mettendo a repentaglio la sua stessa vita, l’altra Mosè, la quale prometterà alla nonna vedova che gli sarà sempre grata e, l’unico modo di dimostrarlo, è l’amore immenso per lui, ostentato con certa sicurezza e senza alcun timore quando nuota nelle sue acque, lasciandosi massaggiare dalle onde e contemporaneamente coccolare, metaforicamente, da quel mare che ora le è nonno, ma è pur sempre un mare, capace di mutarsi in tempestoso ed ingoiare nei suoi abissi chi lo importuna.
Quindi, è il personaggio di Teresa, superlativo, a tenere in mano le redini del rais, del capo, epiteto con cui si rivolgerebbero i pescatori al direttore della tonnara, in segno di assenso, all’ordine di tirar su le reti cariche di tonni, che però non prevarica assolutamente il fratello Turi, forse non comparativo, per utilizzare il linguaggio degli aggettivi, ma neanche diminutivo, bensì vezzeggiativo. Taciturno, disinteressato al mestiere del pescatore che il padre vuole, ad ogni costo, tramandargli, destabilizzato anche di fronte all’amore per quella Margherita che cederebbe subito al suo avversario, d’altro canto, promettente apprendista del padre, Leonardo, quando questi si innamora della sorella Teresa e cerca di farlo ingelosire parlandogli della sua scarsa maestria rispetto a lei, Turi è il complemento-completamento di Teresa.

L’esuberanza di Teresa, durante l’esordio accentuata da questo suo essere maschiaccio per voler condividere a tutti i costi esperienze ed avventure con suo fratello e i suoi compagni di borgata, si attenua, e il merito è anche del tenebroso ma, per la picciredda Teresa, suo illuminante faro Turi, quando il corpo comincia a mostrare i primi segni della trasformazione fisica che di lì a breve avverrà, cercando di mantenere d’ora in avanti integra la propria dignità femminile, per l’onore della famiglia, non senza lasciarsi coinvolgere e talvolta travolgere, però, da quelle emozioni e forti sensazioni che possono scaturire dai primi corteggiamenti ricevuti, i primi innamoramenti, i primi baci…
Surrogati di un paio di pantaloni ed un pullover vestiti da Teresa al cominciare della storia, celanti una bellezza che è comunque possibile scorgere semplicemente lasciandosi ammaliare dal suo sguardo e dal suo sorriso, saranno un vestitino portato fino al ginocchio, fantasia floreale, ed un taglio di capelli, messo a punto dalla nonnina che, parsimoniosa, cerca di distogliere la nipotina dall’andare a spendere soldi dal parrucchiere. Ci appare così, in una nuova veste, una Teresa che non è più piccola, che è donna in divenire, la quale, però, non scaccia via dalla mente gli schiribizzi della sua fanciullezza, continuando a serbare l’ambizione di potere anch’ella un giorno diventare tonnarota e partecipare alla mattanza, non senza farsi contagiare dal desiderio di Turi che, invece, per mestiere, vuole fare il marinaio, facendo incetta di tutti quei segreti dei lavori del mare che ha imparato in trincea quando, lontana dagli occhi fulminei del padre, prendeva parte con l’anima alle attività che col corpo e con la mente i tonnaroti stavano svolgendo.

In quell’Isola siciliana, ambientazione di questa produzione cinematografica di genere drammatico, dove ben saldo è il fenomeno sociale del maschilismo, che vede le donne relegate a condurre una vita esclusivamente domestica e gli uomini uniti per fini comuni, Turi rappresenta la dimostrazione vivente di come la libertà di sognare non sarà mai possibile censurarla, cosicché, pur deludendo le aspettative dei genitori, nel caso specifico del suo papà, che avrebbe preferito il prodigo e forzuto apprendista Leonardo piuttosto che l’esile figlio con la testa sempre fra le nuvole e mai con sul viso i tratti dell’orgoglio e della soddisfazione per essere stato membro della missione mattanza dei tonni, Turi da grande riuscirà ad essere un marinaio e, se da un lato la catena per la trasmissione, di generazione in generazione, delle tradizioni, dei rituali e delle abitudini dell’Isola perdendo un anello si interromperà prima o poi, dall’altro lato sarà in questo modo possibile avere una varietà di arti lavorative che renderà variegata la società, dotando così il mondo di personalità specializzate ciascuna nel campo più rispondente alle proprie prerogative, nonché alle proprie attitudini e competenze intellettuali e manuali che siano.
Se, visionando il film, abbiamo avuto la sensazione che si è trattato di un manuale dell’arte della pesca dei tonni, alla stregua di ciò che fece il nostro compaesano Federico II stendendo un Trattato sull’arte venatoria ovvero della caccia dei falchi, ci siamo sbagliati alla grande, perché Costanza Quatriglio, pur puntando l’attenzione, in modo fossilizzante, su questo aspetto, per lasciare un segno in quanti del primato dell’Isola di Favignana nella produzione di tonno non ne fossero a conoscenza, soprattutto ora che il tonno è una specie protetta e quindi messa al bando la pesca per quanti volessero improvvisarsi adescatori di tali prede per chissà quali altri scopi, ha inteso anche farci comprendere di come l’adolescenza sia una fase della vita cruciale, durante la quale ci troviamo a dover fare delle scelte decisive per il nostro futuro nel mondo degli adulti, che non sempre è un mare calmo di gioie, ma spesso è imprevedibile e duro da sostenere, noi che da bambini abbiamo sempre optato per la strada meno impervia, o al contrario per quella più intricata allo scopo di uscirne vittoriosi e trionfanti una volta terminato il percorso, senza però riportare delle conseguenze irreparabili per il nostro domani.
Novella lena e coraggio di tornare ad essere più rinsaviti che mai, se si batterà la testa contro un ostacolo, raccomandiamoci di trarla da quella forza della vita che ci infonde la “nostra” picciredda Teresa!
Ebrahim, Danilo Maceria