Mò che ce pènze
Prima Parte
Lucera, 01.11.2004 - Le parole sono lette sillabando, con più tono di alcune che conservano la vocale, mentre le altre perdono la "E" non accentata; si pronunciano solo le consonanti.
Es.: LUCERA > LUCEORE > LU_C_O_R. Come si può notare, la prima sillaba "LU" si legge per intero, le altre perdono la vocale. La "E" non accentata, tra consonante e vocale, non si legge, ma prolunga, a mo' di strascico, il suono della consonante e la distacca dalla vocale.
Es.: MELEONE > (melone) > M---L------O----N. Le parole non vengono scritte alla maniera di come sono lette, ma occorre aggiungere la vocale "E" per evitare di trovarsi di fronte a delle sigle illeggibili e non identificabili come parole di senso compiuto. Per fare un esempio, "Cecere" (cece) si scriverebbe "CCR" ma diventerebbe difficile da leggere o da interpretare.
I pronomi
Io = ÉUJE. Tu = TÙ. Egli = ÈSSA, ÌSSE. Noi = NEUJE. Voi = VEUJE. Essi = LEORE, LORE.
Articolo determinativo
"la" si traduce in "a" (esempio: la casa = a case); oppure si può trovare ad essere apostrofata troncando la "a" (esempio: l'acqua = l'aqqua).
"le, i, gli" si traducono in "i" (esempio: le case = i case; i cani = i cane; gli zaini = i zaine).
"il, lo" si traducono in "u" (esempio: il cane = u cane; lo zaino = u zaine).
Articolo indeterminativo
"una" si traduce in "na" (esempio: una casa = na case); "un, uno" si traducono "nu" (esempio: un cane = nu cane; uno zaino = nu zaine).
Romano Petroianni
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