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Traffico: i fruitori del centro non ne possono più
Da più parti le lamentele respinte perché ritenute motivate dal solo rifiuto di un qualsivoglia cambiamento, dall’altra, invece, si cerca di far valere «argomentazioni che non potranno essere liquidate con superficialità»

Lucera, 06.05.2009 - La madre dei mali che qui si vanno a narrare e che hanno raccolto le lamentele di molti cittadini di Lucera è, manco a dirlo, il Piano del Traffico. Sì, fa ancora parlare (in negativo, è ovvio) dopo mesi dalla sua messa in atto. E così quel nutrito gruppo di cittadini decidono di rivolgere un accorato appello all’attuale Commissario Straordinario del Comune di Lucera, il dott. Michele Di Bari, per sottoporre alla sua attenzione «la situazione di grave disagio che i fruitori del “centro storico” ed, in particolare, di corso Manfredi, corso Garibaldi e di via Amendola e dintorni stanno vivendo da quando è stata data l’attuazione al Piano Traffico».
Da più parti le lamentele respinte perché ritenute motivate dal solo rifiuto di un qualsivoglia cambiamento, dall’altra, invece, come in questo caso, si cerca di far valere «argomentazioni che non potranno essere liquidate con superficialità».
I promotori di questa iniziativa consegnata al Frizzo fanno notare al dott. Di Bari che «nel pur breve periodo di permanenza a Lucera, non avrà potuto fare a meno di notare le difficoltà di traffico in cui versano corso, Manfredi, corso Garibaldi e via Amendola, se non altro perchè, al loro incrocio, si trova la sede municipale».
Che le due vie si trovino al centro del Centro storico di Lucera, è fuori discussione; che esse abbiano sempre svolto la funzione di unire parti estreme dell’abitato, non può essere negato.
«Ma ciò non vuol dire, però – si fa rilevare –, che esse possano sostenere, comunque, un traffico veicolare illimitato, senza produrre effetti negativi sia sulla popolazione residente, sui pedoni che vi transitano e sia sulla struttura stessa delle strade, prive di marciapiedi».
Ad esempio viene preso in considerazione il senso unico di via Vittorio Veneto, che costringe i veicoli (che, giunti a piazza del Popolo raggiungono porta Foggia, ma anche porta San Severo, utilizzando il tragitto più breve) a percorrere le dette vie passando per corso Manfredi.
«In pratica – viene precisato – tutti i veicoli, ad eccezione degli autobus che prima percorrevano il tratto piazza del Popolo-via Veneto-porta Foggia, ora transitano per corso Manfredi, corso Garibaldi, via Amendola. A questi veicoli, nel tratto inferiore di corso Garibaldi, si contrappongono quelli che, provenendo da via Foggia, non potendo deviare a destra per raggiungere porta San Severo, sono costretti a percorrere corso Garibaldi e via Amendola».
Insomma è un transito continuato che, per la natura e la conformazione delle strade, a quanto pare non può scorrere velocemente «ed è risaputo – ammette uno dei cittadini che fa notare come l’iniziativa di una eventuale petizione avrebbe già incontrato numerosissimi consensi – che la più alta concentrazione di particelle tossiche fuoriesce dagli scarichi dei veicoli proprio quando questi viaggiano al “minimo”».
Nei momenti di maggiore concentrazione, vere e proprie nuvole di gas tossici stazionano in dette vie a “beneficio” diretto dei pedoni, adulti e bambini, ma anche neonati che, numerosi, sono trasportati con le carrozzine, verso e dal centro città.

Anche coloro che si trovano all’interno dei “sottani” o dei piani superiori che affacciano su dette vie, non possono evitare la quotidiana dose di “aerosol”, nonostante siano costretti a tenere porte e finestre chiuse per la maggior parte del tempo.
Il flusso continuo di veicoli non mette a rischio la salute dei cittadini solo per le particelle tossiche che si accumulano nei polmoni, ma anche per l’aumentato rischio di contatto tra persone e mezzi che si contendono uno spazio estremamente ristretto.
Un problema, quello dello spazio a disposizione dei pedoni, che espone al pericolo di essere investito non solo chi affronta quelle ristrette arterie, ma anche chi, uscendo dall’edificio comunale o da esercizi commerciali e bar, per esempio, per la mancanza di marciapiedi, si trova immesso, immediatamente, nel flusso veicolare, alla mercé di quei veicoli che, per la ridotta larghezza stradale, sono costretti a rasentare i muri degli edifici. «Per non parlare dei tanti disagi che – fanno notare altre persone del comitato spontaneo costituitosi appositamente per questo problema –, in caso di pioggia e per lo sprofondamento del basolato, vedono i pedoni e i sottani investiti da continue cascate d’acqua provocate dai tanti veicoli in corsa».
Come se non bastasse, poi, si pone l’accento «sulle condizioni in cui l’aumentato traffico ha ridotto il basolato. Infatti, numerosi sono i dissesti visibili nel piano stradale, specie in corrispondenza dei chiusini dell’AQP, così come numerose risultano essere le richieste d’intervento ricolte all’impresa che ha in appalto la manutenzione della rete, in quanto lo sprofondamento dei chiusini comporta, di solito, rotture nelle tubazioni interrate ad essi collegate con fuoriuscita di liquidi che, infiltrandosi nel piano fondale delle costruzioni limitrofe, provocano cedimenti strutturali che, ormai, sono presenti su molte facciate delle costruzioni che ivi si affacciano».
Se, prima, corso Manfredi, corso Garibaldi e via Amendola erano percorse solo dai residenti o da coloro che, comunque, avevano per obiettivo la stessa zona, ora tutti sono costretti a transitarvi anche con mezzi di un certo tonnellaggio, «e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti».
«Anche se “Lucera, Città d’arte” è rimasto solo uno slogan di cui si è perso il ricordo – sostiene Paolo –, non si può giungere al punto di trattare un centro storico, che resta ancora, nell’immaginario dei visitatori, uno dei più ricchi e belli d’Italia, come un asse attrezzato, una bretella autostradale, su cui convogliare il traffico veicolare, in eccesso. Orbene, chi ha progettato questo Piano Traffico, ma ancor di più chi lo ha sostenuto e chi ne ha autorizzato l’attuazione, ha proprio inteso porsi come punto di svolta rispetto a quello che è l’indirizzo seguito, fortunatamente, da tutte le città, non solo da quelle che possono vantare un centro storico di tutto rispetto: liberare il centro città dal traffico veicolare, individuare ed attrezzare “isole” pedonali per migliorare la qualità della vita degli abitanti è uno dei punti di forza di tutte le campagne elettorali».
«Gli amministratori di Lucera – sostiene poi Antonio – vanno controcorrente e, per i loro elettori, preparano un futuro fatto di traffico congestionato, di aria ammorbante, di tensioni tra utenti della strada, con buona pace per la tanto agognata migliore qualità della vita».
C’è chi fa notare, ancora, che «via V. Veneto è una strada larga circa mt. 10, dotata di marciapiedi su entrambi i lati ed è più che idonea a sopportare un traffico bidirezionale come, peraltro, ha fatto fino alla “sciagurata” decisione politica e…, di attuare l’attuale Piano Traffico (e non per il caso del crollo delle palazzine)».
A garantirne la scorrevolezza, in altri termini, sarebbe sufficiente prevedere la possibilità di parcheggiare su di un solo lato ed organizzare un sufficiente controllo da parte dei VV. UU. Secondo la tesi del comitato i cui componenti aggiungono: «I vantaggi che ne deriverebbero sarebbero molteplici, non solo per i fruitori del centro storico, residenti e non, ma anche per quelli degli autobus di linea che non sarebbero costretti a defatiganti giri per bypassare via V. Veneto».
La richiesta dei firmatari del documento, che è quella di far ritornare via V. Veneto a doppio senso di marcia, sgravando corso Manfredi, via Garibaldi e via Amendola dal traffico che oggi, giocoforza, le deve percorrere, non pare, quindi, avvalersi di argomentazioni prive di fondamento.

«Certamente – sono le parole di Mario –, a chi dice che lo ha dovuto subire ”il Comando dei VV.UU.”, l’attuazione di questo Piano Traffico, ora ha la possibilità con l’aiuto del Commissario Straordinario di fare un passo indietro: gliene verrebbe la riconoscenza di “tutti” i cittadini».
Al Commissario Prefettizio si chiede di prestare attenzione alle motivazioni addotte e di constatare direttamente, percorrendo le citate strade, quanto tali motivazioni siano giuste.
«E pensare – è la riflessione di Antonio – che il piano Generale del Traffico Urbano è stato adottato per “migliorare la vivibilità della città”: era questo, infatti, il titolo riportato dall’opuscolo di presentazione accuratamente redatto, pubblicizzato e diffuso nel novembre 2007, nel quale si propagandava la necessità di riorganizzazione del traffico e della mobilità urbana per “rilanciare il centro ed avviarlo ad uno sviluppo al passo con i tempi”, in aggiunta al piano generale del traffico urbano, zone a traffico limitato a tutela dei ruoli “deboli”, come pedoni, portatori di handicap, bambini, ciclisti e alla difesa da ogni forma di inquinamento».

Dal comitato emerge un altro interrogativo: «È dato chiedere anche a chi è preposto in qualità di tecnico (Comandante dei VV.UU), che ha l’obbligo di vigilare e constatare quotidianamente questo stato di fatto, quale di questi obbiettivi sia stato raggiunto o, al contrario, constatare il fallimento per ciascuno di essi e fare un passo indietro, come è stato fatto per il serpentone (“che pagheremo”) e via Appennini che è dotata di marciapiedi a tutela dei pedoni?».
E infine: «È dato ricordare che, in base alle leggi vigenti, i politici possono solo dare degli indirizzi, mentre poi resta a chi firma il parere tecnico e di controllo, la responsabilità di decidere se attuarli, migliorarli o meno a favore del cittadino?».
Ai destinatari di tali quesiti la risposta.

Roberto Notarangelo



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