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Il turismo riapre e l’Italia riparte
La giusta ricetta di regioni e comuni italiani per il “governo della ripresa”

Padova, 20.05.2020 - Il turismo in Italia vale il 13% del Pil e 4,2 milioni di occupati. Per l’economia italiana il comparto turistico è strategico. Comprendere l’impatto economico del turismo è sempre stato complesso. Il turista, ai fini turistici, non si intende solo chi viaggia per motivi di vacanza, bensì chi dorme almeno una notte fuori dal proprio luogo di domicilio. Nel caso dei servizi di ristorazione, si calcola che solo il 23,5% (del fatturato) sia attribuibile alla domanda turistica. A titolo di esempio il fatturato di un ristorante nel centro di Roma dipende certamente più del 23% dalla presenza turistica.

Il ruolo centrale nell’economia nazionale della spesa del turista

Più del 50% della spesa turistica è destinato all’alloggio e alla ristorazione, e oltre il 40% riguarda l’acquisto di prodotti non tipicamente turistici, inclusi quelli relativi allo shopping. Per comprendere il peso del turismo nell’economia italiana bisogna stimare il valore aggiunto del turismo. Le altre attività economiche che contribuiscono maggiormente alla formazione del valore aggiunto turistico sono quelle dei comparti alberghiero, della ristorazione, dei trasporti e, soprattutto, del commercio al dettaglio. I settori che presentano una più elevata incidenza del turismo sono i servizi di alloggio, il trasporto aereo e gli intermediari di viaggio. Anche l’impatto complessivo dell’industria turistica sull’occupazione è molto rilevante nel nostro Paese: al settore sono complessivamente riconducibili al 15% del totale. L’area del nostro Paese in cui si concentra la quota maggiore di presenze di turisti italiani e stranieri è il Nord Est (40%), a Nord Ovest (17,5%) seguita nell’ordine da Centro, Mezzogiorno (22,9% e 19,7%).

Il sistema economico turistico nell’economia nazionale

Secondo le rilevazioni dell’Istat del 2017, ultimo anno disponibile, si evidenzia la presenza sull’intero territorio nazionale di oltre 4,7 milioni di unità locali turistiche all’interno delle quali risultano impiegati oltre 17 milioni di addetti. Si tratta in larghissima parte di unità di piccola dimensione: il 94,6% ha meno di 10 addetti, mentre quelle con almeno 50 addetti non oltrepassano lo 0,7%. A livello territoriale, i dati provinciali indicano come la metà (50,4%) delle unità locali attive risulti localizzata nelle province settentrionali, con una concentrazione prevalente (43,5%) nelle regioni fino ad oggi maggiormente colpite dal Covid-19. Le regioni del Nord assorbono più della metà degli addetti (56,3%). Nelle regioni centrali il numero maggiore di unità locali si trova nel Lazio (circa 469 mila imprese, in particolare nella provincia di Roma), con un numero complessivo di oltre 1,6 milioni di addetti. Nelle regioni meridionali, infine, il 50,7% delle unità locali risulta concentrato in Campania e Sicilia e risulta assorbire il 49,5% degli addetti di tutto il Mezzogiorno (circa 1,9 milioni di persone).
Il 18 maggio è iniziata la Fase 2. Ha riaperto anche l’azienda Turismo Italia. Il decreto Rilancio deciso dal Governo stabilisce le modalità – virus permettendo – di ripartenza dell’Italia. Ma come insegna la letteratura in materia, non tutti gli italiani sono d’accordo. Anche in questo drammatico momento gli italiani sono divisi in multiformi posizioni politiche, economiche ed amministrative. Basti pensare alle disposizioni concernenti il distanziamento sociale, che variano in metri e centimetri, dal Nord al Sud della penisola, come se il virus discriminasse il contagio in base alla regione o località nella quale si presenta. Eppure, neanche l’eccezionalità ed inedita situazione socio-economica è riuscita a riunire lo Stato italiano ai suoi cittadini, quantomeno nella condivisione di azioni rivolte alla ripresa della fondamentale ricchezza del nostro paese: il turismo. Romano Prodi, recentemente intervistato ha dichiarato, a riguardo, che “…bisogna reagire a breve, spendendo subito e contestualmente definire progetti d’investimento a lungo termine”. Tradotto: liquidità di sostegno alle imprese e famiglie immediata, apertura dei cantieri strutturali, insieme ad una drastica semplificazione della burocrazia. L’ex premier ha indicato questi ingredienti essenziali per evitare di cadere nel baratro post -Covid, rappresentato dal penultimo posto in Europa in termini di crescita economica. Una disfatta dalle conseguenze immaginabili.

Il turismo attività di particolare utilità sociale

Il turismo con l’industria alberghiera  è stato, com’è noto, materia di competenza legislativa ripartita, tra legislatore statale e legislatori regionali, come espressamente disponeva il testo originario dell’articolo 117 Costituzione,sino alla revisione costituzionale del 2001 . Quindi il turismo trova implicitamente sede nell’articolo 41 della Costituzione sulla garanzia della libertà di iniziativa economica e sul sostegno pubblico alle attività imprenditoriali di particolare utilità sociale.
Regioni e Comuni i protagonisti del rilancio del turismo
Il nostro Ordinamento prevede il principio di sussidiarietà verticale secondo cui, in materia di turismo, i compiti amministrativi sono, in linea di principio, attribuiti ai Comuni e alle Regioni. Gli Enti territoriali sono la storia dell’Italia. Ora questa storia deve essere riscritta dalla ragion comune dei governi locali, da Torino a Palermo. Da quando è comparsa l’emergenza sanitaria, alcune regioni hanno già dimostrato la validità ed efficacia di questa metodologia esecutiva decentrata. Come la Campania, che ha riorganizzato più di un miliardo di euro delle proprie casse a favore del sistema imprenditoriale e sociale regionale, intervenendo celermente grazie alla conoscenza del proprio territorio.
A riguardo diventa essenziale ricordare il pensiero politico, in tempi non sospetti, di Giuseppe Ferrari il quale dichiarava: “Solo un federalismo repubblicano, democratico e radicale può garantire il necessario binomio di unità e autonomia, eguaglianza e diversità. E ancora: “In Italia sono necessarie le repubbliche, non la repubblica, che sarebbe il primo principio di un immenso errore, di un intrigo senza pari”.
Allora quali ricette per rimettere in moto il principale e strategico volano dell’economia nazionale? Ipotizzare una ricetta dai risultati sicuri è improbabile. È più facile costruirne una, sulla qualità degli ingredienti del territorio Italia, costituito e caratterizzato dalla sua storia, cultura, arte, paesaggio e enogastronomia. Peculiarità che devono essere trasformate dalle 20 regioni italiane insieme alle comunità locali. Gli Enti locali, unici ed esclusivi chef competenti, conoscitori della realtà socio-economica territoriale e specialisti – in senso metaforico – nella preparazione di piatti d’autore, per il futuro del nuovo… “Ristorante Italia”.

Marco Spiandorello

 
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