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Economia a crescita infinita: la grande farsa presenta il conto
La fredda analisi di Ambrogio Giordano, Ingegnere Civile ed Ambientale, Sociologo, Esperto di Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale con Master di II Livello in Scienze Criminologiche

Foggia, 24.03.2019 - Quando si dice che non si impara mai, eppure è già successo, un evento noto come la “grande depressione”, un format molto simile alla crisi nata nel 2008, i cui effetti tuttora stiamo vivendo, generato da cause endogene e da avversi scenari internazionali.
La crisi del 1929 ebbe origine negli Stati Uniti, ove si concretizzò la prima catastrofe finanziaria della storia: il famigerato giovedì nero di Wall Street le cui conseguenze si estesero ben oltre un pur drammatico crollo borsistico, con riflessi a livello internazionale, trascinando molti paesi in una profonda sindrome recessiva i cui effetti durarono per anni.
Iniziata ufficialmente con la rovinosa caduta della Borsa di Wall Street, la crisi determinò l’annichilimento di molti settori industriali e imprenditoriali che al contrario sino al 1920 avevano goduto di una crescita esponenziale. Ai positivi fatturati delle aziende si era affiancata una crescita finanziaria parallela e spropositata.
Lo sviluppo che era riconducibile al periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale si bloccò improvvisamente colpendo subito redditi e prezzi al consumo. Nello stesso tempo si generò una profonda crisi degli scambi commerciali sia sul mercato interno che verso l’estero, il tutto seguito dal dilagare della disoccupazione che colpì trasversalmente la società americana. Sembrò un incredibile paradosso da contrapporre all’espansione del mercato dell’auto e del settore immobiliare, un’economia in crescita percepita come infinita e inarrestabile si ferma improvvisamente… ma perché?

La caduta del potere d’acquisto frenò la crescita dei settori produttivi mettendo in luce un mercato azionistico drogato e tutte le false analisi create per supportare titoli dal valore in crollo senza contare le errate strategie messe in campo dalle banche e le pessime politiche economiche messe in campo dallo stato. Al capolinea di questo percorso distruttivo si realizzò lo sfaldamento della classe media che non riuscì più neanche a riconvertirsi in nuove attività finendo per rappresentare in modo compiuto lo status di povertà dilagante.
Sembra di raccontare quanto avvenuto nel secondo semestre del 2008 con l’implementazione di politiche volte al solo intento di raggiungere un effimero pareggio di bilancio senza alcun intervento concreto per il salvataggio di aziende ed industrie travolte dalla crisi, specie quella della liquidità… ma questa è una storia che non interessa nessuno, per cui tornando alla grande depressione anche la Rivoluzione Russa determinò ulteriori problemi visto che gli Stati Uniti erano esposti avendo sostenuto il debito di guerra tedesco, senza contare che a seguito dei dazi le industrie americane furono costrette ad abbassare i prezzi per permettere l’allocazione delle merci oltre confine senza comunque risolvere il surplus produttivo interno.

A livello internazionale ogni paese colpito dalla crisi internazionale reagì secondo programmi specifici, in America, ad esempio, nacque la New Deal, un piano di riforme economiche e sociali promosso dall’allora presidente Franklin Delano Roosevelt volto a superare l’impasse in cui era precipitato il paese.
In Inghilterra nacque un piano basato sulla tariffazione imposta ai paesi del Commonwealth che si strutturò come mercato chiuso, mentre in Germania alla drammatica crisi sociale e politica si contrappose la nascita del partito nazista.
In Italia il fascismo mise in campo l’IRI per evitare il tracollo del sistema bancario.
Chiuse il palcoscenico la Seconda Guerra Mondiale che di fatto “appiana” divergenze e paradossi a livello mondiale facendo calare il sipario su un dramma spaventoso nato anni prima.
Oggi siamo nella società luhmanniana della comunicazione, nel Terzo Millennio, la tecnologia ha fatto passi da gigante ma ancora crediamo alle favole, oggi forse più di prima visto la facilità di immedesimarci in efficaci piani volti al controllo sociale – si veda cosa ne pensa in merito Noam Chomsky – ed alla vuota divulgazione promozionale di fasulli modelli economici basati sulla “crescita infinita” (si pensi, a tal proposito, al mito della Torre di Babele).

Del resto, siamo riusciti a far apparire normale l’applicazione di tassi di interesse negativi per i nostri titoli di Stato, ad esaltare come inattaccabili determinate strutture bancarie risultate poi meno che affidabili, per non parlare delle vicissitudini dell’Euro e dei paesi che vi hanno aderito. Peraltro, il nuovo contesto socio-economico ha molto del passato incominciando dalla fine del modello di società collettivista sino alle “gioie” elargiteci dal susseguirsi dei vari modelli neoliberisti.
Forse dobbiamo, ora che tutto è compiuto, attendere solo l’evento che “appiani” le divergenze in una società che non ha capito nulla della globalizzazione.
Quella vera, però!!!

Ambrogio Giordano

Ambrogio Giordano, nato a Foggia il 5/9/1961, è attualmente Dirigente Tecnico presso AMIU Puglia Spa. È laureato in Ingegneria Civile ed Ambientale, Sociologia, Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale ed ha anche conseguito un Master universitario di II Livello in Scienze Criminologiche.
Da anni si occupa di problemi inerenti l’ambiente, modelli matematici e temi sociali collegati al mondo del lavoro ed ai fenomeni di devianza sociale, collaborando con numerose Organizzazioni, Enti ed Associazioni con finalità sociali e culturali. Attualmente è presidente del comitato tecnico scientifico dell’Associazione Rinascita e Rose. Ha collaborato alla stesura di numerosi testi organizzando e presiedendo convegni inerenti tematiche legate alla filosofia, alla logica matematica e tematiche socio-economiche. Tra i suoi interessi: la filosofia, la logica e le scienze sociali. Molti dei suoi scritti sono rintracciabili su numerosi blog e sui social network.
 
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