La Volpe e la Cicogna
da
Le Favole di La Fontaine
(15.01.2006)
Monna Volpe un bel dì fece lo spicco / E invitò la Cicogna a desinare. / Il pranzo fu modesto e poco ricco, / Anzi, quasi non c'era da mangiare. / Tutto il servizio in ultimo costrutto / Si ridusse a una broda trasparente / Servita in un piattello. Or capirete, / Se in grazia di quel becco che sapete, / La Cicogna potè mangiar niente. / Ma la volpe in un amen spazzò tutto.
Per trar vendetta dell'inganno, anch'essa / La Cicogna invitò la furba amica, / Che non stette con Lei sui complimenti. / La Volpe, a cui non manca l'appetito / Andò pronta all'invito. / Vide e lodò il pranzetto preparato, / Tagliato a pezzi in una salsa spessa, / Che mandava un odore delicato. / Ma il pranzo fu servito per dispetto / In fondo a un vaso a collo lungo e stretto / Ben vi attingea col becco la Cicogna / Per entro la fessura, / Ma non così Madonna Gabbamondo, / Per via del muso tondo e non ridotto / Dell'anfora alla piccola misura.
A pancia vuota e piena di vergogna, / Se ne partì quell'animale ghiotto / Mogio mogio, la coda fra le gambe, / Come una vecchia volpe malandrina / Che si senta rapir da una gallina.
Morale
Vuol dimostrare questa favoletta
Che chi la fa l'aspetta.
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