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Piazza San Giacomo restituita alla città
Uno spazio sobrio ed essenziale, che ha tenuto quasi prevalentemente conto di “quel che esisteva sotto”

Lucera, 09.09.2008 - Venerdì scorso piazza San Giacomo è stata restituita alla città. La sistemazione architettonica e dell’arredo urbano che inglobava strade e piazze del centro storico di Lucera e delle reti dei sottoservizi vede il suo completamento con la consegna al Comune di Lucera di questa ariosa e bellissima piazza.
Uno spazio sobrio ed essenziale, che ha tenuto quasi prevalentemente conto di “quel che esisteva sotto” (per avere una visione globale del lavoro svolto i progettisti hanno voluto mettere a disposizione del Frizzo l’intera relazione finale in formato PDF). Ci si rende conto di ciò soprattutto con la visuale dall’alto, la quale evidenzia la planimetria “archeologica”, in un contrasto netto tra il bianco delle basole (a simboleggiare quella che era la parte interna alla chiesa mai aperta al culto), l’acciottolato (che rappresenta la parte esterna e “soleggiata”) la pietra “massello” (che delimita due maestose palme) ed il nero della pietra lavica dell’etna (con la quale sono state realizzate le sedute e le parti in piano che fanno emergere i resti delle mura originarie.
Insomma, chi si aspettava che la piazza fosse trasformata in un uno di quei classici giardini pubblici tutto rinverdito si sbagliava, poiché l’intento è stato invece di portare in superficie il sito settecentesco. E lo si evince grazie ad un grosso medaglione realizzato in bronzo, un tondo a bassorilievo che riassume e sintetizza la fisionomia del sito.
Il pool dei progettisti aveva pensato bene di informare l’amministrazione e concordare con essa il giorno della inaugurazione. Salvo poi scoprire che la parte politica aveva deciso come data ufficiale quella del 7 settembre scorso, nella mattinata di domenica scorsa. Cosa poi avvenuta, ma con l’assenza degli stessi progettisti che avevano fatto fatto presente l’impossibilità di intervenire alla inaugurazione per altri impegni presi per quella giornata.
E allora tecnici e politica ancora una volta non sono riusciti a trovare un punto d’incontro.
Il team dei progettisti ha voluto rendere noto l’atto di consegna alla stampa incontrandola la mattina di due giorni prima, laddove erano ancora in corso gli ultimi accorgimenti dopo la rimozione della struttura di protezione che cingeva la piazza stessa.
L’architetto Carmine Altobelli, direttore dei lavori di piazza San Giacomo, ha affermato che «…con il verbale di consegna al Comune di Lucera ed alla amministrazione, viene riaperta a restituita questa piazza alla fruibilità della città».
«Praticamente l’amministrazione comunale – ha detto – oggi prende in consegna piazza San Giacomo, piazza Bruno, via Ramamondi, via Curato, via Esposito e via Zuppetta. Tengo a precisare che questi lavori, messi in cantiere dalla precedente amministrazione Labbate impegnando circa due milioni di Euro, hanno comportato per la prima volta a Lucera l’impiego di materiali interamente lavorati a mano. C’è poi da aggiungere – ha precisato l’arch. Altobelli – che altrettanto per la prima volta i lavori di piazze e strade sono stati approvati dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici della Regione Puglia».
Ma non è finita, poiché di inedito i lavori di piazza San Giacomo hanno avuto anche il fatto che «…uno scavo è stato totalmente sorvegliato da un’archeologa della Soprintendenza da mattina a sera» ha aggiunto il direttore dei lavori della piazza appena spogliata della recinzione. I quali scavi hanno permesso il solo rinvenimento di mura settecentesche che la stessa Soprintendenza ha fatto ricoprire: «Il che vuol dire – ha asserito l’arch. Altobelli – che non avevano alcun valore degno di rilievo o da meritare particolare attenzione. A questo proposito – ha ancora aggiunto – voglio dire che risulta avvalorata la tesi che in questi giorni si sta sviluppando a Roma, al Pincio, a proposito del cui intervento il prof. Massimo Cacciari ha parlato di scavare per tutelare le cose importanti. Il che vuol dire che quando si tratta di mura settecentesche come quelle rinvenute in piazza San Giacomo non si va oltre la presa di visione o al di là dei rilievi di rito».
E partendo da questi concetti attuali ha approfittato dell’occasione per riportare in auge quanto accade per le terme romane nei pressi di piazza San Matteo, «…che non sono tutelate, ma che risultano tutt’ora abbandonate all’incuria più totale, mentre poi nel caso di piazza San Giacomo quasi si voleva tutelare delle mura senza valore e le cui tracce pare si richiamassero a sovrapposizioni di almeno quattro chiese iniziate e demolite».
Altobelli si riferisce, com’è ovvio, alla vecchia chiesa di San Giacomo e tiene a sottomarcare che quell’edificio che doveva essere adibito a luogo della sacralità in realtà non è mai stato aperto al culto in quanto mancante degli ornamenti interni. «Sono notizie reperite prima della progettazione e rinvenienti da un libro intitolato “Cabreo”, depositato negli archivi della diocesi di Lucera-Troia e nella chiesa di San Giacomo».
Con il verbale di consegna la fruibilità della piazza ed ogni intervento postumo è soggetto, come di rito, all’approvazione o meno della stessa Soprintendenza e dell’amministrazione comunale. Perché questo? L’arch. Altobelli coglie l’occasione per far presente che piazza Rosa Lamparelli, un’altra location oggetto di interventi e già consegnata alla città con altre vie e slarghi in cui il ciottolo è l’elemento chiave, «…in pratica è stata violentata da interventi fatti da privati, i quali non hanno presentato né il progetto al Comune di Lucera né alla Soprintendenza circa i lavori che hanno eseguito e che hanno modificato lo scenario così come restituito qualche tempo fa. Hanno messo delle panchine fisse ed altro addirittura prima del collaudo della piazza senza che nessuno abbia detto nulla».

Tornando al lavoro ultimo, quello appunto di piazza San Giacomo, Carmine Altobelli ci ha tenuto a ringraziare il team dei progettisti che ha collaborato alla realizzazione degli interventi: l’arch. Sergio Bruno, l’arch. De Luca, l’ing. Nicola Maddalena che ha curato i sottoservizi, l’arch. Nunzio Tomaiuoli che ha fornito un grande supporto e soprattutto l’arch. Martinez della Soprintendenza, il quale è voluto venire sin qui per rendersi conto dell’entità degli scavi e senza del quale la situazione non si sarebbe sbloccata troppo presto. «Inoltre voglio rivolgere il mio grazie sincero all’impresa C.M.P. di Barletta e a tutti coloro che hanno dato il proprio apporto, senza contare il merito che hanno avuto nel sopportare la mia pignoleria. Infine, un ringraziamento doveroso voglio porgerlo all’ing. Giuseppe Cinquia, dirigente del Comune di Lucera, e all’ing. Lucio Barbaro dell’Ufficio Tecnico del nostro Comune».

Roberto Notarangelo



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