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ECONOMIA

Spiragli dal Governo per i Comuni italiani in difficoltà
Se nelle casse comunali, come si vocifera, dovessero venire a mancare introiti importanti provenienti dal pagamento di tributi quali Irpef comunale, Imu, Tari o Tasu, inevitabilmente l’ammanco andrebbe a ricadere sui bilanci con esiti devastanti

Lucera, 28.02.2020 - Come lo stesso premier Giuseppe Conte ha affermato in uno dei suoi recenti discorsi alla nazione tramite diretta facebook, questa “è la crisi più difficile che il Paese sta vivendo dal secondo dopoguerra”. Tutto è in ginocchio, genuflesso, messo a tappeto dal passaggio vorticoso e turbolento del Covid-19 che tante e tante vittime sta facendo registrare giorno dopo giorno in tutta Italia. È pandemia! Con il C.D.M. del 31 gennaio 2020 il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo Stato di emergenza per la durata di sei mesi e termine al 31 luglio 2020. La chiusura “a riccio” del nostro Paese e tutte le misure restrittive per cercare di contenere i contagi stanno provocando un effetto boomerang paradossale; è una lotta contro il tempo, si cerca di salvare il salvabile, di preservare la popolazione ma intorno ad essa è terra bruciata in termini di lavoro, di produzione, di mercato e di economia. Il DL del 17 marzo 2020, conosciuto come decreto “Cura Italia” cercherà di risanare alla meno peggio le piaghe sanguinanti di cittadini, famiglie e categorie più colpite, ma per gli enti e per gli oltre 250 Comuni italiani in difficoltà, nel concreto, che si profila all’orizzonte? I Comuni vanno aiutati e supportati subito! Se nelle casse comunali, come si vocifera, dovessero venire a mancare introiti importanti provenienti dal pagamento di tributi quali Irpef comunale, Imu, Tari o Tasu, inevitabilmente l’ammanco andrebbe a ricadere sui bilanci con esiti devastanti.
Sulla delicata questione, la testata “Focus Sicilia” ha pubblicato un articolo a firma di Desirèe Miranda intitolato Anci: Comuni a rischio default. Serve subito un “Cura città” in cui si dice chel’Anci Sicilia (Anci è l’associazione dei Comuni italiani), chiede al Governo un decreto “Cura Città” proponendo tra l’altro la sospensione del pagamento della quota capitale dei mutui degli enti locali e del DL 35/2013 inerentemente al pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali. Un SOS gridato a gran voce che riguarda non solo la Sicilia ma raccoglie all’unisono la richiesta di aiuto di tante altre città e amministrazioni. Ebbene, probabilmente qualche spiraglio di luce, in termini di aiuti concreti, potrebbe iniziare ad illuminare i nostri Comuni in difficoltà nei prossimi giorni.
A quanto si dice nell’articolo di Francesco Cerisano “Enti locali, congelati i pagamenti” pubblicato su ItaliaOggi “il Governo sarebbe pronto a mettere almeno due miliardi sugli enti territoriali. In maniera selettiva, in base a reali e comprovate difficoltà, dovrebbe essere applicata la sospensione dei tributi locali, di tutti i mutui contratti dai comuni e concentrazione al 31 luglio di tutte le scadenze contabili (preventivi 2020, rendiconto 2019 e salvaguardia degli equilibri di bilancio 2020). […] I comuni maggiormente danneggiati che eventualmente decideranno di sospendere le imposte locali ai cittadini (la sospensione dei tributi potrà essere decisa con delibera di giunta anziché di consiglio comunale in modo da evitare la riunione delle assemblee, seppur in videoconferenza, in questa fase delicata), per far fronte alle spese indifferibili, potranno chiedere anticipazioni a Cassa depositi e prestiti, oltre il limite dei 5/12 delle entrate finora previsto”.Speriamo bene. La situazione è difficile per tutti e in tutti i sensi. Stanno emergendo le “nuove povertà” che si aggiungono e rafforzano quelle già esistenti creando una fitta rete di bisogni e di necessità di interventi. Si sta aspettando e pregando affinché questa epidemia passi in fretta. Si nutre la speranza che nell’immediato possa cessare il gravoso tributo giornaliero di vite umane spezzate dal Coronavirus. C’è il desiderio che al più presto ognuno possa tornare alla propria routine noiosa o movimentata che sia.   Ma poi ci si chiede: “Davvero tutto tornerà come prima e noi saremo gli stessi di prima?”.

Deborah Testa



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