|
|
|
La luminosità della visione
(da "Occhio e cervello" - R. L. Gregory - Ed. Il Saggiatore)
| Vai all'argomento principale | Vai all'indice |
Si può descrivere la luminosità? (01 gennaio 2004)
Si suppone che in tempi remoti sia esistita una tribù di pastori che nel loro linguaggio non avevano una parola per indicare il colore verde, ma che ne avevano ben sei per esprimere le diverse tonalità di rosso. Gli specialisti adottano nei particolari campi una particolare terminologia. Lo stesso avviene, per esempio, quando si parla di intensità della luce che entra nei nostri occhi e di luminosità della visione. L'intensità è in rapporto all'energia fisica della luce e può essere misurata mediante i vari tipi di fotometri, uno dei quali è anche l'esposimetro usato per fotografare. La luminosità è invece il risultato di una esperienza sensoriale e, quando una persona esclama: «Che splendida giornata!», non intende dire soltanto che potrebbe fare delle fotografie montando sull'apparecchio una pellicola poco sensibile, ma che prova una sensazione abbagliante, sensazione che, solo grossolanamente, può essere rapportata alla intensità della luce che entra nei suoi occhi. Quando analizziamo la visione cromatica, generalmente preferiamo parlare di "tinte" anziché di "colori" perché questo termine ci sembra meno adatto ad esprimere le sensazioni cui diamo il nome specifico di "rosso" o di "blu". Un'altra distinzione va fatta tra il colore come sensazione ed il colore come lunghezza d'onda. A rigor di termini la luce non è colorata, ma è capace di generare le sensazioni della luminosità e del colore quando stimola gli occhi e un sistema nervoso dotati di una data ricettività. Il linguaggio tecnico fa talvolta delle confusioni: impropriamente si dice «luce colorata» ma quando si parla, ad esempio, di «luce gialla» sarà sottinteso che si tratta di quella luce che genera una sensazione definita, dalla maggior parte degli individui, come «giallo». Senza addentrarci a discutere sul complesso meccanismo che trasforma la qualità fisiche della luce, riferiamo semplicemente che la luminosità è la più elementare fra tutte le sensazioni visive, ma è impossibile descriverla: i ciechi l'ignorano, mentre la nostra esperienza è fatta in gran parte di luce e di colori. Possiamo avere un'idea del mondo dei ciechi, dove non c'è luminosità e dove non ci sono tenebre, pensando a quello che possiamo vedere in una zona dietro la nostra testa: in questo caso non abbiamo la sensazione che vi sia oscurità dietro di noi ma, elementarmente, non proviamo nessuna sensazione, e la cosa è assai diversa. La luminosità non è soltanto in rapporto all'intensità della luce che colpisce la retina, ma anche alla capacità di adattamento dell'occhio e ad altri fattori che determinano i contrasti tra gli oggetti. In altre parole la luminosità non è esclusivamente una funzione dell'intensità della luce che cade in una determinata zona della retina, ma anche dell'intensità della luce che, in precedenza, ha colpito la retina, e della diversa intensità della luce che, contemporaneamente, stimola altre zone della retina. Nella figura in alto a sinistra è rappresentato un esempio di contrasto simultaneo: la parte dell'anello grigio che giace sullo sfondo nero appare più chiara della parte restante che si trova sullo sfondo bianco. Quest'effetto risulta ancor più evidente se si dispone un filo sottile attraverso l'anello nella zona in cui il bianco si congiunge col nero.
Barbecue
|
|
|
|