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Lucera (14.07.2004) La lucerinità non è una patologia facile da spiegare. Certo, il campanilismo, spesso, non giova ad alcunché, ma sentirsi appartenere ad un luogo, ad un territorio in maniera morbosa, a volte può trovare giustificazione solo in ciò che quel luogo ha rappresentato, non solo per se stessi, ma soprattutto per la storia di quella terra in sè. Romano Petroianni, che da non molto si è finalmente tolta la soddisfazione di veder pubblicato - a proprie spese - le sue ricerche sul dialetto lucerino - in un libro stampato presso la Tipografia Scepi, dal titolo "U murare" -, invita i lettori del Frizzo a leggere il suo dialetto, raccontandolo senza accademismo, ma con la nobile semplicità che ha sempre caratterizzato il suo popolo, quando questi, attraverso segni gestuali accompagnati da un linguaggio verbale non comuni, ancor oggi e nella modernità, non riesce a nascondere le proprie tradizioni e la propria cultura che ancora persistono ed insistono come il più genuino dei prodotti umani.
Nato all'ingresso centrale del più caratteristico quartiere, detto "Le Mura" di Lucera, diplomato perito elettronico, insegnante di materie tecniche, per vent'anni tecnico-amministrativo e di controllo delle concessionarie presso la Fiat di Bari, esperto di agricoltura (tanto da aver effettuato, per conto dell'Ispettorato Agrario di Foggia dei "campi dimostrativi" su diverse varietà di grano), appassionato di pittura sin da piccolo (passando dalla china all'olio e, oggi, all'acrilico), assiduo frequentatore del Circolo Unione di Lucera, socio della Famiglia Dauna di Roma, Romano Petroianni sente sempre più crescere dentro sé la passione e la voglia di scrivere.
E così ha deciso di farvi conoscere, un po' per volta, il suo libro "U murare" (Interiezioni, locuzioni ed espressioni in dialetto lucerino). Godetevi l'aspetto narrativo della sua introduzione (clic per proseguire).
info@ilfrizzo.it
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