Cume se parlave a qquèje timbe!
Prima Parte
Lucera (03.08.2004) La maggioranza della gente parlava solo il dialetto "lucereune". L'istruzione lasciava ancora a desiderare e molti erano quelli che non sapevano scrivere.
Parlare in dialetto non richiedeva sforzi di memoria. Le vie erano le maestre di vita e di crudezza: lì s'imparava!
Il dialetto (dal greco "Dialektos") è un sistema linguistico mancante di una stabilità letteraria, che soddisfa solo le esigenze espressive popolari e non il letterato; a differenza del vernacolo, che è un linguaggio più colorito e particolare, sia locale che sociale: in molte regioni si identifica col dialetto.
Malgrado l'indifferenza, nel passato, di letterati e di poeti, il dialetto, allora ghettizzato, sta riavendo la riesumazione e l'onore che gli spetta. Molte sono le evoluzioni che ha subito nel tempo, nonostante qualcuno vorrebbe vederlo come elemento linguistico statico. Esso si è sempre arricchito di parole attinte dalla lingua madre, o da fatti circostanziati in un particolare momento storico, così come dalle diverse e varie presenze etniche. È una lingua di sintesi. Non è ricca di molti vocaboli, di verbi o di molte regole. Quello di cui dispone è un vero e proprio concentrato. Spesso, il concetto di una frase, o il significato di una parola, è più colorito e più vivo di quello della lingua madre. Ecco alcuni esempi: addefreskate, Ù… Chè laturne!, Éje dà cunde a u Signore, À mmisse mane a votte, eccetera.
Il dialetto si può, con un pò di fantasia, paragonare ad un cantante che, pur avendo una bellissima voce, non conosce la musica e non sa evitare qualche madornale errore.
Ma perché si è portatoi a parlare il dialetto?
Perché è spontaneo, non costruito e s'impara senza richiedere sforzi di memoria per il popolino: è lingua del cuore.
Romano Petroianni
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