Mò che ce pènze
Ottava Parte
Lucera, 02.08.2005 - Le parole sono lette sillabando, con più tono di alcune che conservano la vocale, mentre le altre perdono la "E" non accentata; si pronunciano solo le consonanti.
Es.: LUCERA > LUCEORE > LU_C_O_R. Come si può notare, la prima sillaba "LU" si legge per intero, le altre perdono la vocale. La "E" non accentata, tra consonante e vocale, non si legge, ma prolunga, a mo' di strascico, il suono della consonante e la distacca dalla vocale.
Es.: MELEONE > (melone) > M---L------O----N. Le parole non vengono scritte alla maniera di come sono lette, ma occorre aggiungere la vocale "E" per evitare di trovarsi di fronte a delle sigle illeggibili e non identificabili come parole di senso compiuto. Per fare un esempio, "Cecere" (cece) si scriverebbe "CCR" ma diventerebbe difficile da leggere o da interpretare.
I verbi
I verbi della seconda coniugazione, per il modo infinito, trasformano "ere" in "è".
Esempio: Tenere = tenè; temere = temè; mantenere = mandenè; appartenere = appartenè; vedere = vedè; sapere = sapè; potere = putè; volere = vulè; (sono molti i verbi che non seguono questa regola. Es.: stendere = stènne, al posto di "stennè" che non è in uso nel dialetto; spendere = spènne)…
…mentre per il participio "eso" ed "uto" in "uto".
Esempio: Tenuto = tenute; temuto = temute; steso = stenneute; mantenuto = mantenute; appartenuto = appartenute; veduto = vedute; saputo = sapute.
Quelli della terza coniugazione, per l'infinito, trasformano "ire" in "ì". .
Esempio: Finire = fenì; uscire = scì; vestire = vestì; aprire = aprì; salire = salì; udire = udì; coprire = cuprì; scomparire = sparì…
…mentre per il participio "ito" in "ute".
Esempio: Finito = fenute; uscito = sceute; vestito = vesteute.
Qualche osservazione
…"io" si può tradurre in "ije", ma si deve leggere "èuje".
"z" si può tradurre in "sz" e si deve leggere con un suono tra la esse e la zeta.
Esempio: Zeuve = szeuve (grasso).
Le vocali "o" ed "u" precedute dalla "e" oppure da "è" devono essere pronunziate con un suono non gutturale, ma più dolce.
La consonante "t" spesse volte è sostituita da "d" dopo la "n".
Esempio: quanto = quande; cantare = candà; vento = vinde; a terra (o "per terra" o "in terra") = 'ndèrre.
La consonante "c" è quasi sempre sostituita da "g" dopo la "n".
Esempio: janche = janghe; tènche = tènghe; 'ncape = 'ngape; 'nceminde = 'ngeminde.
La "p" spesse volte è sostituita dalla "b" dopo la "m".
Esempio: campare = cambà; compare = cumbà; compagno = cumbagne.
La coppia "nd" è sostituita dalla coppia "nn".
Esempio: quando = quanne; tondo = tunne; mondo = munne.
Molte parole raddoppiano la consonante all'inizio.
Esempio: a lassacreose = allassacreose; a cusì = accusì; a mètte = ammètte; a meskà = ammeskà.
Romano Petroianni
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