Cume se parlave a qquèje timbe!
Seconda Parte
Lucera, 03.09.2004 - Ricostruire il vero dialetto lucerino rimane un'impresa ardua. Ovunque si tenda a proiettare l'interessamento, si constata la triste realtà: la mancanza di molti tasselli per comporre il mosaico… E poi: a quale periodo storico lo si dovrebbe riferire?
Senza ombra di inventiva, senza quelle invenzioni dettate dalla fantasia, alla quale spesso l'uomo si rivolge, conviene accettare notizie concrete che si riescono ad attingere da qualche arzillo vecchietto, che ci riporta nel reale passato, non lontano, dei nostri nonni.
Diversamente è avvenuto per la ricostruzione della storia di Lucera. È stato possibile, in virtù di reperti, scritti, epigrafi ed altro, risalire alla sua origine e tracciare a sommi capi l'importanza che ha saputo acquistare nel corso dei secoli. È iniziata dagli Osci (fusione degli Opici con i Sanniti, provenienti dalla Campania), per poi subire l'influsso dei greci, dei romani, dei bizantini, dei longobardi, degli svevi con gli arabi, dei d'Angiò e di altri. A chi proveniva da Arpi (Foggia), grande emizione doveva suscitare quel luogo abitato in collina: "Lucera", dove il tempio di Minerva ostentava la sua grandezza. Là, dove la strada s'incurva verso ponente e lascia alle spalle il fastigio dei monti appenninici. Dove il sole cocente pare che indugi al tramonto, tra le ginestre, i cardi in fiore e i rami dell'ulivo. Doveva, questa immagine, essere familiare al pellegrino che percorreva il tratto della strada, la grande via Traiana, e si dirigeva, per dovozione, al Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant'Angelo, sul Gargano.
Solo per chiarire ed evidenziare l'instabilità di tutti i dialetti, compreso quello lucerino, è sufficiente ritornare indietro di mezzo secolo. Ci si accorge del mondo di allora, del modo di vita condizionato dalla presenza degli animali domestici (cavalli, muli, asini ecc.), per molti unico mezzo di locomozione e di lavoro ed oggi scomparso, o ridotto, in alcune zone, a pochi esemplari.
All'inizio della metà del secolo scorso, con lo stabilirsi di molta gente a Lucera, proveniente da paesi del Subappennino, si è avuto un rimescolamento, una grande modifica del dialetto. Si è verificato, inizialmente, anche una diversificazione fra i vari rioni, là dove la presenza era più sentita. Molte nuove parole sono entrate nel linguaggio comune e giornaliero, mentre le altre sono passate nel dimenticatoio. Iniziava anche l'aurora del mondo industriale. Apparivano le prime autovetture che prendevano il posto di ciò che, tradizionalmente, si era abituati a vedere: "u sciarabballe cu cavalle" o "ca jummènde". Era un gran pullulare di termini, allora! "U trajune", "u carrozze", "u carrettone", "u scrutate", "u bbuverateje", "i uarneminde", "i rèdene"…
Romano Petroianni
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