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Politica e demagogia: differenza tra i tempi di Demostene e quelli nostri. Cioè nessuna!
La demagogia si basa per Demostene sulla contrapposizione allora/ora, ma mentre per l’oratore ateniese l’allora consisteva nei grandi “educatori politici” del passato, come Pericle, oggi si assiste all’atteggiamento opposto di gettare fango su tutto ciò che è stato

Lucera, 30.07.2018 - Il rimprovero rivolto da Cleone agli Ateniesi è quello di essere degli “spettatori di discorsi”, mentre Demostene argomenta nella Seconda Olintiaca, riferendosi alla scarsa operatività del sistema democratico: “Noi ce ne stiamo qui seduti a non far nulla: ma quando si giace nell’ozio non si può pregare nemmeno un amico di agire in vece nostra, e tanto meno gli dèi. Né c’è da stupirsi se lui, che di persona prende parte alle campagne e alle fatiche della guerra ed è sempre presente dappertutto, che non trascura mai occasioni propizie, in nessuna stagione dell’anno, riesce a prevalere su di noi, che passiamo il nostro tempo votando decreti e aspettando notizie”. Nel discorso Sul Chersoneso, invece, lo stesso incalza: “Saprete certamente che la ragione principale del successo di Filippo è sempre consistita nell’arrivare per primo: con un esercito sul piede di guerra sempre pronto e sapendo bene quello che vuole, piomba a sorpresa addosso a quelli che ha deciso di colpire, mentre noi, solo quando abbiamo saputo che sta succedendo qualcosa, solo allora ci mettiamo in agitazione e incominciamo a prepararci”.
Queste parole, se riferite a ciò che oggi accade intorno a noi, fanno davvero riflettere.
La lungaggine, però, non è l’unica caratteristica del sistema democratico, dal momento che vi rientrano anche corruzione e demagogia, le quali sono complementari. Così, sembra che il servo A, in una scena dei Cavalieri di Aristofane, stia descrivendo una scena attuale, quando incita il “Salsicciaio” – che si potrebbe sostituire oggi con un noto personaggio locale – a “mettersi in politica” affermando: “Cattura il popolo con manicaretti di parole; i requisiti per far politica ce li hai tutti: voce ripugnante, origini basse, volgarità”. Subito prima, infatti, il servo aveva definito i politici “ignoranti e schifosi”.
La demagogia, tra l’altro, si basa per Demostene sulla contrapposizione allora/ora, ma mentre per l’oratore ateniese l’allora consisteva nei grandi “educatori politici” del passato, come Pericle, oggi si assiste all’atteggiamento opposto di gettare fango su tutto ciò che è stato sostenendo la propria superiorità morale. Per quanto riguarda il pubblico, poi, lo stesso Demostene, studiando quello costituito dai frequentatori abituali dell’assemblea, è giunto a concludere che ciò che a questo piace è la “ribalderia confessa”, ovvero la prontezza nel farsi “comprare” e persino l’ostentazione della capacità di restare impuniti. Nella Terza Filippica, infatti, riassume così l’apoteosi della demagogia: “Invidiare chi si lascia corrompere, ridere se lo si riconosce apertamente, assolvere chi è stato colto in flagranza di reato, odiare chi vorrebbe metterlo sotto accusa”.
È il comportamento paradossale riscontrabile ancora oggi, a distanza di secoli: il fondamento psicologico del consenso continua ad essere l’invidia mista ad ammirazione-emulazione, ed ogni sanzione, sia essa giudiziaria o morale, perde di significato.

Greta Notarangelo

 
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