Lucera in cartolina



Guida all'uso
Forum
La redazione
Contatti
Links
Indicazioni utili
In giro per Lucera
Le attività
Strade e contrade
Luceriae Historia
Accade in Provincia


Arte
Letteratura
Musica
Religione
Filosofia
Psicologia
Sociologia
Gestalt
Teatro
Cinema
Televisione
Scienze
Diritto
Economia
Storia
Agricoltura
Ambiente
Mestieri
Fuori orario

Barzellette, detti,
aforismi, metafore e parodie…
Raccontate la vostra
ECONOMIA

Intervista al ricercatore economista del CNR, dal 2014 all'Arizona State University di Phoenix, dott. Mario Coccia
In questa pagina, il video integrale dell'intervista

Lucera, 20.09.2017 - È venuto nuovamente a trovarci in redazione il dott. Mario Coccia, ricercatore lucerino del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) a Moncalieri (Torino) e dal 2014 a Phoenix, presso l’Arizona State University, nell’ambito della ricerca economica applicata alle nanotecnologie. Abbiamo quindi approfittato per chiedergli innanzitutto quali responsabilità vi siano, per quanto riguarda i problemi socioeconomici, da parte della politica e degli Stati, e quale sia a suo modo di vedere la via d’uscita. «In parte – ha spiegato – tali problemi sono dovuti alla politica estera di due dei più importanti attori che agiscono a livello mondiale, cioè gli USA e l’Europa: i primi perché la politica neoconservatrice ha ridisegnato il Medio Oriente facendo la guerra in Iraq, scelta che ha generato grossi problemi in quell’area dando origine ad una combinazione micidiale di nazionalismo e fanatismo che poi è sfociata nel terrorismo a livello mondiale; l’UE, invece, avrebbe potuto giocare un ruolo importante per colmare le lacune degli USA, ma ha dimostrato tutta la sua incapacità di operare come un attore unico a livello globale, infatti successivamente alcuni Stati europei hanno agito a livello militare in Nordafrica creando ulteriori instabilità, con problemi susseguenti di migrazioni di massa che si stanno riversando in Europa». La via d’uscita per Coccia consiste nel fatto che l’UE dovrebbe assumere una politica internazionale di neutralità, così gli USA sarebbero costretti a rivedere le loro scelte.
Volendo azzardare, poi, un’ipotesi relativamente alle differenze tra l’economia americana e quella europea, a suo parere la prima agisce come un sistema ed il livello di tassazione è molto più basso, mentre per quanto concerne l’Italia, «non è possibile che la politica monetaria sia gestita dall’UE e quella fiscale dai singoli Stati». Basti pensare, infatti, che «negli USA l’IVA si aggira intorno al 10%, mentre qui è superiore al 20%»; inoltre, «negli USA vi è maggiore circolazione monetaria ed il mercato del lavoro tiene conto dei giovani», cosa che non avviene in Italia, dove «il trattato di Maastricht sta ingessando l’economia in un momento storico che richiede al contrario flessibilità». A parere del ricercatore, però, «l’Italia non seguirà né il destino della Grecia né quello della Gran Bretagna, in quanto non ha uno spessore internazionale tale da consentirle di affrontare una sfida come la Brexit» ed in più «è un Paese manifatturiero» caratterizzato da una maggiore solidità degli indicatori strutturali: «In ogni caso, abbiamo fatto di recente degli studi, pubblicati su importanti riviste, i quali dimostrano che le performance degli Stati entrati nell’UE sono peggiori, ma il problema è la politica economica dell’Europa, infatti quando questa fu creata vi era una prospettiva di solidarietà tra i suoi Stati, ma nei fatti così non è stato». Tuttavia, viene da chiedersi se si possa ancora parlare di Paese manifatturiero, quando ormai le aziende delocalizzano tutto all’estero.

L'intervista integrale al dott. Mario Coccia

Basti pensare, però, che le differenze sono innanzitutto quelle ancora esistenti tra nord e sud d’Italia: «Soprattutto la disuguaglianza economica, dovuta al fatto che manca al sud un tessuto industriale solido per affrontare le sfide di un mercato mondiale: molte imprese hanno problemi di liquidità e questo non genera investimenti. Penso che debba essere lo Stato a ridurre il divario investendo in ricercatori non tanto accademici, quanto industriali, infatti la ricerca nell’ambito delle imprese genera innovazione: in America ciò accade». Per contro, al sud c’è un solido mercato di rifiuti, in particolare per quanto riguarda il loro occultamento. Proprio in Capitanata, poi, le incidenze tumorali sono sempre più in crescita. «Nella nostra terra pure si assiste all’aumento di tumori, particolarmente quelli gastrointestinali e linfomi, peraltro in zone agricole».
Abbiamo infine chiesto a Coccia come abbia trovato Lucera (mancava dal 2015). «L’ho trovata – ha risposto – con una grande voglia di migliorare, ma purtroppo anche molti miei amici si sono spostati al nord per lavoro; in passato, ad esempio, nella nostra città i negozi vendevano di tutto, mentre nell’ultimo quinquennio Lucera ha perso una parte del settore industriale – l’industria dei laterizi in primis – ed anche il terziario si è ridotto, con la soppressione del tribunale e la notevole riduzione dell’ospedale». Il problema, per il ricercatore, è che a tali mancanze non si sopperisce purtroppo con misure compensative, e tali perdite non fanno altro che generare un circolo vizioso nel quale viene meno «il vero motore, ovvero il capitale umano». Alla domanda, invece, se vi sia davvero uno stato di crisi in Italia o se lo stesso sia in via di superamento come vogliono far credere, Coccia ha risposto di essere molto scettico verso le stime fornite da molte istituzioni economiche: «Prevedere andamenti del PIL per il futuro è impossibile e la crisi socio-economica c’è ancora. D’altronde, lo dimostra il fatto che il livello di disoccupazione dei giovani è ancora molto elevato».

Il Frizzo



Scrivete
al Frizzo

Le lettere
al Frizzo

Fedro e dintorni
Fiabe e racconti seguiti da un breve commento
Il sommelier

…u kunde
nannurke
i ditte de
tatarusse
parle kume t'ha
fatte mammete
Altri servizi

Luoghi da visitare
Il Pensatoio
Vendo & Compro
Alla ricerca di…
Newsletter
F.A.Q.